Excursus sul leone della Divina Commedia – Approfondimento di Sandra Pauletto

IL LEONE di Dante

Leone“È non si che paura non mi desse la vista che m’apparve di un leone”.

Il leone è la seconda fiera che Dante incontra e che assieme alla lonza e poi alla lupa gli impediranno di salire il colle, obbligandolo a scendere negli inferni.

Facciamo notare subito il contrasto tra la lonza che il poeta definisce “leggera e presta molto” e il leone che sembra andare incontro a Dante.

“Con la test’alta e con rabbiosa fame si che parea che l’aere ne tremasse”.

Prima di  ragionare  sulla  sua figura e sul valore simbolico ed esoterico  vediamo la versione ufficiale.

Per tutti i dantisti, a differenza della lonza, per il leone pare non esserci troppi dubbi per quanto anche qui esistono alcune ipotesi pare che il leone possa rappresentare:

 

  • La superbia
  • Violenza insensata

 

Non è difficile capire perché gli venga attribuita la superbia essendo considerato il re della foresta.

A questo si aggiunge che il colore del suo manto, nonché la criniera, lo collegano al sole.

Narra la leggenda che l’animale possa guardarlo senza restare abbagliato (lo stesso si dice dell’aquila).

L’immagine del leone come forza va inteso come forza cieca ovvero violenza e in particolare la violenza del potere che opprime il diritto.

Volendolo riportare in allegoria politica ci sono pochi dubbi su chi rappresenti: Carlo di Valois Casa di Francia.

A differenza della lonza, animale poco gettonato nei vari poemi e leggende, per il leone si potrebbe citarne un’infinità. Quasi sempre però del leone, a eccezione di Dante, viene  esaltata la fierezza e coraggio.

Più volte lo stesso Virgilio, di cui Dante dice di essere discepolo devoto, lo cita nell’Eneide.

“Come leone che ha visto da un’alta vedetta, lontano un toro che si prepara alla lotta e gli si precipita contro, non diverso è l’aspetto di turno che avanza”, (X,453-456).

Ricordiamo ancora che è presente nel mito di Eracle, in mille favole, e anche nella Bibbia. Nell’iconografia cristiana, ricollegandolo all’antica simbologia solare, è allegoria della resurrezione di Cristo.

Interessante quindi che Dante andando contro le più antiche tradizioni gli abbia dato valenza negativa, dimostrazione che il sommo poeta non era solito rispettare “gli schemi”.

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