Senketsu No Night Club – Shikkoku – Città sole e umide. Jazz noir oscuro.

Senketsu No Night Club – Shikkoku

Anno: 2018

Paese di provenienza: Italia/ UK

Genere: jazz/ atmosfera

Membri: Adriano Vincenti – sampler, drones; Giovanni Leonardi – chitarra, basso, synth, strumenti elettronici; Ian Ferguson – sax

Casa discografica: Toten Schwan Records, Dark Jazz Records

  1. 衝動の契
  2. 漆黒
  3. Nothingness
  4. Pleasure Can
  5. Nikutai No Gakko
  6. 愛の渇き
  7. Shikkoku
  8. Aokigahara Jukai

Mettere in moto l’immaginazione, ascoltando determinata musica è talvolta complicato, o quantomeno per farlo è necessario appellarsi a differenti sfere culturali. Con Senketsu No Night Club invece è facilissimo. Bastano poche note per addentrarsi in un immaginario noir imperniato di jazz ed elettronica, piegati al volere di una grande visione. Città oscure e umide, marciapiedi intrisi di pioggia che nascondono ricordi misteriosi, torbidi, inquieti. La musica del terzetto sembra evocare una malinconia struggente e la rassegnazione di un’umanità dolente, aggrappata ormai solo ad uno stentato bisogno di sopravvivere.

Un presente in cui si riconoscono le ferite del passato e si preannunciano i timori del futuro. Tutto questo grazie all’unione tra tre musicisti consumati: Adriano Vincenti, Giovanni Leonardi e Ian Ferguson. Il primo già attivo dal 2001 con numerosi progetti: Macelleria Mobile Di Mezzanotte, Crona Nera, Detour Doom Project e Zolof Evra. Giovanni cantante e poli strumentista dal 2011 con Sigfried, Carnera, Division Sensucht e con il suo progetto solista. Ian Ferguson poi, dall’Inghilterra, sassofonista e fondatore di The Sarto Klyn V. Per un’operazione simile anche l’impatto estetico non poteva essere lasciato al caso ed ecco quindi comparire Blackfrost a curare le grafiche e nuovamente Furachi Life a prestare corpo e sensibilità fotografica. Dico nuovamente perchè, non solo Shikokku non è il primo disco di Senketsu No Night Club ad avvalersi della collaborazione della intrigante artista giapponese, ma è anche il secondo uscito quest’anno. Testimonianza quindi di una produttività straripante di questa nuova realtà.

Il mio consiglio è di far partire l’album, abbandonarsi completamente (certo, godere di uno scorcio piovoso sarebbe perfetto) e lasciare fluire le note dall’inizio alla fine. L’immersione vi porterà nelle suggestioni jazz di 衝動の契 e lì, solo chiudendo gli occhi, potrete vedere accendersi dei fari nel buio di una città lambita dalla pioggia. Il traffico vi sembrerà inarrestabile, ma come avvolto da un soffuso mantello di triste calma. Le atmosfere si fanno più eteree e sognanti nella seguente 漆黒 , in cui prende il sopravvento un sax docile e fantastico. Si passa poi per la più cupa Nothingness, perfetta per un film noir, e per gli accenti vacui di Nikutai No Gakko, che inducono ad uno stato di magica meditazione.

L’emersione di un synth, abbinato al consueto languido sax, ci catapulta in 愛の渇き, che sembra quasi la straordinaria evocazione delle metropoli disilluse e decadenti di Blade Runner. Bellissima anche la conclusione affidata a Aokigahara Jukai che, nonostante l’apparente natura magica e riflessiva, cela qualcosa di negativo che mette in guardia l’ascoltatore e lo prepara ad un avvenire funesto. Alla fine lo sguardo si perde nel vuoto rifacendo scorrere le immagini suggerite fino a questo momento, e un po’ ci si sente parte di quel mondo, forse sopraffatti da questo malinconico fulgore. Allo stesso tempo consapevoli di aver ascoltato un disco di un certo livello, di una certa classe. Niente parole, solo musica che ci riporta al Sol Levante e al mondo noir, contando su un tragitto che unisce tre culture differenti. Italia – Inghilterra – Giappone. Una fusione riuscitissima che fa’ innamorare, piangere e sperare che la pioggia possa lavare via le nostre sofferenze.

Voto: 8

Zanini Marco

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