Almanacco musica 2016

Almanacco musica e cinema 2016

 L’almanacco di musica e cinema de I Gufi Narranti è una sorta di resoconto finale dell’anno passato per ribadire le uscite degne di nota e parlare di quelle che non hanno trovato spazio per essere recensite regolarmente. Considerata la vastità dell’ambito trattato è molto probabile che la lista non sia definitiva; sicuramente nel 2017 o magari anche più in là, scoverò dischi o film del 2016 che mi ero perso e che entreranno di diritto nelle classifiche. I mondi di musica e cinema sono così immensi che non si smette mai di scoprire qualcosa di nuovo ed è proprio questo il bello.

 

                                                                      – Musica –

Il  2016 è stato un anno proficuo per le uscite musicali. Numerose quelle da ricordare, a mio parere; segnale che nel sottosuolo, qualcosa di originale, vivo ed ispirato c’è ancora.

 

– Grindcore –

Tracciando un ideale percorso più o meno logico attraverso i generi, vorrei individuare le opere di rilievo di quest’anno, partendo dal grindcore; estremizzazione del punk hardcore nata nella seconda metà degli anni ’80 grazie a gruppi come Carcass e Napalm Death. A tale proposito i Magrudergrind, un’autorità del genere da ormai 15 anni, hanno rilasciato l’ennesimo olocausto sonoro, II, dove hanno dimostrato per l’ennesima volta quanto siano professionali a sparare 15 proiettili di grind furioso in cui stupisce la varietà musicale condensata in pochi minuti. Implacabili e incazzati. La risposta è tutta italiana e porta il nome Neid, con il loro secondo lavoro in studio, Atomoxetine. Anche qui la furia e la violenza sono di alto livello, mostrando però un’abilità compositiva più audace dei colleghi. Anche i pesi massimi di Singapore, Wormrot, colpiscono ancora con il terzo Voices, aprendo a novità stilistiche più moderne e “melodiche”. Nel loro caso la classe non è acqua, ma in futuro dovranno stare più attenti alla ripetitività. Sorpresa sempre gradita sono i dischi esotici inaspettati. Dalla Croazia infatti i Bolesno Grinje hanno strapazzato per bene le orecchie con GRD. Testi in croato, com’è giusto che sia e solido grind di buona fattura. Cazzuti. Da segnalare anche l’esordio sulla lunga distanza dei cremonesi/milanesi Transient Hate Contact o T.H.C. Modus Operandi è un disco acerbo, con una produzione rivedibile e qualche scelta compositiva da migliorare, ma diversi pezzi centrano il bersaglio avvalendosi di una creatività di spessore. Che proseguano a lungo!

1. Neid – Atomoxetine – 9

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2. Magrudergrind – II – 9

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3. Wormrot – Voices – 8

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4. Bolesno Grinje – GRD – 8

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5. Transient Hate Contact – Modus Operandi – 7

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– Death metal –

Diversi i validi dischi death metal dell’anno. Premiando tecnica e personalità sicuramente è da segnalare il debutto dei brasiliani Incarceration, Catharsis. Death metal con tinte crust maneggiato con abilità e gusto. L’altro grande debutto è dei nostrani Onirik, che con Ab Initio hanno proposto un impasto brutale e sinfonico quasi perfetto. Per palati fini. Rimanendo nel nostro Paese, i livornesi Profanal si sono resi autori di un ottimo ritorno sulle scene con Supreme Fire, che dopo Black Chaos li ha confermati come migliore realtà death metal mondiale; vederli dal vivo per credere. Dalla Norvegia è arrivato un altro carico di ignoranza e violenza firmato Blood Red Throne. Il quintetto, in attività dal 1998, ha sfornato ben 8 dischi fino ad ora e l’ultimo Union Of Flesh And Machine è a mio avviso la cosa migliore che hanno fatto. Interessante …For Thine Is The Darkness degli spagnoli Graveyard, che ha dimostrato ancora una volta come il death metal esotico dei Nile possa far crescere questo genere musicale così brutale. Bene anche i brasiliani Escarnium, con il secondo Interitus. Cupi e maligni.

