Intervista a Luca Vagnato – Scritto con il Sangue

INTERVISTA A LUCA VAGNATO

Scritto con il sangue

PAV Edizioni

Dopo aver recensito “Scritto con il sangue”, opera prima dello scrittore Luca Vagnato, abbiamo la possibilità di conoscerlo meglio con una breve intervista.

 

  • Ciao Luca, grazie per la tua disponibilità, la prima domanda è d’obbligo: quanto tempo hai impiegato per scrivere il tuo romanzo “Scritto col sangue?”
  • «Intanto, sono io che ti ringrazio. Sono onorato che il mio lavoro sia stato apprezzato e recensito dai Gufi narranti, e dal vostro prestigioso parere. Dunque, la risposta alla prima domanda dovrebbe essere facile, ma non è come sembra, per cui ometterò alcuni particolari che altrimenti dilungherebbero oltremodo l’intervista. Questo romanzo, inizialmente aveva più di mille pagine, e non per INFODUMP, ma perché il tessuto della trama aveva una certa complessità e dettagli degno di un tomo come i “Pilastri della Terra”. Di fatto è un lavoro cominciato nel 2009, praticamente terminato nel 2012. Ripreso successivamente, e affiancato poi da un editor professionista, il romanzo viene terminato agli inizi del 2018. Poi, la lunga attesa delle case editrici. Mi sono creato una lista curata e sono molte a cui l’ho inviato, ma ricevo più di una dozzina di risposte positive, ed è qui che comincia l’avventura.»

 

  • Cosa si prova quando si manda in stampa il primo libro e poi si iniziano le presentazioni e la promozione della propria “creatura”?

«In tutta verità, non è la prima esperienza. Nel 2004 partecipo a un concorso di poesia, dopo di che, propongo un certo numero di versi a una CE, e a quel punto viene pubblicata una raccolta di poesie nel libro da me intitolato: “Pensieri nelle Parole”. Per cui, alla domanda, cosa si prova, la mia risposta è senz’altro: è bello. Semplice, dice tutto. L’iter promozionale e gli apprezzamenti dalle singole persone, sono tra le soddisfazioni più grandi. È una tua creatura, il fatto che dalla tua fantasia, si materializzi una storia nelle mente di qualcun altro, e che da essa venga in qualche modo apprezzata, significa che hai creato un’eredità, qualcosa che ha dato forma alle emozioni e che gli altri la tramandino.»

  • Com’è nata l’idea così complessa del tuo romanzo?

«Nasce dalla storia perfetta che avrei sempre voluto raccontare. Con questa frase potrei concludere, ma non posso cavarmela con così poco, vero? Da ragazzo mi piacevano i film di questo genere, e Angel Heart, sia il romanzo di William Hjortsberg, che il film, ha contribuito molto sul tema di questa storia. Il serpente e l’arcobaleno, Skelton Key e molti altri lavori cinematografici. Ma, l’ispirazione più grande è l’eletta immagine che ho dello scrittore. Stephen King, è il mio autore preferito, per me è sempre stata fonte di enorme ispirazione, ed è proprio tra i suoi personaggi, appunto, che vi sono scrittori come in “Misery non deve morire”. L’immagine stessa dello scrittore, e il suo grande potere di creare storie. Ho studiato scrittura creativa e frequentato laboratori di scrittura, “oggi”, un elemento necessario come per un architetto studiare architettura. Questo romanzo nasce da tutte quelle cose di cui è composta una trama. Un arco di trasformazione degli eventi, come quello dei personaggi che si sviluppano in tre o quattro tempi. Inizio,(-) conflitto,(-) risoluzione. Scritto con il Sangue, di fatto nasce in una sera d’inverno, dove stavo semplicemente sperimentando la forma dei dialoghi. Quindi, è stato il personaggio di Marcus, quello che era seduto sullo sgabello al bar di Jack Trevor, a rivelarmi tutta questa storia. E una delle domande che mi sono posto era: che cosa può accadere a uno scrittore di storie d’amore, quando esso stesso non vi crede più? La risposta fu spontanea e quasi automatica, e semplificando il concetto ripetei, perché non credi più nell’amore? Bè a quel punto, le risposte furono molteplici, ma per me ne valse una sola, e il tessuto di ciò che Marcus era composto, lo portò a rispondere: metterò in pratica la passione che ho avuto per l’amore e la poesia per l’esatto contrario. Branduardi, con la canzone del topo, ci insegna davvero molto sulla vita, e sul dramma. Ed il resto fu tutta una conseguenza.»

