INTERVISTA AD ALESSIO PIRAS – “GENTE SBAGLIATA” – ALTREVOCI EDIZIONI

INTERVISTA AD ALESSIO PIRAS – “GENTE SBAGLIATA” – ALTREVOCI EDIZIONI.

Alessio Piras

Abbiamo da poco recensito il nuovo romanzo di Alessio Piras, “Gente sbagliata”, edito da Altrevoci Edizioni. I nostri lettori conoscono già Alessio di cui abbiamo recensito diversi lavori e intervistato più volte.

Anche oggi abbiamo la possibilità di parlare con lui del suo nuovo romanzo.

Ciao Alessio, bentornato sulle pagine de I Gufi Narranti.

Ciao Sandra, grazie dell’invito.

 

  • La prima domanda è una mera curiosità generale: il cognome di uno dei personaggi è un omaggio a uno dei tuoi ex colleghi di scuderia?

Tutti i cognomi dei miei romanzi sono pescati tra le mie conoscenze, quindi sicuramente sì.

 

  • Uscito dal tuo solito ambiente genovese, cosa ti ha portato a scegliere Milano come nuova location per il tuo romanzo?

La scelta ha il sapore della sfida, lanciata qualche anno fa da mia moglie. Il punto, per me, dopo la serie Pagani/Marino, era uscire dalla zona di confort e confrontarmi con la grande città. Devo confessare che Genova mi stava stretta da ventenne come studente e mi sta stretta a quasi quaranta come scrittore. Non vederci una critica, alla fine aveva ragione De Andrè quando diceva che Genova è una città da rimpiangere. A Milano, poi, ho vissuto due splendidi anni tra il 2011 e il 2013, quindi ne conosco la geografia e alcune idiosincrasie. Non è stato semplice, ho fatto vari tentativi abortiti, fino a quando ho avuto l’idea di cambiare ambiente, ma non prospettiva. E infatti Ravecca è un genovese che da genovese vive, osserva e si innamora di Milano (ma poi torna sempre a Genova, perché ci sono cose che non cambiano mai).

  • Al momento ancora nessuno ha ambientato il proprio romanzo in una situazione di COVID, tu ci hai pensato?

Parlando con altre scrittrici e scrittori ti posso assicurare che qualcosa arriverà, forse già nel 2021. Diamo tempo al tempo, perché la letteratura ha bisogno di guardare agli eventi nell’insieme e questa pandemia, disgraziatamente, è ancora in corso. Per quanto mi riguarda, se sarà, non sarà nel breve termine. Ho bisogno di guardare alla realtà con una certa prospettiva e ho bisogno di anni. Fortunatamente, tra lockdown e altre restrizioni l’indice di criminalità è piuttosto basso. Quindi, anche i vari Ravecca, Pagani e Libeccio sono impegnati in altro. Se mi conosco bene, la cosa più probabile è che tra qualche anno tiri fuori una storia con dei legami forti con questo periodo, e sarà il pretesto per parlarne.

 

  • Da quanto tempo avevi questo nuovo personaggio nel cassetto?

Nel 2017, in estate, passeggiando proprio in via Ravecca a Genova, mentre mia moglie faceva una fotografia, Jacopo Ravecca è venuto a suonare alla mia porta. So che sembrerà retorica, ma sono i personaggi a cercare e trovare gli scrittori e non il contrario. Mi piaceva il nome, perché rimanda a una zona riconoscibilissima della mia città, che è la parte più antica. È anche quella dove sorgeva la casa del mio bisnonno, poi distrutta dai bombardamenti della II Guerra Mondiale.

  • Possiamo sperare in un romanzo che vede la collaborazione tra i tuoi due personaggi di punta?

Ravecca e Pagani fanno parte dello stesso universo narrativo. Forse anche per questo lavorano in due città diverse. Pagani ha già lavorato con un altro mio personaggio, il vicequestore Libeccio e gli è andata piuttosto bene. Che un giorno si ritrovino tutti e tre insieme sullo stesso caso, è più che probabile. Sarei curioso di vedere come se la cavano i loro partner: gli ispettori Rapisarda, Pittaluga e Levratto.

Grazie per la disponibilità e benvenuto a Jacopo Ravecca nell’universo dei romanzi polizieschi.

Grazie a te, da parte mia e, naturalmente, un grazie anche da parte di Jacopo Ravecca.

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