Slayer – Seasons In The Abyss – Groove e mid tempo. La danza della morte.

Slayer – Seasons In The Abyss

Anno: 1990

Paese di provenienza: USA

Genere: thrash metal

Membri: Tom Araya – basso e voce; Kerry King – chitarra; Jeff Hanneman – chitarra; Dave Lombardo – batteria

Casa discografica: Def American Recordings

  1. War Ensemble
  2. Blood Red
  3. Spirit In Black
  4. Expendable Youth
  5. Dead Skin Mask
  6. Hallowed Point
  7. Skeletons Of Society
  8. Temptation
  9. Born Of Fire
  10. Seasons In The Abyss

Gli Slayer che si affacciavano sugli anni ’90 venivano da un disco che attenuava leggermente i toni infuocati di Reign In Blood. South Of Heaven (il cui titolo sembra già voler alleggerire il messaggio dei quattro indiavolati), portava con sé alcune buone cose, (per l’opinione di chi scrive non è un’opera memorabile) e contribuì a mantenere alto il credito che la scena thrash attribuiva al gruppo. Come assoluta novità, al principio di stilose fucilate quali Silent Scream o Ghosts Of War (di quest’ultima il breakdown verrà ripreso più tardi dai Terror di Los Angeles in maniera abbastanza pedissequa), c’è l’inaspettata scoperta della melodia! South Of Heaven infatti, posta in cima alla scaletta dell’album omonimo, sancisce l’apertura degli Slayer ad un approccio talvolta atmosferico e ragionato, pur non tralasciando neanche per sbaglio un alone terribilmente sinistro. Seasons In The Abyss, di cui parliamo oggi, seguì un po’ questa intenzione, riportando ‘ascoltatore, seppur raramente, alla furia cieca di Reign In Blood, ma per la maggior parte addentrandolo in un modo di concepire il thrash metal un po’ più fruibile e personale. L’avvio con War Ensemble è ovviamente un ritorno a quattro anni prima con un assalto diretto, senza fronzoli, massiccio e iper aggressivo, scandito dalla batteria chirurgica di Lombardo e da quell’attitudine senza compromessi e provocatoria tipica dei quattro. Araya sbraita: “Sport the war! War support!”. Insomma, tutte quelle robe lì che hanno fatto impazzire tante persone nel domandarsi quali fossero le vere intenzioni degli Slayer: “ma questi ci sono o ci fanno?”. I testi, forse proprio a causa della loro ambiguità, si aprono ad interpretazioni, per cui sorvoliamo. War Ensemble è un brano granitico e sicuramente uno dei migliori pezzi thrash metal di sempre, nell’accezione più pura e hardcore del termine. Per capire bene lo spirito degli Slayer nel 1990 bisogna però partire da Blood Red. La ritmica si distacca dai tornado a cui siamo abituati, il tupa tupa viene spesso abbandonato in favore di mezzi tempi, i muri di chitarra si fanno cupi e avvolgenti e le parti soliste sono serpeggianti e maligne. Se in Reign In Blood fare un assolo di chitarra significava trasmettere un chiaro sentimento di follia e delirio, evidente in fraseggi più cacofonici che melodici, qui comincia a farsi strada un desiderio di compattezza e ordine. Per quanto il pezzo sia brevissimo e ci si aspetti da un momento all’altro un’accelerazione o una svolta sono proprio le atmosfere che evoca ad attirare in qualche modo l’attenzione. Spirit In Black potrebbe essere vista proprio come l’evoluzione di Blood Red, in quanto ne prosegue il sentiero scuro ma risulta un po’ più incalzante e serrata. Lombardo, forse in cerca di nuove sensazioni, rinuncia anche qui a velocità sostenute dando corpo alla ritmica colpendo spesso il charleston; scelta curiosa che però riesce ad infiltrare movimento alle chitarre furiose. Con un colpo di coda veloce veloce comunque Spirit In Black da’ l’idea di essere un lavoro completo e ben escogitato, tra assoli mortiferi e schitarrate grattatissime.

Al centro della scaletta incontriamo i due brani più “rivoluzionari” del gruppo. Expendable Youth e Dead Skin Mask. Dimenticatevi i tupa – tupa, qui i mid tempo dominano, ma che groove! Pesantezza e teste che si agitano scuotendo lunghe chiome al vento. Il diffuso interesse del thrash metal alla fine degli anni ’80 era la staticità, contrapposta alla velocità incontrollata degli anni ’80. Non a caso molte compagini del movimento da lì a qualche anno prenderanno ossigeno allontanandosi anche molto dalle origini: i Metallica con il Black Album, i Megadeth con Countdown To Extinction, gli Exodus con Force Of Habit, i Sepultura con Chaos A. D., i Pantera con la loro rivisitazione sempre più groove di Cowboys From Hell ecc.. A questo proposito dunque cosa dire di Dead Skin Mask? Una ballata delle tenebre? Una preghiera tragica e apocalittica? Qui persino Araya intona un ritornello ruggente e melodico e ciò rappresenta un episodio unico ancora oggi nella carriera del gruppo. Ci allontaniamo decisamente da tutto ciò che gli Slayer avevano prodotto in precedenza ma le emozioni sono garantite da un feeling notevole e dalla capacità di rievocare sensazioni tenebrose senza mai forzare su velocità e aggressività. Dopo una folata più tradizionale ma sempre efficace come Hallowed Point, in cui la misurata aggressività di Araya conquista sempre, torniamo ad una massa specifica superiore con Skeletons Of Society. Qui le parole, inserite in partiture pesanti e mai affannate, acquistano ancora più rilievo fino al ritornello indelebile e anthemico. Temptation e Born Of Fire rimangono sui canoni tipicamente slayeriani, la prima con maggiore qualità rispetto alla seconda, ma a questo punto il momento più atteso è quello della traccia che intitola l’album, stavolta posta in conclusione. Seasons In The Abyss è lunga, misteriosa, scura e di grandissimo effetto, a partire dalle sue plettrate profonde e semplici, passando dai riff sinuosi e malefici che innalzano maggiormente il ritmo fino ad un ritornello ipnotico e infido. Da un punto di vista compositivo ci avviciniamo alle opere più sfaccettate e complesse di Hell Awaits ma la maturità raggiunta è di tutt’altro livello, se non altro da un punto di vista della produzione. Quando alla fine le chitarre si perdono nella sabbia l’ascoltatore è certo di aver assistito ad uno dei maggiori spettacoli di metal occulto della storia.

Nel 1983 il gruppo californiano incattiviva lo speed metal, nel 1985 gettava le basi del death metal, nel 1986 realizzava il perfetto ibrido thrash hardcore, nel 1990 pone un’importante pietra thrash groove. Perchè gli Slayer sono diventati il gruppo che sono? Qui c’è la risposta.

Voto: 9

Zanini Marco

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