Ghost In The Shell – Rupert Sanders affronta il manga di Masamune Shirow riuscendo a dargli una nuova identità.

Ghost In The Shell

 

Anno: 2017

Paese di produzione: USA

Genere: fantascienza, azione, drammatico

Regia: Rupert Sanders

Produttore: Avi Arad, Steven Paul, Ari Arad, Michael Costigan

Cast: Scarlett Johansson, Pilou Asbæk, Takeshi Kitano, Michael Pitt, Juliette Binoche, Chin Han, Anamaria Marinca, Michael Wincott, Chris Obi, Danusia Samal, Lasarus Ratuere, Rila Fukushima, Joe Naufahu

Nei laboratori della Hanka Robotics viene creato il primo cyborg dotato di cervello umano. Il risultato è il Maggiore Mira Killian, prelevata e salvata da un grave incidente che pare le abbia compromesso tutto il corpo tranne appunto il cervello. In questo modo, come sostiene la dottoressa Ouelet, della Hanka, il ghost, cioè l’anima, i ricordi e i caratteri della personalità rimangono all’interno dello shell, cioè il nuovo corpo cibernetico. Ora però Mira non è più una persona qualunque, ma bensì un cyborg ultra potenziato, perfetto prototipo di una futura serie di agenti della Sezione 9, un’organizzazione che combatte il terrorismo cibernetico.

Masamune Shirow nel 1989 aveva concepito e stampato su carta il manga Ghost In The Shell, nel ’95 Mamoru Oshii ne ha tratto un anime straordinario ed ora, dopo una serie di altri cartoni animati, Rupert Sanders riprende il mano il pallino con attori in carne ed ossa. Si può dire che nel 2017, la dicotomia uomo – macchina riesce ancora ad esercitare un fascino notevole e questo film ne è una pregevole conferma. Il lavoro del regista inglese infatti, dopo una partenza un po’ in sordina, che minaccia pesanti venti di retorica, convince col passare dei minuti, grazie ad una sceneggiatura ben architettata ed a sequenze che sanno toccare le corde giuste.

Una delle più angoscianti sequenze di Ghost In The Shell.

Bene o male la trama ricalca l’anime primigenio, con qualche rimescolatura che permette a Ghost In The Shell di distinguersi con brillantezza, non solo nel suo universo, ma più largamente nel suo genere. Il tutto popolato da un buon cast, con una Scarlett Johansson ormai a suo agio nel cinema d’azione, un grande Takeshi Kitano, Juliette Binoche e l’ormai dimenticato Michael Pitt. Certo, premettiamo subito che nonostante il consueto ottimo lavoro agli effetti speciali, non ci troviamo davanti all’estasi artistica di Mamoru Oshii, semplicemente perché la qualità di quei disegni e la magia di quelle animazioni non possono essere replicati da un film; cosa che tra l’altro non è riuscita nemmeno ai cartoni seguenti. Si ricordano uno strepitoso e lungo ritratto della città colpita dalla pioggia e la fantastica creazione del corpo del Maggiore accompagnati dalle musiche suggestive di Kenj Kawai. Momenti che qui vengono esclusi o musicalmente rimpiazzati da sintetizzatori anni ’80 o da profondi silenzi,  (perché non coinvolgere il dotatissimo DJ francese Perturbator?).  Il Ghost In The Shell di Sanders ha in definitiva qualche sequenza d’azione in più, molte scene riprese pedissequamente dall’anime e una trama leggermente diversa ma comunque di ottima fattura. Nel suo shell sopravvive quella che è la caratteristica principale del Maggiore da sempre: la malinconia e l’incapacità di comprendere il proprio scopo ora che la sua essenza abita un corpo artificiale. Perché se un robot contiene un cervello umano capace di mantenerne i ricordi e l’umanità, allora sarà anche assillato dal mistero del suo nuovo io, legato al suo corpo attuale ed alla sua condizione all’interno del mondo. Gli esseri umani formano una società, sono connessi tra loro da rapporti, ma il Maggiore, percepito come robot unico nel suo genere si sente sola. I dubbi si fanno chiari quando compare il criminale cibernetico Kuze, che la Sezione 9 deve eliminare. Sarà però il momento della svolta dell’esistenza di Mira Killian.

www.youtube.com/watch?v=G4VmJcZR0Yg

Giungendo alla fase conclusiva del film, attraverso scene emotivamente davvero ben fatte, Ghost In The Shell spiega definitivamente le ali dell’autodeterminazione attraverso moniti sicuramente enfatizzati, ma estremamente efficaci e convincenti. A questo punto sono le frasi e i dialoghi a rappresentare la vera marcia in più. Il tutto a suggellare la potente metafora che Ghost In The Shell si porta dietro dalla nascita.

Zanini Marco

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