La Gorgone mortale: Medusa – Approfondimento di Sandra Pauletto

La Gorgone mortale: Medusa

Nella mitologia classica esistono tre “donne” o meglio figure femminili, nate dall’unione di Forcide e Ceto, due divinità marine. Si tratta delle sorelle Gorgoni: Stile, Euriale e Medusa.

Noi ci occuperemo, per ora, solo di quest’ultima, l’unica delle tre ad essere mortale. Nonostante Medusa sia quella più vulnerabile è quella più famosa.

La tradizione vuole che le tre sorelle vivessero nel paese delle Esperidi, non lontano dal “regno dei morti”, all’estremo occidente.

Medusa, secondo le tradizioni, appare come un mostro o come una donna ammaliante e irresistibile. Quando viene rappresentata come essere mostruoso, Medusa viene descritta al pari delle sorelle, con la testa circondata da serpenti, (a volte i serpenti erano i capelli stessi), la bocca dotata di grosse zanne, le mani sembrava che fossero di bronzo. Lo sguardo di Medusa e delle Gorgoni era fatale. Chiunque lo incrociasse veniva istantaneamente trasformato in una statua di pietra.

Stando alla leggenda, Medusa era in origine una donna bellissima, così bella da far innamorare il dio del mare Poseidone, non dimentichiamoci che le gorgoni al pari dei loro genitori erano divinità marine.

Il dio del mare per prendere Medusa, la cui beltà la riempiva di pretendenti, si trasforma in un’anguilla marina, rapisce la gorgone e la trascina e la possiede in uno dei tanti templi dedicati alla de Atena.

Il gesto fece molto arrabbiare Atena, che sfoggiò tutta la sua ira sulla più debole e tutto sommato incolpevole Medusa. Con la cattiveria tipica delle donne, Atena si accanisce su quanto di più bello avesse la Gorgone, ossia i capelli, trasformandoglieli in mille serpenti. Per accertarsi che più nessuno la guardasse in viso, rese il suo sguardo mortale, dal potere (involontario) di trasformare in pietra chiunque osasse guardarla.

Tutto questo perché Atena non sopportava il pensiero che potesse esistere una creatura mortale, o immortale, che fosse più bella di lei.

Ma i problemi per Medusa non erano finiti, non solo viene trasformata in un mostro pur non avendo colpe, di fatto Poseidone l’aveva violentata, ma con la speranza che il ragazzo avesse la peggio, visto le terribili caratteristiche di Medusa, Polidette, re di Serifo, mandò Perseo ad ucciderla. Lo scopo del re era quello di togliersi di torno Perseo per sposarne la moglie.

Come sempre accade nella mitologia classica, gli dei vengono in aiuto dei mortali e indovinate chi aiutò Perseo nell’impossibile impresa di ammazzare Medusa? Ovviamente Atena che non aspettava altro che di liberarsi una volta per tutte di Medusa, la cui punizione toccatele appariva alla dea evidentemente ancora poca cosa.

E così Perseo, che da solo non ce l’avrebbe mai fatta, raggiunto la dimora delle Gorgoni, la trovò addormentata, (chissà come mai …) e grazie ad un altro aiutino di Atena a Perseo, venne una brillante idea. Per evitare lo sguardo diretto di Medusa, che comunque stava dormendo, usò lo scudo come specchio e guardando l’immagine riflessa riuscì a decapitare l’incolpevole Medusa.

La creatura, che dallo stupro del dio del mare era stata fecondata, al momento della decapitazione escono dalle ferite il gigante Crisaore e Pegaso, il cavallo alato.

La sorte dello scalpo della Gorgone non è ben chiara. Alcuni testi sostengono che il giovane eroe Perseo lo portò via con sé, utilizzandolo contro i nemici incontrati sulla via del ritorno, perché pare che Medusa morì con gli occhi aperti rendendo così la sua testa con lo sguardo maledetto ancora efficace.

Altre fonti raccontano che sia Atena ad impadronirsi della testa di Medusa e di averla collocata sullo scudo, riuscendo così a pietrificare i suoi nemici col solo suo apparire.

Gorgone

Essendo Medusa figlia di due divinità marine, Perseo pensò bene di raccogliere il suo sangue. Sempre dalle molteplici proprietà a seconda dal punto da dove sgorgava. Il sangue uscito dalla vena destra aveva proprietà curative e per contrasto quello della vena sinistra era un potente veleno.

La Gorgone Medusa compare in diversi poemi e opere classiche. Nella Divina Commedia, Dante la incontra all’inferno nel Canto X vv 54-60:

Vegna Medusa: sì ‘l farem di smalto”

dicevan tutte risguardando in giuso;

mal non vengiammo in Teseo l’assalto”

Volgiti in dietro e tien lo viso chiuso;

che se il Gorgon si mostrae tu ‘l vedessi,

nulla sarebbe di tornar mai suso”.

Cost disse ‘l maestro, ed egli stessi

mi volse, e non si tenne a le mie mani,

che con le sue ancor non mi chiudessi.

In questo canto, dove il poeta si trova all’entrata della città di Dite, Medusa allegoricamente rappresenta il dubbio religioso che ha la proprietà di rendere l’uomo insensibile come la pietra e di condannarlo per l’eternità.

A livello artistico Medusa è stata raffigurata da moltissimi artisti, citarli tutti o molti sarebbe un lunghissimo elenco. Citarne su tutti il maestro Caravaggio e il suo famoso scudo, dove è raffigurata la testa mozzata di Medusa con gli occhi sbarrati, la bocca spalancata e gli immancabili capelli rettile di cui abbiamo accennato in un altro nostro articolo di cui consigliamo la lettura.

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