Villa de Vecchi ovvero la fantomatica Casa Rossa – Approfondimento di Teresa Breviglieri

L’argomento “Ville infestate” è sempre attuale e di costruzioni inquietanti il mondo ne è pieno. Oggi però restiamo in Italia: vi racconterò la storia di Villa de Vecchi, denominata anche “Casa rossa” o “Villa delle streghe” a causa di episodi a dir poco inquietanti di cui vi parlerò tra poco. Villa De Vecchi si trova a Bindo, frazione di Cortenova in provincia di Lecco, nel cuore della Valsassina. Purtroppo, allo stato attuale di rosso non c’è quasi più nulla. Il soprannome “Casa Rossa” ebbe origine dalla geologia della zona in cui fu costruita, poiché l’arenaria rossa, che è una roccia sedimentaria di granuli dalle dimensioni simili alla composizione della sabbia, era ben presente nel luogo e servì appunto per costruirla. In seguito, fu abbellita dal giardino ricco di specie esotiche e locali.  Il suo aspetto esteriore, oggi è piuttosto fatiscente, le pareti sono scrostate, le finestre sfondate e i muri sono stati preda di “graffitari” e bivaccatori notturni.

Costruita a metà Ottocento, tra il 1854 e il 1857. L’edificio sorge al centro di un gigantesco parco di circa 130.000 metri quadrati. I mobili interni, grazie alla passione del padrone di casa per l’Oriente, erano di enorme valore e il conte li aveva fatti arrivare in nave da ogni zona del mondo. Il progetto della Villa fu dell’architetto Alessandro Sidoli sotto commissione  del conte Felice De Vecchi che era a capo della Guardia nazionale italiana e partecipò alle Cinque giornate di Milano. L’edificio fu costruito in circa tre anni ma purtroppo l’architetto Sidoli non vide la costruzione ultimata dato che morì in circostanze misteriose prima del termine dei lavori. La villa, costruita esattamente come residenza estiva della famiglia De Vecchi costò 44.063 lire. L’edificio è composto da un piano terra dove all’epoca erano presenti le sale da pranzo e quelle per gli ospiti, un primo piano dove erano ubicate le stanze padronali e un secondo piano riservato agli schiavi che lavoravano per i De Vecchi. Da un seminterrato dedicato alla cucina e alla lavanderia; c’è anche un terzo piano, dove si sarebbe dovuto allestire un osservatorio astronomico purtroppo mai realizzato. Il conte era una persona alquanto ingegnosa e  fu proprio la sua creatività che lo portò a progettare un sistema di tubi che collegavano tutti i camini presenti nella casa per poterla riscaldare in modo uniforme facendo scorrere l’acqua calda attraverso le pareti.

L’opera di certo ingegnosa per quei tempi, ma ovviamente non era perfetta e all’inizio del Novecento un tubo si ruppe provocando il crollo dell’ultimo piano e danneggiando la villa inesorabilmente. Nel corso del Novecento si susseguirono diverse vendite per poi arrivare ad essere completamente abbandonata.

La Villa ebbe comunque dei bei momenti gloriosi. Nel 1860, terminata la battaglia di Magenta, fu organizzata dal conte Felice De vecchi una bellissima cerimonia atta a festeggiare la caduta dell’Austria. In quell’occasione il conte donò una bandiera agli organizzatori di seta con ornamenti in oro che fu benedetta nel parco alla presenza di guardie civili e nazionali.

Nelle vicinanze della Villa, ci sono altri edifici, uno dei custodi, la famiglia Negri e un’altra costruzione adibita a deposito.

Nonostante la tenuta sia completamente abbandonata, il fascino che trasmette fa sì che circolino leggende che la riguardano. La leggenda più nota racconta che il Conte De Vecchi aveva fatto costruire la villa sulle montagne, pensando che l’ambiente e l’aria salubre avrebbe fatto guarire la figlia molto malata; non si hanno notizie sulla natura della malattia che affliggeva la bambina. Un giorno, il Conte, tornando da una passeggiata nei boschi fece una sconvolgente scoperta; appena entrò in casa trovò sua moglie morta, presumibilmente assassinata con il volto sfigurato e la figlia era scomparsa. Si racconta che il Conte cercò disperatamente per diverse settimane, la bambina nei boschi circostanti senza trovarla e per il grande dolore si uccise. La leggenda vuole che lo spirito della figlia viva ancora all’interno della Villa e a volte, soprattutto di sera, chi abita nei pressi asserisce si sentire suonare un pianoforte.

