Recensione: Un attimo quarant’anni – Daniele Biacchessi – Jaca Book

Biacchessi

Recensione: Un attimo quarant’anni – Daniele Biacchessi – Jaca Book

Angela Fresu

Mi è toccato, mamma, conoscere il mondo in un attimo breve. Mi è toccato, mamma, fare un salto come avessi vissuto tutti i miei anni. Mi è toccato, mamma, conoscere l’odio. Ma io ti cerco, mamma, ti prego una ninna nanna.

 

Maria Fresu

“E io sono Maria, mia piccola bimba, e non sono scomparsa. Mi cerchino pure, io sono nel cuore. Non sono scomparsa e nemmeno dispersa, non sono fuggita…

 

“Un attimo quarant’anni” Jaca Book editore, riprende il filo della storia iniziata nel 2000, quando Daniele Biacchessi scrisse, “10.25, cronaca di una strage” e proseguita l’anno dopo con “Un attimo…vent’anni”.

 

L’autore racconta, con garbo e discrezione, quello che è successo il 2 agosto 1980. I fatti, le testimonianze, le interviste e le difficoltà che  “l’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Bologna” ha incontrato costantemente. Le richieste reiterate di verità e giustizia hanno trovato, purtroppo, quasi sempre delusioni e poche speranze.

 

Il libro, diviso in capitoli, si sviluppa come un racconto partendo dalla cronaca, nuda ed essenziale, di una tipica giornata, in una stazione ferroviaria dalla frenetica attività agostana. Turisti e lavoratori affollano le biglietterie, i luoghi di ristoro e le sale d’attesa. Sguardi febbrili si incrociano; si impreca per la coincidenza persa, ma si sorride anche per le sospirate vacanze in arrivo.

Ma il 2 agosto 1980 non fu un giorno normale.

 

Alle 10.25 un tremendo boato scosse la stazione. Le lancette dell’orologio hanno fissato il momento ad imperitura memoria.

Dopo l’esplosione un odore acre si diffuse, una enorme nuvola nera e un manto di polvere coprì tutto. Sembrava che la giornata estiva si fosse trasformata all’improvviso in una autunnale. L’aria diventò irrespirabile; seguirono due minuti di silenzio innaturale che venne infranto dalle urla e dai lamenti dei feriti. L’esplosione fece crollare gran parte della stazione, seppellendo il bar ristorante e le sale d’attesa di prima e seconda classe. Caddero trenta metri di pensilina e vennero anche investite due carrozze del treno straordinario, Adria Express, Ancona-Basilea in sosta sul primo binario. Molti rimasero sepolti dal crollo della struttura. Anche le persone che si trovavano fuori nel piazzale della stazione furono colpite dalle tegole che schizzavano impazzite. Terribile fu la visione che apparve ai primi soccorritori che si fecero strada nel tunnel di polvere. Corpi senza vita, feriti, brandelli di carne e calcinacci ovunque. Tutti cercarono di portare aiuto, i taxi incominciarono a fare la spola verso i vari ospedali. Un autobus della linea 37 con le lenzuola bianche ad occultare i finestrini venne trasformato in carro funebre.

La bomba trasformò in un attimo la vita con la morte.

 

Alla fine si contarono 85 morti e 218 feriti.

 

Lo scrittore racconta l’umanità dolente dei sopravvissuti alla ricerca disperata dei congiunti e una Italia annichilita, attonita, affranta.

 

Il 6 agosto fu il giorno del funerale ufficiale, ma alcuni preferirono ricorrere ad una cerimonia privata.

Tranne il Presidente della Repubblica Sandro Pertini e il segretario di partito Enrico Berlinguer, i rappresentanti dello Stato vennero accolti dalla contestazione di chi lo ritenne responsabile ed incapace di difendere i propri figli.

Il giorno del funerale è l’unico momento che lo Stato concede al dolore. Una comprensione emotiva che dura un attimo, giusto il tempo per non farsi coinvolgere. Ma alla richiesta, lecita ed inoppugnabile, di giustizia e istituzioni attivano quella che l’autore chiama “neutralizzazione intellettuale”. Fu la consapevolezza di rimanere da solo contro le istituzioni che  spinse il familiare ad associarsi con gli altri congiunti.

Dal primo giugno 1981 si costituì “L’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna” e Torquato Secci, che perse il figlio Sergio in quella strage, fu il primo presidente dell’Associazione che dedicò il resto della sua vita alla ricerca continua di verità e giustizia.

Ma quando partì la macchina dei depistaggi ci si rese subito conto che sarebbe stata una strada irta di ostacoli ed impedimenti.

