Hereditary – Le Radici Del Male – L’oscurità della famiglia Graham.

Hereditary – Le Radici Del Male

Anno: 2018

Titolo originale: Hereditary

Paese di produzione: USA

Genere: orrore

Regia: Ari Aster

Produttore: Kevin Frakes, Ridley Scott, Lars Knudsen, Buddy Patrick

Cast: Toni Collette, Milly Shapiro, Alex Wolff, Gabriel Byrne, Ann Dowd

Considerata la grande inflazione di film dell’orrore a tematica spiritica, sopraggiunta negli ultimi anni e causata per lo più da titoli mediocri, è chiaro che Hereditary – Le Radici Del Male debba occupare una categoria a sé stante. La stessa dove albergano fieramente Personal Shopper, Le Streghe Di Salem, Babadook e The Witch. Unici e distinguibili ma tutti uniti da coraggio, ricerca della perfezione e passione per il cinema. Solo evidenziandone i differenti umori si ha un quadro generico dell’eclettismo che ha goduto il genere grazie ad alcuni talentuosi registi. Assayas con Personal Shopper ci ha avvicinati al soprannaturale con un approccio filosofico che spaventa e rassicura allo stesso tempo; Rob Zombie ha scambiato la pellicola con carta patinata e l’ha macchiata con un vomito di bile e sangue, torbido come un numero di Playboy e grandguignolesco come un manoscritto satanico; Jennifer Kent nella sua prima creazione mostruosa, Babadook, ha inscenato un dramma familiare che lancia un’ombra secca e dinoccolata su suggestioni infantili; Eggers ci ha ricondotti al XVI secolo per farci incontrare la paura dell’ignoto nella personificazione di una strega silvana; infine Ari Aster (debuttante come Kent ed Eggers) ha scelto un tocco sfaccettato e tortuoso, dove la ricchezza di dettagli depista e, più di qualunque suo simile, apre la strada alla libera interpretazione. Fatta eccezione per Le Streghe Di Salem, che si occupa della vita da incubo di Heidi, prescelta da una congrega di streghe per dare alla luce il figlio del Diavolo e Personal Shopper che narra di Maureen, la medium che veste le star, confusa da suggestione e necessità di mettersi in contatto con un’altra realtà, stiamo parlando di opere che non a caso partono dai rapporti famigliari per fendere l’oscurità che circonda il mondo dell’uomo.

Una delle tante scene inquietanti del film.

Questo tipo di cinema sembra volerci trasmettere quanto i rapporti in famiglia oggi siano complicati e pregni di sentimenti contrastanti, che partono da un’estremità amorevole ad una folle e maligna, di odio apparente. Hereditary – Le Radici Del Male estremizza questa peculiarità attraverso una famiglia in perenne tragedia, che lentamente si sgretola perdendo un componente dopo l’altro. Perchè questo? C’è forse un antico condizionamento spiritico che trama dietro i Graham? E’ tutto dovuto al caso? O è colpa di Annie? Comunque Aster getta il buio sull’educazione genitoriale, sui rapporti tra genitori e figli, su quelli tra fratelli, sulla procreazione. Hereditary – Le Radici Del Male raduna un po’ tutti i nostri terrori, li centrifuga in un concentrato di immagini disturbanti, rivoltanti e agghiaccianti, ri – sottolineando dove forse non ci sarebbe bisogno il genere, ma offrendo una personale visione d’insieme imprevedibile che riesce a scuotere e a far rabbrividire. A partire dalle pedine che fanno da ponte tra il nostro mondo e quello dei morti, che stavolta si nascondono dietro l’inganno della comprensione e del conforto. Passando per i vuoti ed egoisti rapporti giovanili che ci astraggono dal reale. Giungendo alla creazione di una nuova famiglia che si libera dalla nostra società che ha fallito?


Si potrebbe dire che prima c’è stato il cinema dell’orrore sulla possessione, poi è arrivato Ari Aster con il suo Hereditary – Le Radici Del Male, ha concentrato il passato in un gigantesco e ridondante infuso putrefatto, attraverso immagini fortissime e scioccanti, e ha sputato fuori tutta la negatività genealogica possibile. I paragoni con i capolavori più vecchi sono a mio avviso fuori luogo (sempre che non lo si voglia paragonare al gioiello di Kubrick perchè effettivamente la smorfia disperata di Toni Collette ricorda quella di Shelley Duvall, ma lo trovo inappropriato), perchè ora l’esoterismo non è più materia fantastica ma parte integrante delle nostre vite. Il cast, adatto al compito, non potrà che essere ricordato per la prestazione e la fisicità della sedicenne Milly Shapiro, fuori da ogni canone di bellezza ma perfetta per dare maggior profondità alla figura del bambino all’interno del cinema dell’orrore.

Zanini Marco

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