Extirpation – A Damnation’s Stairway To The Altar Of Failure

Extirpation – A Damnation’s Stairway To The Altar Of Failure

Anno: 2019

Paese di provenienza: Italia

Genere: thrashblack

Membri: Darak – voce e basso; Eros – chitarra; Magico – chitarra; Elia – batteria

Casa discografica: Triumph Ov Death

  1. Awakening
  2. Into Disease
  3. Labyrinth Of Empty Cages
  4. (Inevitable) Sufferance
  5. Faith Of The Parasite
  6. Stasis
  7. Soul Pact
  8. A Damnation’s Stairway…
  9. To The Altar Of Failure

Dal Vocabolario Treccani definizione del termine nervoso: “Con riferimento a persona, che ha i nervi facilmente eccitabili, che si trova in uno stato di irritabilità, come condizione abituale e patologica, o in conseguenza di cause particolari, talora anche senza una apparente motivazione. Per estensione, di persona che negli atti esterni rivela l’inquietudine interna, oppure uno stato ansioso, teso, impaziente.” Ancora: “Del corpo o di una sua parte, muscoloso e asciutto, privo di adipe, e nello stesso tempo agile, vigoroso. Dita nervose, non solo asciutte, ma anche irrequiete, che si muovono con gesti brevi e rapidi, o impazienti.” Praticamente è come descrivere la musica degli Extirpation. Accetto le provocazioni, perché voi qui mi direte: “Certo, in un genere veloce e incazzato come il thrashblack, è una definizione che si può attribuire a chiunque.” Mi permetto di contraddire. L’aspetto, la natura, i tratti distintivi di un genere musicale non sono sufficienti a comunicare un’immagine. Non è scontato, ecco. Sarà perché di gruppi approssimativi, che suonano senza cognizione di causa ce ne sono tanti, sarà perché ad alcuni musicisti manca quel dono di saper dipingere immagini con le proprie note e i propri strumenti. Gli Extirpation lo hanno. Gli Extirpation non sono un gruppo qualunque, dato che è da quando li vidi la prima volta (e stiamo parlando di dieci anni fa) che la loro musica mi tormenta con questa visione del “nervoso”, che non può non essere il termine perfetto per definirli. E di uno come il sottoscritto, che li segue da quando avevano più brufoli che brani da suonare, dovete fidarvi. Perchè già in tempi imberbi i milanesi davano prova di avere talento, che sfoderavano ogni volta che salivano sul palco, proponendo gradualmente costruzioni sempre più articolate ma anche intense e profonde. Va da sé che A Damnation’s Stairway To The Altar Of Failure sia un ulteriore segnale di crescita. I miglioramenti non sono avvenuti solo in fase compositiva, ma anche nella produzione, i cui mixing e mastering si sono tenuti nei The Devil’s Mark Studio, che hanno curato anche le registrazioni di un altro grande disco dello scorso anno, Poisoned Atonement dei Demonomancy. Alcune costanti sono rimaste comunque, e non parlo solo dell’approccio nervoso, ma anche dell’introduzione da cinema dell’orrore (in questo caso la terrificante Awakening). Il primo faccia a faccia con gli Extirpation del 2019 però è Into Disease, una tracimante ondata di rabbia convulsa ed aperta da un urlo vomitato, come spesso declama Darak. Da un punto di vista dell’impatto il pezzo è inappuntabile. I cambi di ritmo non sono assenti, ma sono così repentini che non abbassano mai la tensione. Stiamo parlando di un thrashblack fulmineo e letale. Labyrinth Of Empty Cages sembra voler emulare la traccia precedente (e bisogna ammettere che il modo con cui il gruppo attacca è a volte un po’ ripetitivo), ma è con la comparsa di una seconda voce, differente ma ugualmente alterata e sopra le righe, che i nostri arrivano a ricordare gli amici Krossburst, forse omaggiandoli. L’evoluzione del brano, straniante e delirante, tra riff stoppati e inclinazioni claustrofobiche, è comunque l’elemento su cui focalizzare maggiormente l’attenzione. (Inevitable) Sufferance è un massiccio assalto che si trasforma in una tremenda tormenta di neve, come da tradizione scandinava. Così il dado dell’Extirpation pensiero è tratto: le urla disperatamente black metal di Darak, le chitarre sibilanti di Eros e Magico, la batteria implacabile di Elia. Una rasoiata in bilico tra Voivod e Darkthrone.

extirpation.bandcamp.com/

Incombente come una bufera che inizia ad abbattersi su una foresta spettrale, arriva l’avvolgente chitarra di Faith Of The Parasite, ovvero come condensare più generi in un pezzo, alla perfezione. Tutto il gelo iconoclasta svanisce per un attimo, lasciando posto ad una chitarra solista sofisticata e più classica (che rievoca le finezze di certo death metal progressivo), per poi ripiombare nel black metal più puro. Non si capisce se sia nelle esplicite intenzioni del gruppo giungere ad una sintesi come quella adottata da Absu e Samael, ma tutto sommato, per brevissimi momenti, si assiste ad un crocevia di thrash e black metal, con riferimenti più nascosti al death metal. Fatto sta che nella sua psicosi e nel suo ritornello squisitamente thrash, Faith Of The Parasite è il brano migliore del disco. Superato un momento di stanca, che guarda a caso titola Stasi, che si fa’ ricordare solo per un finale folle quasi quanto i Prodigy, i quattro dell’apocalisse ci fanno rivivere a pieno le sensazioni black metal con un brano che ne è una dichiarazione d’amore, Soul Pact.

La combo finale recupera il titolo del disco dividendolo in due tracce. A Damnation’s Stairway… ha una partenza molto incalzante, generata da un brevissimo vagito death metal. Il tutto rimane comunque all’insegna della massima agitazione. … To The Altar Of Failure si fa’ forte di chitarre che vengono dritte dallo speed tedesco più blasfemo per una resa complessiva che sa di giudizio universale. Rallentamenti e galoppate continui, un’esplosione d’ira continua e un finale apocalittico con un bellissimo basso che si profila tra le furiose chitarre e la nebbia rosso sangue. Gli Extirpation hanno creato un loro immaginario negli anni, sempre coerente ma che ha abbracciato un’evoluzione di consapevolezza e sapienza. Un impegno che si percepisce negli anfratti delle composizioni. Un approccio che mira ad unire due mondi, trasportando il freddo e le atmosfere del black metal, con la potenza e l’irrequietezza del thrash (ancora saldamente presente anche attraverso le copertine colorate e nitide sempre ad opera di Darak). Furioso metal estremo, istintivo, instabile, pronto ad esplodere, incontrollabile, ma in cui fanno capolino sprazzi melodici particolarissimi. A questo punto manca solo una variazione sul tema per fare il grande salto qualitativo.

Voto: 8

Zanini Marco

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