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Destruction – Release From Agony – Rovine inconsce oltre l’eternità.

Destruction – Release From Agony

Anno: 1987

Paese di provenienza: Germania

Genere: thrash metal

Membri: Schmier – basso e voce; Mike – chitarra; Harry – chitarra; Olly – batteria

Casa discografica: Steamhammer

1. Beyond Eternity

2. Release From Agony

3. Dissatisfied Existence

4. Sign Of Fear

5. Unconscious Ruins

6. Incriminated

7. Our Oppression

8. Survive To Die

Con Eternal Devastation si chiude la prima incarnazione musicale dei Destruction. Dal 1987 al 1990 il gruppo rimane legato al thrash metal ma compie un balzo evolutivo. Cambi ed innesti di formazione sicuramente incidono sul cambiamento: alla batteria esce Tommy ed entra Olly, mentre la novità più grande è rappresentata dall’aggiunta di una seconda chitarra, in questo caso suonata da Harry Wilkens. Nonostante il talento, soprattutto di Olly che apporta certamente una marcia in più in termini ritmici, dei due musicisti è paradossale l’assenza nelle fila di altre formazioni e la scarsa presenza negli stessi Destruction, che andrà ad estinguersi negli anni ‘90.

Fin dalle prime note di Release From Agony si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un altro gruppo. A parte l’epica breve intro strumentale Beyond Eternity, che è già una novità nella produzione del gruppo tedesco, lungo la scaletta, in mezzo all’ancora riconoscibilissima voce di Schmier, c’è un suono diversissimo sia da Eternal Devastation che da Infernal Overkill. Oltre all’inevitabile ispessimento del muro sonoro, le chitarre sono decisamente meno grezze che in passato e il tappeto ritmico di batteria ora è una vera e propria macchina da guerra; il massiccio assalto frontale di Release From Agony ne è un chiaro esempio. In coda a questa traccia scoppiettante esplode tutto l’estro di Mike in un assolo degno del suo nome; e lasciatemi dire che queste premesse dovrebbero già dare un’idea di che disco sia Release From Agony. Vorticante e tellurica irrompe poi Dissatisfied Existence, altro pezzo che si fa’ riconoscere subito per potenza, impatto e precisione.

A fare da corollario ad una copertina terrificante, Sign Of Fear aggiunge un fantastico tocco atmosferico inaspettato che si snoda in maniera sopraffina: arpeggi virtuosi attorniati da synth lugubri, mid tempo pachidermici ed ipnotici giri di chitarra sotto un ritornello che non promette niente di buono. Se si deve attribuire il termine “capolavoro” a questo gruppo , credo sia veramente il momento giusto. Mai come in questo momento il thrash metal dei Destruction è stato così serpeggiante e sinistro ed è questo sentore a rendere Release From Agony eccezionale. Ultra terreni e quasi sinfonici i soli di Mike vanno a scolpire architetture strumentali raffinate quanto violente in un panorama sonoro mutato ma che non fa’ perdere nulla all’autenticità del gruppo.

Grande merito va attribuito alla presenza di una seconda chitarra che non solo irrobustisce, ma permette anche di creare armonizzazioni che hanno reso fenomenali gruppi come i Metallica o gli Exodus. Unconscious Ruins, Incriminated, Our Oppression e Survive To Die sono tutte gemme che si guadagnano il loro status grazie a particolari strumentali sempre convincenti e fantasiosi, che vanno a circondare un lavoro di scrittura dei testi buono e un’elaborazione delle linee vocali tutto sommato sufficiente. Insomma, dai ritornelli indimenticabili agli sprazzi death metal qui di pane per i denti di ogni metallaro sfegatato ce n’è parecchio. Il momento di grande forma del gruppo proviene anche dal bell’EP Mad Butcher pubblicato lo stesso anno, in cui ricompare una canzone addirittura antecedente ad Infernal Overkill insieme all’inedita e bellissima Reject Emotions. I Destruction abbandoneranno gli anni ‘80 con Cracked Brain (1990), disco thrash forse fin troppo complicato e privo di mordente. Da lì inizierà un periodo di insuccessi durato fino al ritorno di fiamma del thrash che ha coinvolto tutto il pianeta.

Voto: 9

Zanini Marco

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