Carrie – Il debutto di King è un’ode alla ribellione sociale.

Carrie

Carrie White non è come le altre ragazze della scuola. Il suo carattere silenzioso ed estremamente schivo le costa le prese in giro dei compagni e questo contribuisce a rendere la sua vita difficile. Come se non bastasse Margaret, la madre di Carrie, è una fanatica religiosa, puritana e folle. Non di rado la figlia subisce le sue punizioni, che vanno dall’essere considerata schiava del peccato a venire rinchiusa per un’intera giornata in un ripostiglio adorno di immagini sacre. Un giorno, negli spogliatoi della scuola, Carrie ha le prime mestruazioni ma, a causa dell’educazione aberrante ricevuta dalla madre, non ha idea di che cosa stia succedendo. In un fluire incontrollato di sangue, sotto le docce, la ragazza viene colpita dagli assorbenti delle compagne e dai loro insulti. Quello che però il resto della scuola e Margaret non sanno è che Carrie possiede il dono della telecinesi.

Primo romanzo di King, intimato dalla moglie più che dalla sua volontà. Nonostante la scarsa fiducia del suo scrittore, il romanzo, per essere un’opera prima, ha una struttura particolarissima che lascia già intravedere una grande personalità. La narrazione infatti consiste in un continuo passaggio da un’ideale presente ai ricordi del passato; scelta che comunque King riutilizzerà nei romanzi più celebri. I salti temporali sono il forte della sua letteratura e ha sempre dimostrato di saperli maneggiare benissimo. Nel caso di Carrie viene contrapposto il concatenarsi degli eventi che la condussero al ballo scolastico, al resoconto del presente affidato a perizie poliziesche, dichiarazioni dei processi fatti ai testimoni ed estratti dei libri pubblicati in merito alla tragedia di Chamberlain. Questo stile inquadra Carrie in un tono quasi investigativo davvero interessante per il genere, che può essere ricondotto all’horror o al fantasy. Soprannaturale per l’esattezza, visto che l’elemento a cui gira intorno tutta la vicenda sono i poteri di Carrie, quelli che nessuno conosce, ma che fanno parte della sua famiglia per via della nonna, già telecinetica. Con questi la protagonista può muovere oggetti e addirittura insinuare la sua presenza nella mente degli altri. Un’abilità che le permette di fare quello che vuole. Se quindi il suo carattere introverso la relega ai margini del mondo giovanile, è la telecinesi il mezzo con cui ne abbatte i muri e si vendica per le prese in giro ricevute. Per King è il tramite con cui realizzare una tremenda rivolta dell’emarginato contro la società ingiusta e cannibale; un tema carissimo all’autore (vedasi Arnie Cunnigham di Christine – La Macchina Infernale o i Perdenti di It). Attenzione, la ribellione sociale che scatena King, non avviene solo nei confronti delle perfide compagne di scuola, ma anche contro il fanatismo religioso della madre, e perciò è una ribellione totale. Attraverso la presa di coscienza dei propri poteri Carrie si trasformerà, agli occhi di sua madre, in una proiezione del diavolo; che questo poi coincida con la scoperta della propria sessualità è la dimostrazione di come King utilizzi tematiche di tipo fantastico per descrivere la pubertà.

La trama si impenna con Tommy Ross (uno dei ragazzi più belli e celebri della scuola) che inaspettatamente invita Carrie al ballo; in realtà è un’idea della fidanzata Sue Snell che vuole disperatamente farsi perdonare per aver partecipato al lancio di assorbenti sotto le docce. King in questo caso è bravo a sottolineare la dualità tra solidarietà e diffidenza, ed è ancor più efficace a smembrarne la recezione da parte di Carrie e da parte del lettore. La protagonista viene presto convinta, mentre chi legge mantiene il dubbio sull’onestà del piano di Sue. Tuttavia i veri pericoli per Carrie provengono da chi la odia davvero: Christine Hargensen e Tommy Nolan, due ragazzi pericolosi e rancorosi, disposti a tutto per vendicarsi. Punto forte del romanzo sono sicuramente le interazioni tra i suoi personaggi e la funzionalità che ha la descrizione degli ambienti, che fanno da corollario alla pacifica cittadina del Maine. Per il resto c’è tutta la magia descrittiva e comunicativa di King. Brian De Palma ne realizzò un film nel 1976, con le fantastiche Sissy Spacek e Piper Laurie, dimostrandosi più fedele a King di molti altri registi, nonostante abbia cambiato il finale snaturandone certi risvolti di trama. Un best seller, breve, facilissimo da leggere, ma di grandissimo impatto.

Zanini Marco

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