 

  • C’è qualche personaggio che ti assomiglia di più?

«Questa è una domanda che pongono spesso i miei lettori. I personaggi non sono il mio alter ego. Ma sia il protagonista che l’antagonista, nelle loro azioni, hanno agito secondo la logica degli eventi, e che fosse corrispondente ai fatti. Ho imparato presto il significato della terza legge della dinamica, e che a ogni azione corrisponde una reazione. Vuoi sapere se Marcus reagisce con quella furia perché in fondo una parte di me è così? Se faccio uso della narrativa per veicolare le mie ombre nascoste? E che magari un buon psicologo ne tracci un profilo da psicopatico. Lo studio della scrittura, come anche nella vita, mi insegna ciò che voglio far vedere al lettore, e si impara a scindere le cose. La mia non è reticenza, e non vorrei sembrare arrogante, ma qualcosa di mio c’è, e si tratta solo di alcuni tratti caratteriali. Marcus e James, sono i due spiritelli sulle spalle degli esseri umani. Uno dissennato e spregiudicato con una componente buona, l’altro morigerato con una componente che rivela le sue debolezze. Noi possiamo solo arbitrare, ma sono le storie dei personaggi che conducono la trama, che voi siate d’accordo o no. Amo la psicologia e leggere le persone dal loro comportamento, dai loro movimenti, questo fa parte dell’abc di un autore come me, e da ciò che gli adulti saggi che ho conosciuto nella mia vita, mi hanno insegnato. I personaggi sono il frutto della natura nascosta delle persone, e la loro caratterizzazione è strutturata in modo tale che rispecchi più o meno uno standard. Questo è per quanto riguarda il tecnico. Basti pensare al trapianto di un organo, quando viene rigettato. Anche se in Marcus e James, ho cercato di dargli amori, passioni e forza di carattere come vorrei io, le conseguenze delle loro vite possono non accettarli e di conseguenza rigettarli.»

 

  • Come ti sei documentato per la parte relativa ai rituali voodoo?

«Oltre a svariati film che riguardavano il genere, le mie ricerche si sono basate su moltissimi documentari, tra cui i video narrati che riprendevano le danze. Un libro in particolare che riguarda la magia e gli incantesimi voodoo. Di certo non sono mancate una moltitudine di ricerche web, sulla storia di questa religione e tutti i suoi Loa (dei). Il voodoo è una religione, sebbene io mi definisca ateo, il voodoo è dotato di un grande potere suggestivo, capace di condizionare realmente le menti delle persone.»

  • Credi che nel tuo prossimo libro resterai su questo genere o come il protagonista del tuo romanzo cambierai completamente, magari passando ai romanzi rosa rovesciando le tipologie rispetto a Marcus?

«Come ho già avuto il piacere di dichiarare, sono già all’opera con un nuovo progetto. Deciso più che mai a creare un personaggio ricorrente, voglio che riveli gli aspetti crudi della vita, ma soprattutto le verità, per cui sarà senz’altro sul genere, solo che questa volta sarà una serie ambientata in Italia. Amo il thriller e amo il dramma, di barzellettieri ne abbiamo anche troppi. Si ride troppo dove servirebbe serietà, e si piange dove invece, ci vorrebbe un semplice sorriso. Scritto con il Sangue ritornerà. Sto lavorando ai contorni e al tema giusto, ma soprattutto e questa volta, anche alle dimensioni.»

 

  • Se dovessi consigliare ai nostri lettori un libro non famoso che ti è piaciuto molto che cosa consiglieresti?

«Io sono di Garlasco, sono nato qui, tra i boschi e i campi, le cascine i fiumi e torrenti, ma ho anche viaggiato parecchio, e se devo essere sincero, di libri di autori poco conosciuti, li posso contare sulla mano destra e qualcosa sulla sinistra. Ma un libro che mi è piaciuto, e quello di Paola Mizar Paini, con il suo Maresciallo Marchi in Angeli innocenti, e La casa delle Ombre, di cui le faccio i miei complimenti. Poi il noir di Monica Lucacci, perugina, che dal punto di vista della storia, sulla falsa riga di Agatha Christie, c’è il suo Crepundia. E Poi consiglierei Vincent Castelli, autore siciliano, molto bravo nella narrazione con L’ombra del Male.»

Grazie ancora per la disponibilità e benvenuto nel mondo degli scrittori!

Grazieeee 😊

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