Recensione di “Le ali dell’angelo” di Antonella Grandicelli

Recensione di “Le ali dell’angelo” di Antonella Grandicelli

 

Antonella Grandicelli è una scrittrice di Genova. Laureata in Lettere Moderne all’Università. Viaggia e scrive racconti e poesie. La sua ricca prosa è figlia della passione per la letteratura che coltiva fin dall’età giovanile. “Le ali dell’angelo” è il suo primo romanzo ed è pubblicato da Robin Edizioni.

A Genova c’è una “creuza”, tortuosa e stretta, che s’inerpica fino all’antico borgo dell’Apparizione.

Dopo l’ennesima notte insonne, in preda ai suoi incubi da alcolizzato, Luigi Martines, detto il poeta, va incontro lentamente ad un’alba umida di marzo, percorrendo la mattonata che porta al cimitero del borgo dell’Apparizione, dove spesso si ritrova a parlare con i morti. Solo con i suoi pensieri trova, improvvisamente, sul suo cammino un corpo, nudo, ricoperto di sangue, oscenamente mutilato. Aggredito dal fetore del cadavere e dalla pioggia, che incomincia a scendere su una Genova ancora addormentata, il poeta sembra risvegliarsi dalla appiccicosa apatia che lo pervade. Da un telefono pubblico avvisa la polizia. Sul posto del ritrovamento arriva il commissario Vassallo, che raccoglie la testimonianza di Martines, il quale rassicura di non aver toccato niente, ma non riesce a dare una risposta nel momento in cui si accorge di aver le mani sporche di sangue. La vittima è una donna, ma la pioggia lava la scena del delitto complicando l’indagine, mentre l’autopsia conferma, la prima impressione, che la donna è morta per arresto cardiaco, in seguito alla perdita di sangue per le ferite prodotte da morsi umani. Il romanzo inizia come un noir tradizionale, ma si trasforma in un giallo psicologico molto interessante. Vassallo, chiamato “il prete” dai colleghi, è un uomo che ha scelto di vivere da solo, come un uomo solo è anche Martines, e fra i due inizia un confronto serrato. Il poeta è un testimone, o l’assassino efferato? L’istinto porta il commissario Vassallo a non crederlo colpevole, ma alcune circostanze sembrerebbero smentirlo. Martines si rende irreperibile, aiutato dal suo amico Tawfik, e a Vassallo non resta che rincorrerlo in una Genova che non è solo lo sfondo della storia, ma anche la protagonista. Nel centro storico, negli intricati caruggi, dove convivono disordinatamente vicoli e piazzette si sviluppa la storia che porterà Vassallo e Martines a confrontarsi anche con la malavita albanese fino all’epilogo di un romanzo bello e coinvolgente. Antonella Grandicelli dimostra di possedere la capacità per cimentarsi in qualsiasi genere letterario. Bellissima la descrizione delle statue del cimitero monumentale di Staglieno, uno dei più importanti d’Europa, dove trovano riposo, tra gli altri, Giuseppe Mazzini, Nino Bixio, Fernanda Pivano e Fabrizio De Andrè. Scrittura importante, prosa fluente, a volte febbricitante ma lucida. Alla Grandicelli basta appoggiare la penna sul foglio che questa scorre veloce e sicura verso lidi lontani. Attendo con curiosità il prossimo romanzo, ma se il buon giorno si vede dal mattino credo che Antonella Grandicelli non deluderà le attese.

 

Alberto Zanini

2 thoughts on “Recensione di “Le ali dell’angelo” di Antonella Grandicelli

  1. Gianfranco Salluzzo il said:

    Uno mette in ordine, uno sull’altro i libri che leggerà. Poi arrivi tu, ma anche Sandra a buttare tutto all’aria. Delle due l’una: o smetto di leggervi o non metto più in ordine i libri che ho in animo di leggere.
    Bella recensione. Sono certo che chi la leggerà verrà sospinto a leggere anche il libro.

    • igufinarranti il said:

      caro Gianfranco, prenditi il tutto il tempo che vuoi, e leggi quello che l’istinto ti suggerisce. grazie per il riconoscimento. ciao Alberto