Il mondo non ha bisogno di poesia Silloge di Daniela Pulerà – Dialoghi edizioni

Il mondo non ha bisogno di poesia Silloge di Daniela Pulerà – Dialoghi edizioni

“Il mondo non ha bisogno di poesia” è una silloge scritta da Daniela Pulerà, pubblicata nel 2020 a cura della casa editrice Dialoghi, collana Glifi, di circa 50 pagine.

Nella prefazione si descrive il percorso emotivo della poetessa Pulerà, di come il mondo si compenetra nell’ Io individuale, in una relazione continua e a volte dolorosa.

La silloge può essere scomposta in tre parti: la prima parte racconta dell’infanzia e dell’abbandono, la seconda parte dell’amore e del contatto umano e infine, la terza parte si interroga sul ruolo preponderante della poesia in questa società, e della sua importanza come nutrimento per lo spirito.

“Ricordati ti ascoltarti/ di non vergognarti di un sentimento/cos’è la fantasia se non crediamo/a ciò che abbiamo dentro”: la poetessa Pulerà di parla del sentimento dell’anima, ascoltare vuol dire anche aderire ai principi e agli ideali intimi, a tutto quello che custodiamo nella nostra interiorità. Non bisogna mai vergognarsi di quella parte di noi che è restata “bambina”, quella parte pura che ci permette di immaginare e di comporre, come un musicista, uno scrittore, o un qualunque artista.

Anche Pablo Picasso diceva che, per essere artista vero, era voluto ritornare infante, nella Koinè artistica del pensiero creativo, in un “delirio immaginifico”, in una verginità spirituale che solamente l’infanzia possiede.

“Piccola vita/ lascio a te il germoglio/ lascio a te la gioia/ e anche il dolore”, perché la vita è gioia e dolore insieme, una dicotomia solo apparente perché tramite il dolore ci evolviamo spiritualmente ed emotivamente.

La vita nasce spontanea e atipica, la natura segue delle leggi cicliche e perpetue: il bene può abbeverarsi anche dal male, infatti la sofferenza può fare maturare e farci unire alla nostra parte più intima in un processo di sublimazione e di unicità. La sublimazione permette infatti che eventi traumatici, diano ampio spazio all’immaginazione a alla creatività, incanalando le forze, tutte le forze possibili, in un vero progetto concreto, come dicevano i grandi psicanalisti, Freud e Jung.

“La ragazza che danza sotto la luna/non ha paura del buio/ perché sa che è lei a decidere/ il colore dei suoi passi: l’uomo ha libero arbitrio e decide della sua vita, discerne con compiutezza il bene dal male, tuttavia alcuni uomini e alcune donne non fanno sempre scelte positive o ottimali, da qui nasce il grande dilemma, del “perché esiste il male e conseguentemente la sofferenza”.

Ma dal dolore può nascere il bene (“Angoscia è madre di Amore”), e le due entità ben distinte si compenetrano, si mescolano e si uniscono, come in una danza, di secolo in secolo, nell’eternità.

“Se non mi vedo/comunque/ esisto: non è la visione che permette l’esistenza, non sono gli occhi in sé come elementi terreni e materiali, ma è l’anima che ci lascia esistere, formando così il carattere.

Cogito, ergo sum, l’anima pensa e sente, prova gioia, ma anche rabbia e dolore, tutte quelle sfumature intense della personalità che formano un uomo.

La fragilità e la delicatezza della poetessa, non sono spunti di debolezza, ma punti di forza, una grande forza da cui attingere parti di universo, parti di idee che sfuggono alla realtà quotidiana.

“Camminare di notte per la città/ è come spogliare il nostro amante/ per la prima volta”, ecco che ritorna l’eros (“Le tue mani mi sfiorano il seno/le tue dita urlano/nel linguaggio della passione”), ma soprattutto l’amore, un amore delicato che scopre l’amante con vero tatto.

Amare significa sconfiggere la morte, sconfiggere l’horror vacui che perseguita da sempre l’uomo e la natura: poi l’uomo ritorna inerme nella terra, alla sua morte, e tutto scompare. Ma tutto scompare solo in apparenza, perché l’anima ritornerà a quell’energia creatrice invisibile che l’uomo non riesce a intravedere con gli occhi fisici, con la fisiologia del corpo.

Consiglio questa silloge per la delicatezza e per i sentimenti profondi, dal contatto con la parte più profonda della poetessa Pulerà, dalla sua interiorità in parte legata all’infanzia e all’amore in senso universale.

Ho apprezzato il sentimento di passione della poetessa per la poesia e per l’arte, una passione che l’ha spinta a esprimersi in senso puro e mai banale.

Eloisa Ticozzi

 

 

Intervista con la poetessa Daniela Pulerà – 

 

Pulerà

INTERVISTA A DANIELA PULERà – IL MONDO NON HA BISOGNO DI POESIA – DIALOGHI EDIZIONI.