La verità è che il Conte morì per cause naturali alla giovane età di quarantasei anni, lasciando soli due figli maschi; in realtà nella sua biografia non si parla di nessuna figlia femmina ma è certa la presenza di un pianoforte all’interno della casa anche se purtroppo ormai è distrutto a causa dei vandali.

Non è chiaro se quello che sto per raccontare sia anch’esso leggenda ma pare che negli anni ’20 all’inizio del Novecento, Aleister Crowley, noto occultista e satanista a livello mondiale, dopo aver iniziato un lungo viaggio in Italia insieme ai suoi adepti, trovò proprio la Casa Rossa e decise di fermarsi; cercava il posto ideale per dare vita ad una comunità dedita alla religione satanista e poter effettuare riti di magia nera, rituali sessuali e sacrifici umani.

Una notte, durante uno di questi riti orgiastici atti ad invocare Satana, il demonio apparve e prese possesso del corpo di uno degli adepti di Crowley. L’uomo preso da una furia assassina uccise a mani nude tutti i presenti dilaniando le loro carni. Quando la polizia, chiamata dai residenti nelle vicinanze, svegliati dalle macabre urla, trovò una scena a dir poco raccapricciante al punto che i medici non riuscirono neppure a ricostituire i cadaveri. Il colpevole non fu mai trovato.

Un noto sito web specializzato nella ricerca di eventi paranormali, chiamato “Buzzfeed”, la catalogò fra le sette case più stregate del mondo.

Ma allora, la villa è infestata oppure no? Il più agguerrito nel difendere la reputazione e a rigettare ogni storia atroce che viene raccontata è Giuseppe Negri ultra ottantenne, figlio di Antonio, erede dell’ultimo custode della Villa. Nel 2013 accettò di essere intervistato dal Corriere della Sera. Raccontò che la “Casa Rossa” era di certo più famosa per la polenta taragna che sua nonna cucinava ogni volta che il Conte tornava in estate a soggiornare nella tenuta con la famiglia. A suo dire, nell’edificio non sono mai avvenute morti misteriose, omicidi e tantomeno messe sataniche.

Negri, dichiarò che il Conte e la moglie morirono di morte naturale e gli eredi abbandonarono la villa nel 1938. L’uomo, ricorda di avere sentito le prime leggende dai bambini che arrivavano dalla città per le vacanze estive. Secondo lui che quei racconti, assommati alle notizie che circolano sul web e ai numerosi turisti, abbiano dato l’imput per costruire le storie che si sono sparse velocemente a macchia d’olio.

Negli ultimi anni i membri del CROP (associazione che studia i fenomeni paranormali), durante una visita alla villa, hanno fotografato alcune entità di luce ubicate nelle stanze padronali. In seguito i membri del TESES (associazione speleo archeologica che si occupa dello studio di ambienti sotterranei realizzati dall’uomo), ebbero modo di fotografare chiare manifestazioni ectoplasmatiche.

Il degrado di Villa De Vecchi avanza inesorabile e dal 2000 in poi, il Comune, Provincia e Sovrintendenza hanno più volte discusso di come recuperare l’edificio; purtroppo le parole non sono bastate e concretamente non è successo nulla. Nel 2012, entrò in gioco anche il FAI ( Fondo ambientale italiano) ma a fronte di un costo esorbitante di circa sei milioni di euro, l’opera di ristrutturazione non fu effettuata. Inoltre, esiste un pericolo di tipo idrogeologico discretamente alto e questo rende impossibile qualsiasi tipo di ristrutturazione.

Allo stato attuale, Villa De Vecchi è protetta da un’alta recinzione che la circonda completamente, con lo scopo di tenere lontani i vandali che nel tempo hanno provocato diversi danni all’interno della struttura.

Se volete comunque visitare la casa, ammirandola ovviamente solo dall’esterno, vi ricordo che la potete trovare a Bindo, frazione di Cortenova (Lecco), sulla strada provinciale 62. Per arrivare in loco, dovete percorrere la superstrada Milano-Lecco fino all’uscita di Bellano. Da quel punto, seguite i cartelli per Introbio lungo la strada principale fino a trovare una serie di tornanti per poi entrare nella valle. Proseguite fino a Cortenova fino al viale d’ingresso della Villa ubicato a destra in corrispondenza di un parcheggio libero. Anche se recintata, potete comunque ammirarla e magari scorgere qualche segno di presenze osservando le finestre… chissà!!!

 

 

Teresa Breviglieri

 

 

 

Precedente Intervista - Massimiliano Irenze - “Dietro la notte” - Elison Publishing Successivo La famiglia Ecobio ep. 3: Naima al Giardino Fiorito

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.