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INTERVISTA AD ALDO BORASCHI – LA VOCE DEL GECO – ALTREVOCI EDIZIONI

INTERVISTA AD ALDO BORASCHI – LA VOCE DEL GECO – ALTREVOCI EDIZIONI.

Abbiamo da poco recensito “La voce del geco”, scritto da Aldo Boraschi, edito da AltreVoci Edizioni e abbiamo ora la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con l’autore. Buongiorno, grazie essere passato a trovarci, possiamo darci del tu?

“Certo che sì”

La mia prima domanda è legata a un parallelismo che è scattato automaticamente iniziando a leggere il tuo romanzo, hai letto “Il barone rampante” di Italo Calvino?

  • “Questa è stata la prima domanda che mi ha rivolto la giornalista che per prima ha recensito La Voce del Geco. Me ne vergognavo molto: pur avendo nella mia libreria il libro di Calvino (addirittura due copie) non avevo mai letto il Barone Rampante. Naturalmente ho provveduto a leggerlo. Devo dire che la differenza sostanziale tra il Cosimo di Calvino e il “mio” Giusto è che per Cosimo l’andare per alberi senza mai toccare il suolo è stata una sua scelta. Per Giusto, forse, l’unica possibilità di una vitadecente era sui tetti”.

Come nasce l’idea per il tuo romanzo?

  • “Chi non ha mai pensato: vado su un’isola deserta e non torno più. Tutti, penso, almeno una vota nella vita. Ecco, questo fuggire dal mondo, dagli obblighi che la vita ti impone può avere come soluzione una vita sui tetti. Mi piace molto anche l’allegoria dell’infante che cresce a due passi dal cielo, dove tutto è più puro, dove non esiste menzogna, perché, storicamente, le losche trame si svolgono nei bassifondi. Penso che sia molto difficile non affezionarsi a Giusto e alla sua fantastica combriccola”.

Cosa c’è in comune tra te e Giusto?

“Tutto e niente. Quando si scrive, metaforicamente, ci si trasforma in una valanga che dal ghiacciaio scende a valle. Nel suo tragitto, la valanga, raccoglie tutto quello che le si presenta davanti. Così è la scrittura: rubi una situazione in cui ti sei trovato, una canzone che hai sentito, un profumo, un personaggio che hai conosciuto, una sensazione che hai vissuto. Sono tutti elementi che hanno fatto parte di te per un tempo molto limitato, ma nulla hanno in comune con quello che sei diventato”.

Perché hai scelto Lavagna per l’ambientare il tuo romanzo?

  • “Lavagna è un paese che mi ha accolto. Io sono originario della Valtaro, terra di confine tra Emilia-Romagna, Toscana e, appunto, Liguria. Trovo molte similitudini tra Borgotaro e Lavagna: la schiettezza d’animo, la purezza della dell’amicizia, la socialità diffusa, l’accettazione del diverso. I miei libri non possono essere ambientati in location diverse…”

Senza dire nulla, il finale lo immaginavi da subito così o è stata una scelta sofferta?

  • “Hai colto nel segno: il finale mi ha portato via tempo ed energie. Ma ti chiedo: poteva finire diversamente? Certo la soluzione B mi avrebbe aperto più ipotesi narrative, ma proprio non vedevo altre soluzioni”

Possiamo sperare in un secondo volume in cui si parla di Raimonda?

 

“È un’idea che prenderò seriamente in considerazione. Grazie!”

 

Grazie mille per la disponibilità, arrivederci a presto sempre sulle pagine de I Gufi Narranti.

Sandra Pauletto

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