 

Dopo avere analizzato la silloge della poetessa Daniela Pulerà abbiamo la possibilità di scambiare con lei quattro chiacchere.

  • Ciao Daniela, ben arrivata sulle pagine de I Gufi Narranti possiamo darci del tu?

Certo che si!

 

  • “Il mondo non ha bisogno di poesia” come titolo di una silloge pare un controsenso,  come mai hai deciso di intitolarla così?

“Il mondo non ha bisogno di poesia” è chiaramente un titolo provocatorio. La silloge prende il titolo da una delle poesie finali, una poesia a cui sono molto legata e che ho scritto quasi senza pensare. Le parole sono uscite fuori come guidate da un bisogno recondito, una voglia di cambiamento. Ecco, credo proprio che il titolo della silloge racchiuda in sé la voglia di un cambiamento, di una rivalsa da parte della poesia nei confronti di una società che vede l’arte in generale come un ornamento e non come un reale bisogno. Io credo proprio che la poesia sia un bisogno, una necessità, oltre che una bellissima forma d’arte. Il potere della parola viene sottovalutato. Non è difficile notarlo in qualsiasi contesto, dal giornalismo alla politica fino ad arrivare al quotidiano. Il cambiamento può e deve partire dalla parola poiché ci permette di comunicare, comprendere ed essere compresi. In un mondo sempre in evoluzione, dove la vita sembra passare velocissima e abbiamo la sensazione di non avere più spazio per la riflessione, fermarsi a osservare il mondo intorno a noi risulta necessario. La poesia in questo è fondamentale, poiché per scrivere poesie devi fermarti, osservare, ascoltare il mondo, entrare dentro di te e avere cura di scavare a fondo, cogliere ogni stimolo e sensazione legato alla terra. Si, credo proprio che il mondo abbia un disperato bisogno di poesia.

 

  • Credi che la poesia possa parlare di felicità o il poeta è sempre in quello stato d’animo potenzialmente triste?

Sì, credo che la poesia possa parlare di felicità. In realtà credo che possa parlare di tutte le emozioni possibili. La tristezza o la malinconia sono sentimenti molto forti e potenti da usare in poesia ma allo stesso tempo io credo che non sia questo a rendere una poesia efficace oppure no. Per quanto mi riguarda, adoro leggere poesie che sono mosse da un sentimento forte, la chiamerei pulsione. Amo leggere poesie sulla vita quotidiana, anche su scene banali che magari non hanno nulla di speciale in senso stretto ma ciò che le rende speciali è proprio il modo in cui vengono scritte e l’occhio del poeta o poetessa che ne coglie sfumature che nella frenesia della quotidianità non coglieremmo mai. Un esempio lampante è per me Wislawa Szymborska. Ecco, le sue poesie non parlano per forza di tristezza, lei riesce a parlare delle piccole cose di ogni giorno ma nel farlo tocca temi universali e agisce sulle corde più profonde dell’animo umane. Non è necessario parlare di tristezza ma usare sentimenti veri, scavare a fondo dentro di sé e non avere paura di mettersi a nudo.

  • In quanto tempo hai scritto questo libro?

Ho scritto la silloge durante il primo lockdown anche se molte poesie erano già delle bozze scarabocchiate su vecchi quaderni. Ho iniziato a scrivere poesie da bambina, approcciandomi prima alle filastrocche e poi iniziando a sperimentare poesie in adolescenza. Quindi negli anni avevo scritto molto, tuttavia nessuna poesia è rimasta così come era stata pensata originariamente. Un giorno durante il lockdown sono entrata in uno stato d’animo di forte malinconia e ansia e ripensando alle parole di una persona cara ho deciso di dare una forma a questa mia angoscia. Così è iniziata la mia prima poesia ed è stato automatico poi… ho iniziato a scrivere ogni giorno, inizialmente senza avere idea che potesse diventare un vero e proprio libro. Poi un giorno mi sono accorta che le poesie erano connesse e potevano diventare un progetto. Così la stesura ha preso una piega più strutturata e in qualche mese avevo finito la silloge. È stata un’esperienza incredibile, non saprei spiegare a parole cosa sentivo mentre scrivevo, ma è stata un’ancora di salvezza durante la pandemia.

  • Hai mai pensato di creare un audiolibro dove tu stessa interpreti i tuoi testi poetici?

Certo! È un progetto che ho nella testa e che vorrei tanto prendesse forma. Studiando recitazione e doppiaggio quella di farne un audiolibro è stata un’idea istantanea appena uscito il libro. Incrociamo le dita!

  • Stai già scrivendo qualche nuova silloge?

Sto scrivendo nuove poesie, ho tante idee per la testa ma ancora non posso parlare di una vera e propria silloge… vedremo!

 

Grazie per la disponibilità e arrivederci a presto sulle pagine de I Gufi Narranti.

 

 

 

 

 

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