Intervista a Fabio Carta autore de Arma Infero

Intervista a Fabio Carta autore de Arma Infero

fabio carta

Buongiorno Dott. Carta. Grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Possiamo darci del tu?

Buongiorno a te e grazie per la disponibilità che mi concedi. Per carità non chiamarmi Dottore, non lo fa mai nessuno e non ci sono abituato. Il tu va benissimo, anzi lo esigo.

Sono rimasto veramente sorpreso dalla imponenza del testo che hai scritto. Hai descritto, dettagliatamente, un nuovo mondo, non tralasciando nè aspetti culturali/sociale nè pricandoci del piacere di addentrarsi nel settore tecnologico. Un progetto del genere non può nascere in una notte. Vuoi raccontarci che percorso hai seguito per arrivare a concepire una tale realtà?

In effetti lo sviluppo del mondo, come della narrazione generale di Arma Infero, ha preso quasi cinque anni di tempo. Ma non è stata un’operazione pianificata con un progetto a monte, te lo posso garantire. Tolte delle inevitabili basi sul background geologico e geostorico, il resto s’è praticamente scritto da sé. Da lì la mole dell’opera che, nel momento proprio della narrazione, ha scoperto, inventato e dettagliato se stessa, e sempre da lì il divertimento con cui ho sviluppato e portato a termine il tutto.

Entriamo nello specifico dei personaggi. Karan e Lakon. Li legherà una amicizia complessa, anche per l’origine dello stesso Lakon. Talvolta mi è parso di scorgere, nella interazione tra i due, qualche cosa di più di un semplice rapporto cameratesco. Mi sono sbagliato?

Nessun errore. Da virile cameratismo a uno slancio che risponde, nei due, a un bisogno d’ affetto, anche di amore… totale, in un senso che ignora e trascende quello fisico. La storia del rapporto tra i due eroi di Arma Infero è in effetti la ricerca di un compromesso tra la visione dell’amicizia di Karan, tradizionale e così simile alla nostra, e quella di Lakon, totale e trascendente, pretesa con una forza che spaventa.

Talvolta, nel libro fai riferimento al «Nexus». Strumento tanto potente quanto temuto; talvolta descritto come un terribile abominio, altre volte come una forma di speranza. Cosa deve rappresentare realmente?

Il significato del Nexus viene spiegato man mano nella sviluppo della saga, e lo svelamento del suo segreto fa parte di quella suspense che deve portare il lettore a sfogliare pagina dopo pagina (e sono tante). Tuttavia posso dire che la visione del Nexus nella parte iniziale del primo volume, presentato come stigma intergenerazionale di un’antica schiavitù aliena, portato da ogni uomo sul pianeta, beh è una visiona decisamente riduttiva e fuorviante. Il Nexus, come tante altre cose, fa parte dello scrigno dei segreti che si cela sotto l’apparenza fiabesca dell’intera ambientazione.

Avviamoci alla conclusione, frequentemente gli autori, durante le sedute di scrittura, sono «vittime» di piccoli rituali dei quali non possono fare a meno. Per esempio, Gustave Flaubert scriveva di notte in modo che i rumori del giorno non lo disturbassero, Prust e Truman Capote amavano lavorare a letto, mentre Dickens, amava usare colori diversi, in base ai diversi scopi. Vi è qualche abitudine a cui non puoi rinunciare, quando scrivi, che vorresti condividere con i tuoi lettori?

Non ho una regola, in quanto non so quanto possa considerarmi uno scrittore tout court. Come esordiente e dilettante, è ovvio che il mio “rituale” consiste nel trovare un po’ di tempo ogni giorno, tra lavoro vero e impegni familiari vari, per poter scrivere. Banalità deprimenti a parte, mi piace scrivere in camera, con mia moglie accanto, impegnata come me nelle sue faccende o, la sera, assopita. Basta che sia lì, vicino. La sua sola presenza mi è di conforto e mi convince che, a torto o ragione non so, non sto perdendo tempo.

Grazie Fabio di aver risposto alle nostre domande. Personalmente non vedo l’ora di poter leggere il resto della trilogia.

Grazie ancora a te per la possibilità che mi hai dato di farmi conoscere meglio. Spero di non aver annoiato i tuoi lettori. Per la trilogia ho un’anteprima solo per te: non è una trilogia. Il quarto e, giuro, ultimo volume sarà pubblicato entro l’anno. E con questo tutto quanto avevo da dire su Karan, Lakon e Muareb sarà finito. Un po’ mi dispiace, ma sono soddisfatto. Ma di questo, magari, parleremo in un’altra occasione .

Ciao.

Emanuele Airola

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