Recensione: La Profezia Del Tempio Perduto di P. Brunoldi e A. Santoro

La Profezia Del Tempio Perduto di Pierpaolo Brunoldi e Antonio Santoro (Newton Compton)

 

Con “La profezia del tempio perduto” arriva in libreria l’ultimo capitolo della trilogia scritta a quattro mani da Pierpaolo Brunoldi e Antonio Santoro edita dalla  Newton Compton composta da:

“La fortezza del castigo”

“Il monastero delle nebbie”

“La profezia del tempio perduto”

Il protagonista è un frate: Bonaventura da Iseo, personaggio realmente esistito, seguace di  San Francesco d’Assisi e alchimista, con amicizie importanti. A questo personaggio gli autori hanno costruito una personalità ed un vissuto funzionali alla storia da raccontare.

Mente brillante e fine detective (come si è potuto ammirare soprattutto nel secondo capitolo della trilogia), abile con le armi (grazie al suo passato da cavaliere), profondo nei ragionamenti e dotato di una vasta conoscenza in ambito medico, alchemico e non solo.

In tempi in cui le televisioni sono invase di programmi di cucina, direi che i due Chef Brunoldi e Santoro hanno creato un piatto succulento, ricco di sapori e molto intrigante per il palato. L’impasto è di primordine ed è rappresentato dalla giusta amalgama tra realtà storica e fiction, tra fatti realmente avvenuti e personaggi molto affascinanti e ricchi di sfumature.

A questa base già molto appetitosa i due autori aggiungono una grande varietà di ingredienti sapientemente dosati a dare sapore e sostanza al piatto. Ingredienti come amore, odio, coraggio, paura, rancore, recriminazione, violenza, magia, esoterismo, pratiche mediche al limite, malvagità, doppiogioco, cavalleria, mistero, alchimia, superstizione, passaggi segreti, collegamenti sotterranei e libri. Il tutto condito con fatti verosimili ed appassionanti, con contorno di ritmo incalzante, suspance e colpi di scena che rendono l’esperienza di lettura straordinaria.

Nonostante sia parte di una trilogia “La profezia del tempio perduto”  si legge e si comprende benissimo anche leggendolo in maniera stand-alone.

La concatenazione degli eventi è complessa e molto strutturata, ma la sapiente penna degli autori fa sì che il tutto risulti molto fluido ed avvincente, a tal punto che per il lettore risulterà difficile chiudere il libro per riporlo sul comodino alla sera.

Ogni situazione, ogni luogo, ogni personaggio viene caratterizzato in maniera precisa ma non pesante, non si dilungano quando non è necessario e questo rende molto gradevole l’esperienza di lettura.

Sembra di trovarsi dentro la sceneggiatura di un film, di vivere gli avvenimenti in prima persona, di sentire le stesse sensazioni dei protagonisti, di sentire quasi gli stessi odori e gli stessi rumori.

Oltre a Bonaventura da Iseo c’è un altro personaggio che non potrà non catturare l’attenzione del lettore: Fleur d’Annecy. Legata da un rapporto di amore e odio a Bonaventura da Iseo fin dalle prime battute della saga pure lei dovrà affrontare mille peripezie per arrivare finalmente alla pace e alla serenità. È un libro in cui trova spazio l’intero spettro dei sentimenti, dove ogni emozione trova il suo sfogo dove ogni lettore potrà trovare i suoi spunti di riflessione. Si vede chiaramente il lavoro di ricerca fatto dagli autori per poter rendere verosimile e credibile l’intero intreccio della storia, e soprattutto per rendere credibile e sensato tutto l’intero disegno della trilogia. La speranza è che non sia un addio a Frate Bonaventura da Iseo ma solamente un arrivederci perché credo personalmente che sia un personaggio che può dare ancora molto e ha ancora molto da dire.

La Newton Compton credo abbia il grande merito di riuscire a scovare grandi autori e grandi libri  e sicuramente Brunoldi e Santoro ne sono l’esempio.

 

David Usilla

 

 

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