Elle – Recensione film

Elle

 

Anno: 2016

Titolo originale: Elle

Paese di produzione: Francia, Belgio, Germania

Genere: grottesco, erotico

Regia: Paul Verhoeven

Produttore: Saïd Ben Saïd, Michel Merkt

Cast: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny, Charles Berling, Virginie Efira, Judith Magre, Christian Berkel, Jonas Bloquet, Vimala Pons, Alice Isaaz, Stèphane Bak, Raphaël Lenglet, Arthur Mazet, Lucas Prisor, Hugo Conzelmann

 

Le urla di una donna. Un uomo in passamontagna steso su di lei mentre la stupra. Il suo pube insanguinato mentre si riallaccia i pantaloni. Michèle reagisce in maniera fredda ma consapevole. Decide di non denunciare l’accaduto alla polizia, ma fa’ cambiare le serrature e si arma di spray ed ascia! Mentre si dipana la matassa emergono tutti i personaggi che le gravitano attorno: la madre, l’ex marito, il figlio con la sua ragazza, i colleghi di lavoro al tempo stesso compagni di letto, che siano uomo o donna non cambia, gli ammiratori ed i nuovi vicini di casa. A questo punto diventa chiaro che il colpevole debba essere uno di loro. Ciò potrebbe suggerire uno sviluppo noir ricco di suspense. Non è così. Verhoeven, in questo adattamento del romanzo “Oh…” di Philippe Djian, ha come chiaro intento quello di filtrare più generi, quali appunto il noir, il grottesco, l’erotico, il drammatico e il satirico, col probabile fine di inventarsene uno nuovo. Elle potrebbe essere la summa di tutti questi, ma al tempo stesso non lo è. Per quanto la natura più grottesca sia lampante nei dialoghi e nelle situazioni torbide ed assurde, si fa’ sentire copiosamente la mancanza di quella tensione narrativa che sembra dover arrivare da un momento all’altro ma non arriva mai. Insomma, non si sobbalza dalla poltrona ed ancora meno ci si rimane avvinghiati, così a tratti Elle risulta noioso.

Una grande Isabelle Huppert.

Certo, quando lo stupratore si introduce in casa di Michèle aggrappandosi alla finestra si può dire di assistere ad una sana dose di grande cinema, come il corpo di lei immerso nella vasca piena di schiuma in cui galleggia una macchia rossa proprio in mezzo alle sue gambe. Per quanto concerne la regia, i sussulti finiscono qui. Per il resto il regista olandese mette in scena il suo solito spettacolo impressionante di violenza e sesso, dove persino i videogiochi sono brutti graficamente e concettualmente. D’altronde Michèle è a capo di questo progetto video ludico, interpretata da questa notevole Isabelle Huppert, donna forte e autenticamente invecchiata con alle spalle un passato molto complicato, che vive sola immersa nella sua ricchezza abdicando e vivendo solo per il sesso, che vuole incondizionatamente da tutti. La protagonista è vittima ma anche artefice degli eccessi narrativi di Elle, un film su sesso, tradimento e gelosia e sulla percezione che ne hanno i suoi personaggi. Ciò che conta soprattutto poi è il parere di Michèle e del suo stupratore, tra i quali si scatena un gioco pericoloso e perverso. Senza dubbio riusciti i momenti ironici e satirici, che condannano la madre grottesca, il figlio ormai adulto ma con il cervello di un pre – adolescente, l’antipatia della fidanzata e via dicendo perché non si salva quasi nessuno.

Il fatto è che la storia di Djian incontra perfettamente il gusto morboso e violento di Verhoeven, in cui si diverte sguazzando tra pantani perversi ed una vitale ostentazione per l’atto sessuale. Un regista che incomiabilmente non ha certo paura di farci vedere uno schizzo di sperma fresco su delle lenzuola. Tuttavia Elle, come ne sublima la conclusione è un esercizio di immoralità che espone gli aspetti più oscuri dell’animo umano senza fornirne spiegazioni, ma bensì assecondandoli.

Zanini Marco

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