Necandi Homines – Black Hole (EP) – Blackdoom spettrale e ipnotico.

Necandi Homines – Black Hole (EP)

Anno: 2018

Paese di provenienza: Italia

Genere: black metal/ doom metal

Membri: Apsychos – chitarra; Oxide – basso; Discissus – voce; Hagen – batteria

Casa discografica: Third – I – Rex

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Immaginate di attraversare una palude avvolta nella nebbia, da soli. Di tanto in tanto, fra gli esili e piccoli alberi marci, forme spettrali dovrebbero formarsi a mezz’aria dalla foschia umida che risale da stagni putridi. Nel muschio comparirebbero poi resti di carcasse di animali, ma anche qualche scheletro umano. Una volta tenuta ben presente questa macabra visione dovreste aver trovato l’adeguata visualizzazione dei Necandi Homines e della loro musica. L’impianto è minimale, e quando bisogna trasmettere sensazioni forti e chiare, è la cosa migliore da fare. In questo caso l’aura che circonda il gruppo di Ancona è totalmente mortifera. In bilico fra retaggio black metal e dilatazioni doom, l’ultimo EP Black Hole si snoda in sole tre tracce dalla consistente durata. Ancora meno che essenziali, quasi nulli nell’approccio attitudinale, i Necandi Homines non hanno bisogno di dare titoli alle loro tracce, tanto che sembrano trasmettere il nulla cosmico con la loro dispersione di riff lugubri e atmosfere funeree. Rumori profondi e lenti che hanno la stessa potenza di un silenzio angosciante, che ci circonda, ci pervade, ci ipnotizza. Passando da pure espressioni di perdizione lisergica e terrificante ad improvvise sfuriate black metal. Una batteria marziale e rutilante sancisce il passaggio tra la seconda e la terza traccia in maniera geniale e azzeccatissima.

Se non siamo di fronte ad un capolavoro, stiamo partecipando alla sua anticipazione, perchè l’unica cosa che si può fare è sperare che questo mini album possa introdurne uno più lungo altrettanto efficace e più compiuto. Boccheggi criptici e catacombali, sospiri rigurgitanti, suoni ipnotici completano l’opera nella terza traccia, con un’infida Odissea di tredici minuti indimenticabile. Forse la sorpresa più bella è che questo Black Hole sancisce un passo avanti significativo dopo le due prime produzioni della band: la demo omonima del 2012 e il disco Da’at dell’anno scorso. Necandi Homines che comunque nascono come gruppo black metal nel 2007 facendo già fuoriuscire forti dosi di doom, che a tratti prevalgono sul resto e si affacciano ora nel 2018 con un rinnovato spirito di innovazione che abbraccia paesaggi psichedelici tetri da affiancare ad un sentimento oscuro, distorto e violento. Non resta altro che godersi lo spettacolo perdendosi in questo marasma di atmosfere stagnanti. Il rituale oscuro è servito.

Voto: 10

Zanini Marco

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