All Them Witches – ATW – Un ammaliante viaggio psych – blues.

All Them Witches – ATW

Anno: 2018

Paese di provenienza: USA

Genere: stoner/ rock psichedelico

Membri: Charles Michael Parks Jr. – basso e voce; Ben McLeod – chitarra; Robby Staebler – batteria

Casa discografica: New West Records

  1. Fishbelly 86 Onions
  2. Workhorse
  3. 1st vs. 2nd
  4. Half – Tongue
  5. Diamond
  6. Harvest Feast
  7. HJTC
  8. Rob’s Dream

Per chi segue gli All Them Witches dall’inizio sa bene che la scuola stoner è il primo riferimento a cui la band di Nashville si è appellata in partenza. Un principio che sembra lontano almeno dieci anni ma che, incredibilmente, risale solo a sei anni fa. La cosa più straordinaria degli All Them Witches, oltre al loro indiscutibile talento, forse è proprio la velocità con cui si sono ritagliati una nicchia di tutto rispetto e naturalmente la loro produttività. Quattro dischi in sei anni, due album live, quattro EP e sei singoli. Una perseveranza e una prepotenza rari da trovare in un gruppo che, come loro, appartiene alla base più underground del genere. Se poi ciascuno dei sei album su lunga distanza è da ricordare, capite anche voi che ci troviamo di fronte ad un’entità sopra la media.

In questi relativamente pochi anni intercorsi dal debutto stoner Our Mother Electricity, che faceva dell’ottimo manierismo la sua arma principale, gli All Them Witches hanno addolcito la loro musica con flussi sempre più psichedelici e fantasiosi che li hanno condotti, attraverso veri e propri capolavori, fino a questo album fittiziamente omonimo. Stavolta a rendere ancora più interessante il gruppo del Tennessee è una radice blues che si sprigiona a tutta birra in lunghi brani estatici come Harvest Feast e Rob’s Dream. E’ libidine pura in questi meravigliosi viaggi in cui si incrociano vagiti psichedelici, ammiccamenti pop e assoli ripresi dai Black Sabbath. Dare per scontato che ATW sia comunque un album per lo più melodico è un errore che viene smentito in partenza con un pezzo spiazzante come Fishbelly 86 Onions, che con la sua impostazione bizzarra ricorda da vicino i fraseggi obliqui di 21st Century Schizoid Man dei King Crimson; come ciliegina sulla torta l’assolo di chitarra davvero importante di Ben McLeod. All’interno di questa scaletta variegata ed imprevedibile il momento più tipico è Workhorse, che conquista comunque con il suo incedere tipicamente stoner, pittore di scenari desertici ed evocatore di atmosfere rigeneranti; a garantire la qualità è anche la voce gradevole di Michael Parks Jr. Parlando di terreni aridi non può non affascinare l’evoluzione di 1st vs. 2nd. Un riff grattato ed insistito culminante in una consistenza curiosamente spettrale.

Testimonianza dei continui tentativi dei nostri di liberarsi dal passato di derivazione Kyuss è Half – Tongue, traccia in cui gli assoli, di pink floydiana memoria, trascendono le regole del genere e ci fanno sprofondare in un fiume di meraviglia pop rock. A concludere questo spettacolo ci pensano l’immersione notturna di Diamond, monocorde ma di grande effetto, e l’evocativa HJTC, che mette in mostra un’intrigante natura oscura. Grazie ad una maturità e ad una saggezza senza limiti gli All Them Witches tornano a deliziarci con indescrivibili perle di splendido rock, e a scanso di equivoci, sembrano aver registrato la loro ennesima gemma. Da avere e custodire come preziosissimo cult.

Voto: 10

Zanini Marco

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