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Intervista a Timothy Megaride – Adolesco – Il ramo e la foglie editore

Intervista a Timothy Megaride – Adolesco – Il ramo e la foglie editore

Timothy Megaride

 

Abbiamo da poco recensito “Adolesco”, scritto da Timothy Megaride, edito da Il ramo e la foglia edizioni, e abbiamo ora la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con l’autore.

 

Buongiorno, grazie essere passato a trovarci, possiamo darci del tu?

  • Certamente.

 

Perché hai deciso di usare un eteronimo al posto del tuo vero nome?

  • Mi piace sentirmi gente tra la gente. Davvero. Non mi bastano i libri, devo parlare con le persone. Attingo le mie storie da chi le ha vissute e me ne ha riferito. Ascolto tutti… e imparo.

 

E vuoi spiegare ai nostri lettori la differenza tra questo e il più classico pseudonimo?

  1. Nel mio caso si tratta di mantenere sconosciuta l’identità dell’autore. Lo pseudonimo è il nome col quale l’autore vuole farsi conoscere al pubblico (Italo Svevo, Alberto Moravia, ecc.). Molti artisti ben noti usano pseudonimi. Nel settore musicale abbondano, spesso scelti dai produttori per motivi promozionali.

 

Sicuramente gli adulti hanno molto su cui riflettere dopo avere letto “Adolesco”, mentre sugli adolescenti che effetto pensi abbia fatto?

  • Non ho, per ora, grandi riscontri. Le limitazioni imposte dalla pandemia mi hanno tenuto lontano da molti giovani amici. Durante le DAD alle quali sono stato invitato (con la mia vera identità) abbiamo trattato altri temi. Il feedback proveniente dagli adulti è mediamente positivo. I pochi ragazzi che hanno avuto modo di leggere il romanzo vi si sono riconosciuti. Probabilmente in autunno avrò la possibilità di intessere con i ragazzi una comunicazione più probante. I lettori esperti di adolescenza (psicologi, insegnanti, genitori) hanno fatto un’analisi molto corretta del romanzo. Ne ho diverse valutazioni.

 

Come hai pensato alla struttura così originale del tuo romanzo?

  • La lingua adoperata è inventata, mettendo insieme l’eloquio di adolescenti di varie regioni italiane. Non volevo una caratterizzazione regionale perché i ragazzi, anche per effetto delle forme di comunicazione predilette, si parlano (chattano) da un capo all’altro del paese, se non del mondo. In altri termini volevo caratterizzare non questo o quell’adolescente, ma un adolescente “tipo”, qui ed ora. Definirei la lingua adoperata un medio italiano colloquiale. Una sorta di koinè marcatamente adolescenziale. Si tratta, in ogni caso, di lingua parlata, all’impronta, senza le limitazioni prescrittive della grammatica colta.

 

Tu sei o sei stato un giovane ribelle?

  • Sono stato e sono ribelle, alla violenza, ai pregiudizi, alle superstizioni, alle limitazioni gratuite delle libertà individuali, alle sopraffazioni e ai soprusi. Darei davvero la vita (e non scherzo!) perché ti sia riconosciuto il diritto di essere esattamente ciò che sei. Ti amo per questo.

 

Quali sono secondo te i modelli seguiti dai giovani?

  • Vedi, tutte le personalità in formazione sono facilmente influenzabili. Sono ancora assai plastiche. Guarda con attenzione le pubblicità rivolte specificamente ai ragazzi e osserva poi con altrettanta attenzione i loro comportamenti. Scoprirai la fonte dei loro modi e delle loro mode. Plurimi, gli uni e le altre, per la necessità del mercato di darti l’impressione dell’unicità da un lato, di soddisfare il bisogno di affermarti a diversi livelli di condizione personale e sociale dall’altro. Cerca sul web un vecchio slogan pubblicitario della Piaggio. Recitava: «Chi Vespa mangia le mele». L’analisi del claim è stata fatta da semiologi e linguisti più autorevoli di me. In ogni caso è geniale. Si rivolgeva a una generazione che voleva essere trasgressiva e sessualmente disinibita. L’inesistente verbo “vespare” alludeva a entrambe le cose, mentre le mele erano il simbolo del peccato per eccellenza. Oggi, per effetto dei nuovi mezzi di comunicazione, si tende a raccogliersi in gruppi intorno a un casuale leader chiamato influencer. Osserva i ragazzi che ne seguono uno e riconoscerai nei loro comportamenti una specie di marchio di fabbrica.

 

Per Timothy Megaride quanto è stato faticoso scrivere “Adolesco”?

  • Più divertente che faticoso. Non senti la fatica quando ciò che fai ti piace, ti gratifica o ti chiarisce le idee. Tanto ascolto in presenza, tantissime ore di lettura di specifici blog (ecco gli influencer!), serate di film (alcuni davvero idioti, ma molto visti) e serie seguitissime dai ragazzi. Immagina il resto. Ho avuto l’importante consulenza di uno psicologo con un curricolum d’eccezione ed espertissimo di problemi dell’adolescenza e di terapia familiare. Io lavoro sempre in questo modo. Ho bisogno del conforto del mondo reale e di chi ne sa più di me. In un mio romanzo avevo necessità di fare inceppare una pistola. Puoi immaginare che non so nulla di armi da fuoco e di balistica. Che faccio? Mi rivolgo a un esperto, un funzionario di polizia che, putacaso, fa l’istruttore di tiro. Lui mi conosceva, ovviamente, e non ha avuto problemi a “farmi inceppare” la pistola che non possiedo e non so neppure com’è fatta. Non ho capito nulla, ma ho scritto tutto a puntino, con la benedizione del mio consulente.

 

Stai lavorando a un nuovo progetto?

  • Il dialogo coi miei editori è certamente “generoso” e produttivo. Aspetta un po’ e poi rivolgi la domanda direttamente a loro. Se non mi deferiranno alla corte marziale, mi pubblicheranno ancora.

 

 

Grazie mille a Timothy Megaride per la disponibilità, arrivederci a presto sempre sulle pagine de I Gufi Narranti.

Sandra Pauletto

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