NTERVISTA A DANIELE BIACCHESSI – UN ATTIMO QUARANT’ANNI – JACA BOOK

NTERVISTA A DANIELE BIACCHESSI – UN ATTIMO QUARANT’ANNI – JACA BOOK

 

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È con vera emozione che dopo avere recensito il volume: “Un attimo quarant’anni”, abbiamo la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con il giornalista, scrittore e da molti anni voce di RADIO24, Daniele Biacchessi.

• Grazie Daniele per avere accettato una veloce intervista per il nostro blog, possiamo darci del tu?

 

Certo.

• Nella tua carriera di giornalista, scrittore, speaker, tanto per citare alcune della tua attività, ti sei sempre occupato di fatti di cronaca, quale dei tanti è stato più difficile affrontare?

 

Il filo conduttore di tutto il mio lavoro resta la memoria che è già difficile da portare avanti in un Paese smemorato.

Dalla prima grande inchiesta sull’incidente di Seveso del 1976 al caso ancora non del tutto chiarito dell’omicidio di Fausto e Iaio del 1978, agli assassini del commissario Calabresi, Walter Tobagi, Massimo D’Antona, Marco Biagi, agli anni della strategia della tensione, fino alle inchieste sulla mafia e il recupero dei valori della Resistenza.

Applico per tutti i temi l’oggettività dei fatti, la verifica accurata delle fonti documentali e orali, la narrazione.

• Durante gli anni di piombo, che hanno contraddistinto il terrorismo di sinistra e l’eversione della destra, il clima politico diventò così esasperato da indurre il livello di guerriglia urbana cruenta e spesso mortale. Credi che esista ancora un’appartenenza politica così rilevante, soprattutto nei giovani?

Ogni tempo è lo specchio di una generazione. Gli anni Settanta restano una ferita ancora aperta perché quelle speranze e quegli ideali di cambiamento non si sono realizzati. Non si sono comprese le cause che hanno determinato una escalation di violenza. Ma gli anni Settanta non sono stati solo anni di piombo. Sono stati gli anni di grandi conquiste sociali come lo statuto dei lavoratori  e di battaglie civili come divorzio e aborto. Le bombe delle destre eversive e degli apparati dello stato scoppiavano anche contro quei cambiamenti.

• La strage di Bologna dovrebbe essere una ferita ancora aperta, eppure ho la sensazione che sia rimasta viva solo per chi i fatti li ha vissuti in prima persona. Mentre ti documentavi per il tuo libro che sensazione hai avuto?

 

La strage di Bologna è  ancora molto sentita in quella città, ma anche in tutta Italia. Basta vedere la partecipazione anche in questo quarantesimo. Molti giovani presenti e una maggiore  attenzione alle vittime.

• Ricordi cosa stavi facendo quando hai saputo dell’attentato alla stazione?

 

Ero a Bologna il 2 agosto 1980. In ferie dai miei parenti. Mi ritrovai poco dopo a trasmettere i primi servizi con i telefoni a gettoni e un vecchio registratore a cassetta.  Nulla fu come prima. Anche se ho iniziato a trasmettere nel 1976, la prova del giornalista furono i servizi da Bologna, la ricerca della verità in nome delle 85 vittime e dei 200 feriti di cui nessuno parla.

• Anche la strage di Bologna, come altri fatti di sangue in Italia, ha avuto un travagliato corso di indagine, che forse, dopo quarant’anni, è definitivamente conclusa. La verità a cui si è giunti credi possa essere veramente quella definitiva o sarà solo l’ennesima versione ufficiale?

 

La verità storica spesso non coincide con quella giudiziaria, ma per Bologna per la prima volta i magistrati hanno visto giusto e non si sono fatti fuorviare dalle veline distorte dei servizi segreti e salle autorità politiche. Ci sono verità giudiziarie passate in giudicato che indicano le responsabilità organizzative di Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini. Le sentenze hanno indicato anche i nomi dei depistatori: Licio Gelli, Giuseppe Belmonte, Pietro Musumeci, Francesco Pazienza. E più  recentemente si è  aperto il filone sui mandanti che sta accertando il ruolo della Loggia P2, dell’Ufficio affari Riservati del Ministero dell’Interno e di gruppi di destra eversiva e golpista.

• Nella prima parte del tuo libro racconti la testimonianza di chi è scampato alla morte per miracolo, o di chi ha perso qualcuno durante la strage. Hai chiesto a nessuno di loro cosa pensino del fatto che i due principali accusati: Fioravanti e Mambro, siano attualmente liberi dopo avere scontato la loro pena?

Si certo, e tutti pensano male. Ma cosi le cose funzionano in Italia.

• Vuoi darci la tua opinione a riguardo?

 

Penso che il reato di strage non debba mai andare in prescrizione e che per questi delitti efferati ci sia bisogno della certezza della pena. Tra premialità e silenzio, i condanbati sono stati riabilitati anche da una parte della stampa, a discapito delle uniche vere vittime: i parenti di chi ha lasciato la vita alla stazione.

• Prima e dopo la strage di Bologna c’è qualcosa che a tuo avviso è cambiato per sempre?

 

La consapevolezza che in quella stazione e a quell’ora potevamo esserci passati tutti. Una bomba piazzata nella sala d’attesa di seconda classe, di sabato, alle 10.25, mette paura, spegne le luci delle case. Volevano riportare indietro l’orologio della Storia, ma non ci sono riusciti. Alla fine sono stati sconfitti.

Ti ringrazio infinitamente per la disponibilità e il tuo lavoro edito da Jaca Book: “Un attimo quarant’anni”.

Sandra Pauletto

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