INTERVISTA A G. SCHILLACI – LA FELICITÀ SI RACCONTA SEMPRE MALE – DIALOGHI EDIZIONI

INTERVISTA A GAUDENZIO SCHILLACI – LA FELICITÀ SI RACCONTA SEMPRE MALE – DIALOGHI EDIZIONI

SCHILLACI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo avere recensito l’opera prima del giovane autore (classe 1990) Gaudenzio Schillaci: “La felicità si racconta sempre male” abbiamo la possibilità di conoscerlo meglio mediante una breve intervista.

  • Ciao Gaudenzio, possiamo darci del tu?

Buonasera a voi e ai vostri lettori. Certo, anzi, dobbiamo darci del tu. Meno siamo formali e più mi sento a mio agio.

  • Essendo la prima volta che ci incontriamo vuoi raccontarci qualcosa di te?

Sono Gaudenzio, nato e cresciuto tra le strade di Catania, ma da qualche tempo vivo a Bologna, dove lavoro. Sono un ragazzo semplice, mi piace lavorare duro, leggere molto, non prendere malattie sessualmente trasmissibili e le donne. Sono alto un metro e settantacinque ma siccome sono molto timido quando sono in pubblico mi vergogno e mi comporto come se fossi un metro e ottanta. E ovviamente sogno la pace nel mondo.

  • La prima domanda non c’entra molto con il romanzo, ma siccome nel libro citi alcuni aneddoti calcistici, visto il tuo cognome, hai qualche legame con Totò Schillaci?

L’ho avuto fino a dieci anni quando, per atteggiarmi con i miei amichetti del cortiletto, mi spacciavo per suo nipote. Poi ho conosciuto le ragazzine e a quel punto la fama calcistica delle Notti magiche non mi serviva più a granché: da quel momento, ho iniziato a spacciarmi per il quarto dei fratelli Fiorello. Oggi, molti mi conoscono come cugino venuto male di Alessandro Borghi.

  • Perché hai deciso di scrivere un romanzo giallo?

Ad essere sincero trovo un po’ difficoltoso definirlo un giallo, credo piuttosto si possa identificare nel noir, anche se ho cercato, pur partendo dalla letteratura di genere, di svincolarmi da molti canoni e cliché. Il giallo esige un’indagine svolta nei minimi dettagli, il noir invece racconta di uomini e delle loro frivolezze, delle loro miserie. Qualcosa che sento molto più affine a me. Perché ho deciso di scriverlo? Perché “scrivere è l’unico modo che ha inventato l’uomo per colmare i buchi di un’assenza”, come faccio dire a uno dei personaggi. Volevo raccontare di alienazione, di contraddizioni, di sopravvivenza, della speranza di una redenzione e questa storia poteva rappresentare, a mio modesto parere, un buon modo per parlarne e, inoltre, volevo anche raccontare una Catania che si discostasse un po’ dai soliti luoghi comuni del “u’ mari, a’ muntagna e u’ suli”, una Catania seducente e bastarda che è quella che ho vissuto io. E poi perché volevo vendicarmi di una mia ex di cui non posso fare il nome per motivi legali (anche se nei suoi confronti sono stato buono, alla fine. Non ho mica soldi da dare agli avvocati).

  • Più volte nelle pagine compare citato Woody Allen, di cui a tratti nel romanzo si respira l’atmosfera di alcuni suoi film. Tu quando ti sei avvicinato all’attore e perché hai deciso di inserirlo nel romanzo?

Allen rientra in una serie di influenze che in tutta onestà non saprei dirvi con precisione quando sono arrivate nella mia vita, è un po’ come se ci fossero sempre state. Ricordo che da piccolo mi capitò di vedere “Pallottole su Broadway” e ne rimasi fulminato, come quando vedi una tizia sull’autobus e ti innamori a prima vista tanto da perdere la tua fermata e scendere dove scende lei. Così poi, crescendo, andai a ritroso fino a scoprire tutto il resto, ed è stato così con tutte le influenze che ho volutamente citato nel romanzo (non è un caso che il Commissario abbia un nome tanto simile a quello di David Bowie, o che il titolo del romanzo rimandi sia a una canzone di Mario Venuti e Patrizia Laquidara, “Per causa d’amore”, citata nella storia, che a Jules et Jim di François Truffaut. E ci sono moltissime altre citazioni, alcune persino nascoste, altre che possiamo capire giusto in due, in tre al massimo. E tanta, tanta musica). Sono sempre stato uno che si innamora di qualcosa e poi, con molta calma perché sono pigro come un gatto e di più, approfondisce. Ho deciso di inserire Allen (e non solo lui) nel mio romanzo per prima cosa perché il seme della storia nasce legato ad una sua battuta, che viene infatti riportata ad inizio romanzo, e secondariamente perché mi piaceva l’idea di offrire un tributo a qualcuno che, con il suo pensiero e le sue opere, ha avuto una certa importanza nella mia vita. Nel prossimo conto di fare apparire Jessica Rizzo e i Tigerfregna, infatti (nota per i lettori: se non siete di stomaco forte, non cercate nessuno dei due su Google. Non vi piacerebbero).

  • Catania e Bologna due città diverse o c’è qualcosa che le accomuna?

Sono due città che hanno fame di vita, ma la declinano in modo diverso. Bologna è cannibale, e in questo di certo contribuiscono le iniezioni di studenti che ad ogni Settembre invadono le venuzze della città con il loro entusiasmo e la loro voglia di godersela, Catania invece è un po’ compiaciuta, forse persino più sorniona. Catania è una città che si lascia andare al destino, a cui piace naufragare. Dalla mia esperienza posso dirvi che trasferirmi a Bologna ha certamente avuto delle complicazioni, specie perché non ero più giovanissimo, ma molte meno di quanto mi aspettassi. E soprattutto sono due città che offrono scorci splendidi dove ambientare delle storie. E dove si fa tanto sesso consensuale, che non guasta mai.

  • I tuoi personaggi entrano nel cuore del lettore. C’è speranza di poter leggere altre loro indagini?

Come dico sempre, tutti i romanzi possono diventare seriali se l’autore viene pagato abbastanza. Al momento sono concentrato su due altri progetti personali, uno che sta già facendo il solito giro delle solite scrivanie in cerca di una casa e l’altro che sta aspettando qualche mano di pittura per essere concluso. Poi, abbiamo un romanzo scritto a quattro mani con Alberto Minnella per cui stiamo valutando le offerte e, giusto per non farsi mancare niente, sono molto concentrato su un altro progetto di gruppo, che insieme ad altri tre marcantoni della letteratura abbiamo appena lanciato, il “Collettivo SiciliaNiura” che mi vede protagonista e co-direttore insieme agli scrittori Sebastiano Ambra, il già citato Minnella e Rosario Russo e a cui è legato il lancio di una collana omonima che uscirà per Algra Editore. Un lavoro inedito, per noi, ma incredibilmente stimolante. Per quanto riguarda il Commissario Bovio, chissà, magari risalterà fuori quando meno ve lo aspetterete, come uno sfogo erpetico. “Bisogna avere fede e navigare”, come cantavano i Baustelle, ma senza mai prendersi troppo sul serio, per carità.

Grazie per la disponibilità e a presto sulle pagine de I Gufi Narranti.

Grazie a voi, e un abbraccio a tutti i vostri lettori.

Sandra Pauletto

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