Papè Satan, Pluto e Dante – Approfondimento di Sandra Pauletto 

Papè Satan, Pluto e Dante – Approfondimento di Sandra Pauletto

 

È necessario prima di cominciare il nostro approfondimento chiarire subito un concetto, Pluto e Plutone nella mitologia classica non sono la stessa divinità.

Pluto è figlio di Iasio (o Giasone) e di Demetra, in alcuni testi è indicato come figlio della pace. Pluto è protettore dell’abbondanza agreste e poiché un tempo l’abbondanza agreste equivaleva alla ricchezza, e vista l’assonanza del nome con il dio Plutone, si tende a confonderli in un’unica divinità.

 

La nascita di Pluto è presente in diversi testi antichi, quello più importante è la Teogonia Esiodo così raccontata nei versi 969-974:

Demetra, generò, somma dea, con l’eroe Giasone, nel pingue suol Creta, nel solco tre volte scassato, il buon Pluto, che sopra la Terra ed il Pelago immenso, va dappertutto; e chi trova, chi può su lui metter le mani, fa che ricco divenga e gli accorda fortuna.”

Traduzione: Percorre tutta la terra e l’ampia distesa del mare e rende ricco il primo che incontra o che gli cade tra le braccia concedendogli una copiosa prosperità.

L’unione di Giasone con Demetra è presente anche nell’Odissea di Omero.

La tradizione vuole che Pluto fosse cieco affinché non facesse preferenze tra le persone alle quali elogiava i suoi doni.

Pluto è reso famoso da Dante Alighieri che ne ha fatto uno dei custodi più enigmatici e inquietanti dell’Inferno a cui mette in bocca le misteriose parole che tra poco vedremo.

Nella Commedia dantesca Pluto è posto all’ingresso del IV° cerchio dell’Inferno precisamente nei primi quindici versi del VII° canto, a guardia degli avari e dei prodighi, ossia tutti coloro che non riescono per avarizia o generosità fare uso equilibrato del denaro.

Dante e Virgilio non sono affetto gentili con lui, infatti il primo lo considera: “Il gran nemico” e il secondo rivolgendogli la parola lo invita al silenzio definendolo “Taci maledetto lupo”.

Non è dato sapere l’aspetto di Pluto nell’Inferno dantesco perché il poeta non ne dà una descrizione a parte la voce “chioccia” ossia dal suono ronco e aspro. Potrebbe essere immaginato come una cane lupo visto che lo stesso Virgilio si rivolge a lui a quel modo, ma non dimentichiamoci che nella Commedia, Dante incontra fuori dalla selva oscura una lupa, che in allegoria rappresenta l’avarizia,   quindi anche Virgilio probabilmente lo chiama lupo con significato allegorico, visto che in nessuna opera classica precedente all’opera dantesca Pluto è mai stato rappresentato come un cane, ci ha pensato Disney secoli dopo, ma questa è un’altra storia!

È più affidabile, se vogliamo cercare una sorta di descrizione, considerare Pluto come una figura dai tratti demoniaci perché “il gran nemico” è uno dei tanti nomi di Lucifero, e se al nome che Dante attribuisce a Pluto aggiungiamo quello che il custode infernale dice, direi che siano sulla strada giusta.

Arriviamo quindi alla famosa frase “PAPÈ SATAN PAPÈ SATAN ALEPPE”

Cercando di tradurla in modo letterale,  sappiamo che Papè è al 99% un esclamazione derivata dal greco e che Dante ha latinizzato ossia Papai che indica un nota di stupore e/o dolore che in italiano potrebbe avvicinarsi ad un: “Ahimè! Cosa vedo mai?”.

Il significato di Satan è ovviamente da intendere come Satana, il padrone di casa dell’Inferno, mentre Aleppe,  è possibile come per Papè che si tratti di un grecismo “A Leptos”  che significa incredibile o invincibile.

Secondo altre teorie più affascinanti, “Aleppe” sarebbe da ricondurre ad Aleph, la prima lettera dell’alfabeto ebraico usato in senso figurato per indicare il principio delle cose.

Mettendo assieme il tutto, la frase potrebbe facilmente essere così tradotta:

“O Satana onnipotente! Cosa mi tocca vedere” in riferimento a Dante anima viva nel regno dei morti.

Su tutte queste certezze rimane un dubbio: Dante colloca all’Inferno Pluto o Plutone?

Considerando che dalla piccola divinità che incarna Pluto ai tempi di Dante ben poco si parlava,  è molto probabile che il sommo poeta intendesse parlare di Plutone meglio noto come Ades, ossia il dio degli inferi, delle ombre e dei morti, ma se così fosse come mai Pluto è stato collocato proprio a guardia degli avari e prodighi? La cosa più logica è che Dante, come la maggior parte delle persone, abbia fuso assieme Pluto e Plutone.

Sandra Pauletto

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