Lock Up – Demonization – Recensione musica

Lock Up – Demonization

Anno: 2017

Paese di provenienza: UK

Genere: grindcore/ fastcore

Membri: Shane Embury – basso; Nicholas Barker – batteria; Anton Raisenegger – chitarra; Kevin Sharp – voce

Casa discografica: Listenable Records

  1. Blood And Emptiness
  2. The Decay Within The Abyss
  3. Locust
  4. Demonization
  5. Demons Raging
  6. Desolation Architect
  7. Instruments Of Armageddon
  8. Sunk
  9. The Plague That Stalks The Darkness
  10. Foul From The Pure
  11. Mind Fight
  12. Void
  13. Secret Parallel World
  14. We Challenge Death

I Lock Up sono un gruppo nato alla fine degli anni ’90 per volontà dell’icona grind Shane Embury, che come molti di voi sapranno è un membro storico dei Napalm Death. Non sono da meno gli altri componenti: ex Anaal Nathrakh o Brutal Truth nel caso del cantante Kevin Sharp. Insomma i Lock Up sono una band composta da artigiani professionisti della musica estrema e i tre dischi alle spalle bene o male confermano le loro capacità. Artefici di un grindcore piuttosto classico i nostri rilasciano questo 10 Marzo il nuovo disco Demonization. La traccia d’apertura Blood And Emptiness mostra soprattutto coerenza e precisione con una bella mitragliata violenta e senza pietà. Un olocausto fast core implacabile che agisce su sentieri non dissimili da quelli intrapresi recentemente dagli Evisorax. The Decay Within The Abyss è una composizione di indubbio spessore. Una chitarra sinistra ci trascina in una rincorsa folle ad un riff da puro mosh. Attingendo qua e là dalle frange più estreme i Lock Up radunano tutto in un unico pezzo. Tentando di stupire maggiormente il quartetto inglese si dimostra ancora più eclettico collegando sonorità diametralmente opposte, pur rimanendo nel circuito metal. Il cantato è furioso ed incisivo, gli stacchi e le ripartenze sono una manna dal cielo e gli intermezzi totalmente esulanti dal contesto incredibilmente funzionano. L’amalgama crea un mosaico infernale davvero curioso e riuscito.

La traccia che da il titolo al disco ha un’altra marcia. Lenta ed abissale, quasi a ricordare l’industrial di Ministry e Godflesh, è un concentrato di nichilismo e negatività anni ’90. Ha il suo perchè. A rappresentare un breve momento di stanca di Demonization ci sono Demons Raging e Desolation Architect, due brani tutto sommato normali senza grandi slanci. Nella seconda si fanno ricordare un buon riff serpeggiante e alcune plettrate dissonanti, ma la sensazione è che manchi un po’ di dinamismo e di varietà.

Da applausi invece Instruments Of Armageddon che ha una chitarra così energica e muscolosa che durante l’ascolto stavo quasi volando giù dalla sedia! Un fottuto ottimo pezzo! Segue la schizoide ed incontrollabile Sunk, un pezzo abbastanza monotono che si può dimenticare. In The Plague That Stalks The Darkness tornano chitarre storte che farebbero i felici i fan dei Voivod, più qualche estemporaneo blast beat. Poi incombono severi e minacciosi riff pesanti come montagne, accompagnati da chitarre ipnotiche. Magnifico! Avvicinandosi alla conclusione i Lock Up sparano bene le ultime cartucce facendo capire all’ascoltatore una cosa essenziale della loro musica: non darti un attimo di tregua. Foul From The Pure infatti, con il suo riff circolare da circle pit e il blast beat a pioggia, attira l’ascoltatore come il miele con le api. La tensione è tenuta sempre altissima dalla schizofrenica Mind Fight. E se Void magari non vi convincerà molto vi ricrederete con l’inarrestabile Secret Parallel World e la finale We Challenge Death, che riprende un po’ l’andamento cadenzato e cattivo di Demonization. Un buon disco, magari non perfetto a causa di qualche uscita a vuoto poco ispirata, ma di indubbio valore e di grande potenza.

Voto: 8

Zanini Marco

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