Intervista ai Necandi Homines per l’uscita di Black Hole

Intervista ai Necandi Homines per l’uscita di Black Hole

E’ fresca la notizia dell’uscita del nuovo EP dei Necandi Homines. Black Hole conferma un viaggio introspettivo e una crescita notevole per il gruppo marchigiano, intenzionato a rendere più atmosferico e istintivo il proprio black metal. Andiamo a scoprire cosa li ha portati a questo traguardo.

  1. Ciao ragazzi. Innanzitutto, complimenti per il vostro ultimo EP. Per cominciare potreste spiegarci come è nato il progetto Necandi Homines? C’era già la volontà di proporre un black metal particolare o siete arrivati a questa interpretazione in maniera graduale?

Ciao e grazie per l’apprezzamento. I Necandi Homines sono nati come tante altre band, con la voglia di far musica. Al tempo eravamo dei ragazzini affascinati dall’aura blasfema e maligna del black metal, volevamo semplicemente proporre qualcosa di estremo, dal sound alle tematiche. Abbiamo poi iniziato ad introdurre le prime contaminazioni intorno al quarto/quinto anno di attività volgendo l’attenzione sul nostro piano emotivo, volevamo puntare ad uno sfogo più personale senza alcun limite dettato dal genere. Il nostro è stato senza ombra di dubbio un percorso graduale, e ciò che siamo ora è sicuramente qualcosa di molto più intimo rispetto agli inizi.

  1. Volgendo lo sguardo a quando vi siete formati, sentite di essere progrediti in fase compositiva e nella frequenza delle esibizioni dal vivo? O vi sentite ancora insoddisfatti?

Siamo sicuramente progrediti sia nella fase compositiva che nella frequenza delle esibizioni. Negli anni abbiamo maturato molto la nostra concezione di far musica, ciò che componiamo dagli ultimi anni a questa parte, specialmente con la nuova formazione, è qualcosa di puramente istintivo. Agli inizi non era così, il progetto era letteralmente chiuso all’interno di una sala prove e chi stava dietro alla composizione era per lo più una singola persona, mentre ora possiamo dire di essere un unico flusso di menti. Siamo decisamente soddisfatti di ciò che siamo e di ciò che facciamo.

  1. Come sono venute alla luce le tre tracce di Black Hole?

La nascita di Black Hole è avvenuta in maniera abbastanza casuale nel 2013 con l’improvvisazione della terza traccia. Una sorta di mantra senza alcuna struttura fissa di cui abbiamo sempre avuto un forte legame emotivo. Quella traccia rappresenta per noi l’abisso, il vuoto interiore da cui ci sentiamo visceralmente attratti. Il buco nero in questione, per quanto perfetto nella sua funzione catartica necessitava però di una base di partenza, dell’atto di discendere verso l’abisso tra le gelide mura del subconscio. Le prime due tracce sono state composte successivamente proprio per completare quella prima fase mancante. Black Hole è un trittico rappresentante la meditazione, la rassegnazione ed infine l’oblio del conscio umano, ed è su questo concetto che esso è venuto alla luce nella sua forma e nel suo contenuto.

  1. Quali sono le tematiche affrontate nei vostri testi? Da un punto di vista musicale, le atmosfere che evocate sono estremamente negative!

In modo superficiale possiamo dire che le nostre tematiche sono legate alla sfera della misantropia, ma questo disprezzo verso l’umanità noi non lo sfoghiamo in modo diretto, bensì in un modo più introspettivo, attraverso le paure e gli aspetti emotivi che compongono il singolo. Personalmente sono più incline nel definire i nostri testi, così come la nostra musica, come una ricerca dedita all’abbandono da ogni legame terreno. La negatività è sicuramente un punto cardine dei nostri testi, ed è tramite essa che tendiamo ad allontanarci da ogni forma di umanità. Come umani sentiamo il bisogno di farci divorare dall’abisso. Ma più nello specifico ciò che raccontiamo è qualcosa di estremamente personale, sono i reconditi pensieri e le più profonde sensazioni che ci portiamo dentro, su cui spesso necessitiamo meditare.

  1. Da’at è uscito per Vacula Productions, etichetta ucraina, mentre Black Hole per l’inglese Third – I – Rex. Com’è avvenuto questo passaggio di etichetta?

È stata in parte una questione di necessità. Siamo molto contenti di come Vacula Productions abbia gestito la distribuzione di Da’at. Ma con Black Hole volevamo un approccio più diretto e personale, Third-I-Rex e Toten Schwan Records si sono mostrati interessati al nostro progetto ancor prima di sapere che eravamo in procinto di far uscire una nuova release. Una co-produzione underground avrebbe fatto sicuramente a caso nostro, così abbiamo tirato le somme e fatto questa scelta di cui ci sentiamo tutt’ora estremamente soddisfatti.

  1. Ci parlate un po’ anche della realizzazione di Da’at? Pensate che con Black Hole ci siano stati dei miglioramenti in fase di scrittura?

La realizzazione di Da’at è stata lunga e difficoltosa. Le tracce che compongono l’album sono state composte nell’arco di quattro anni, e sono l’impronta delle nostre prime sperimentazioni. Lo stesso vale anche per Black Hole, le tracce che lo compongono sono state scritte a distanza di anni, di cui una nello stesso periodo di Da’at. Nelle fasi di registrazione e mixaggio abbiamo compreso maggiormente ciò di cui sentiamo di aver bisogno, per cui più che vederne un miglioramento riguardo alla fase di scrittura, possiamo dire di apprezzarne di gran lunga il risultato finale.

  1. Cosa pensate dell’inclinazione più atmosferica e “hipster” del black metal recente?

Siamo degli sperimentalisti, e come tali siamo aperti all’idea che un genere come il black metal possa evolversi ed avere diverse contaminazioni. Ci sono però sempre dei canoni ben precisi da rispettare. Un genere per definirsi tale dovrebbe mantenere integra la propria anima. Nei termini “hipster” e “black metal” non solo non vedo alcuna forma di correlazione semantica, ma noto anche la perdita dell’identità che li caratterizzano. Per cui non credo che questo tipo di inclinazione possa aver senso se tende già in partenza ad annullare il proprio significato.

  1. Avete in programma di registrare un disco sulla lunga distanza prossimamente?

Si abbiamo ancora molto materiale da voler pubblicare. Non abbiamo ancora informazioni certe sul quando e sul cosa registreremo, ma se tutto va secondo le previsioni, nel 2019 qualcosa verrà alla luce.

  1. Come vi ponete di fronte al movimento NSBM? E di quello anarchico (vedi ad esempio i canadesi Iskra). Vi piace quando il black metal assume connotazioni politiche o preferite un approccio apolitico?

La politica è un argomento personale, e come tale non posso dare una risposta puramente oggettiva. Io da apolitico non mi sento ne attratto ne infastidito da alcun contenuto politico in musica. Sono dell’idea che ognuno debba essere libero di credere in ciò che dice senza vergognarsi, e apprezzo chi dimostra coerenza in questo. Necandi Homines è un progetto totalmente apolitico, non abbiamo alcun problema nell’ascoltare e nel condividere il palco con gruppi NSBM o con gruppi di sinistra, almeno fin tanto che la situazione non sia tale da rischiare qualche erronea affiliazione, dato che noi non siamo e mai saremo interessati a parlare di politica con la nostra band.

  1. Grazie per la vostra collaborazione! Alla prossima! Salutate I Gufi Narranti come preferite!

Ringraziamo la redazione de I Gufi Narranti per averci concesso questo spazio. Alla prossima.

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