Ogni anniversario del 2 agosto Secci rinnovò le richieste sempre sistematicamente disattese dai vari rappresentanti dei governi che nel frattempo si sono succeduti.

Presidenti della Repubblica, del Consiglio e ministri alle promesse non hanno mai fatto seguire i fatti.

Nel frattempo nel 1983 all’organizzazione si associarono anche i familiari delle stragi di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia e del treno Italicus.

 

E’ un filo emozionale quello che collega i vari capitoli di questo indispensabile ricordo che lo si legge come un saggio ma possiede la ricchezza di un romanzo. Ricco di testimonianze, di ricordi, di commenti e di poesie. Un monito a non dimenticare mai le vittime.

Biacchessi riporta fedelmente, anno per anno, i durissimi attacchi da parte dell’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Bologna nei confronti degli omertosi governi che si sono alternati in quarant’anni,

Cossiga venne considerato responsabile della sicurezza in Italia grazie alle cariche ricoperte, prima come Presidente del Senato e in seguito come presidente della repubblica

 

Secci si fece portavoce di una richiesta fondamentale per giungere alla verità. “L’abolizione del segreto di Stato per delitti di strage e terrorismo”. Una legge chiara e semplice che avrebbe dovuto garantite alla Magistratura di operare con fermezza.

La proposta di legge rimase bloccata al Senato.

 

Passarono gli anni ma la volontà politica di non fare luce sulla strage rimase un punto fermo delle istituzioni.

 

Il ritrovamento degli elenchi della P2 di Licio Gelli fece venire alla luce una realtà sconcertante.

 

962 nomi, di cui 208 militari e forze dell’ordine (43 generali della Guardia di Finanza, Carabinieri, dell’esercito, dell’aeronautica, e dei Servizi segreti civili e militari), 8 Ammiragli, 11 Questori, 5 Prefetti, 44 Parlamentari, 2 Ministri, 1 segretario di partito (Forlani), 2 banchieri (Calvi e Sindona), imprenditori (Berlusconi e Angelo Rizzoli), magistrati e giornalisti.

 

Con la P2 avevamo l’Italia in mano. Con noi c’era l’Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia.

Eravamo una sentinella, attenta a controllare che non emergesse il Partito Comunista

Licio Gelli”

Il 24 aprile 1996 Secci si spense il 26 aprile 1996 e Paolo Bolognesi prese il suo posto come  Presidente dell’Associazione.

Bolognesi trovò i medesimi impedimenti politici che ebbe Secci. I nomi dei responsabili e dei mandanti rimasero secretati, perché il governo mise il veto alla diffusione degli atti di natura giudiziaria e dal Ministro della Difesa furono rimossi gli archivi.

 

L’autore affronta con scrupolosa attenzione il percorso giudiziario. Fino a giungere alla sentenza definitiva di ergastolo.

La sentenza della Cassazione è del 23 novembre 1995: furono condannati all’ergastolo quali esecutori dell’attentato, i neofascisti dei NAR Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.

 

Daniele Biacchessi è un autore dalle molteplici attività nato a Milano, giornalista, scrittore, autore, interprete e regista teatrale, ma anche speaker radiofonico.

Temi d’inchiesta sociali ma anche politici sono stati affrontati nel corso degli anni dall’autore sorretto da una estrema competenza e dalla spiccata curiosità.

Biacchessi è stato il primo giornalista ad affrontare il problema dei veleni dell’Icmesa di Seveso, scrivendo anche una versione teatrale.

 

Negli anni si è occupato degli omicidi di Walter Tobagi, Luigi Calabresi, Marco Biagi, Massimo D’Antona, ma anche quelli dei giornalisti caduti all’estero durante lo svolgimento del loro lavoro, come: Ilaria Alpi, Raffaele Ciriello, Maria Grazia Cutuli, Antonio Russo ed Enzo Baldoni.

Biacchessi ha seguito il filo nero dell’eversione fascista degli attentati che hanno insanguinato l’Italia, partendo dalla strage di Piazza Fontana del 1969 fino a giungere alla tragica data del 2 agosto 1980 a Bologna.

Biacchessi si è occupato, con particolare attenzione, al dramma giudiziario vissuto in seguito alla falsa testimonianza dei mafiosi da Enzo Tortora, uomo innocente e vittima anche di una giustizia non equa.

Segnaliamo i suoi lavori di tematica musicale:  “Storie di rock italiano” e “L’altra America di Woody Guthrie”.

 

Alberto Zanini

 

 

 

 

 

 

 

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