1. Incarceration – Catharsis – 9

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2. Onirik – Ab Initio – 9

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3. Profanal – Supreme Fire – 8

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4. Blood Red Throne – Union Of Flesh And Machine – 8

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5. Graveyard – …For Thine Is The Darkness – 7

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6. Escarnium – Interitus – 7

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– Black metal –

Considerata la qualità si può dire che il 2016 sia stato l’anno del black metal. Dei dischi che sono giunti alle mie orecchie è stato facile imbattermi spesso in veri e propri capolavori. Le infiltrazioni più moderne secondo me hanno contribuito fortemente a far rinascere nell’underground l’interesse per questo genere, e hanno permesso al black metal di guadagnarci in gusto e sonorità. Di sicuro l’ennesimo ottimo Downfall Of Gaia, Atrophy ne è la prova. Ne abbiamo già parlato nella recensione dedicata di quanto sia un disco potente, impetuoso e magistralmente orchestrato. Allo stesso livello comunque metto The Dark Hereafter dei Winterfylleth sulla scia del gruppo tedesco succitato e il combo di Berlino Sun Worship, che con Pale Dawn hanno affrescato un tagliente e monolitico quadro black metal. Più tradizionali e solo di poco leggermente inferiori gli austriaci Alastor con Waldmark.

1. Downfall Of Gaia – Atrophy – 10

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2. Winterfylleth – The Dark Hereafter – 10

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3.Sun Worship – Pale Dawn – 10

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4. Alastor – Waldmark – 8

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– Screamo –

Influenzati in parte dal black metal di questi baldi giovani, ma più vicini allo screamo sono i lodigiani Selva che hanno composto Elèo, un disco perfetto, struggente e potentissimo. Li ho visti a Natale al Bloom di Mezzago e mi hanno lasciato paralizzato. Notevoli e imprevedibili. Voto 10.

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– Metalcore –

Un paio di bei lavori per quanto riguarda il metalcore vecchia scuola, senza grandi variazioni sul tema comunque: Suffocation Of The Soul degli spagnoli Constrict, abili e quasi eleganti nella loro proposta, ma che potrebbero cantare in spagnolo e Incite & Conspire dei tedeschi Wolf Down, solido, potente, incazzato e politicizzato.

1. Constrict – Suffocation Of The Soul – 9

2. Wolf Down – Incite & Conspire – 8

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– Post hardcore –

L’unione di forze delle contrade toscane ed emiliane ha potuto godere della nascita di una nuova bestia post hardcore, gli Ermes. Piacenza li ha visti suonare diverse volte grazie alla presenza del batterista piacentino Fabio Groppi. Il loro primo disco Worst Case Scenario è una vera manata con ottimi spunti, anche se a tratti un po’ ripetitivo. Ci sono indubbiamente margini di miglioramento. Comunque i nostri stanno avendo successo in giro e non posso che esserne felice. Voto 8.

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– Punk hardcore –

Il punk hardcore tradizionale non ha ancora alzato bandiera bianca e ha trovato grande forza espressiva in nuove compagini di tutto rispetto. Si distinguono di certo i giovani Gouge Away che con , Dies mi hanno lasciato senza parole. Una ragazza che canta con la rabbia e la disperazione giusta, un risultato finale trascinante, emozionante che sa’ di rabbia giovanile contro un mondo di merda. Di grande classe. Un altro gruppo che si sta facendo notare in questi anni sono gli americani Pears. Il loro punk hardcore melodico condito con influenze punk rock e thrashcore è pressoché unico e Green Star ne è un esempio. Guidati dal loro eccezionale cantante dal vivo sono straordinari. Con meno originalità ma con grande mestiere anche i Donald Thompson di Fidenza hanno portato a casa un bel risultato con III. Punk hardcore e punk rock si fondono per amanti di Ramones e compagnia bella.

1. Gouge Away – ,Dies – 9

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2. Pears – Green Star – 8

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3. Donald Thompson – III – 8

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– Thrashcore –

Analizzando tutte le sfumature dell’hardcore passiamo per il caotico ed irriverente thrashcore che quest’anno ha visto avvicendarsi due formazioni divise da un diverso livello di fama. L’esordio degli Insanity Alert non l’ho trovato eccezionale, ma il nuovo Moshburger li porta dritti nell’Olimpo del thrashcore moderno. Con semplicità e grande impatto i ragazzi di Innsbruck realizzano qualcosa di perfetto, coinvolgente e massacrante. Un piccolo capolavoro del genere, accompagnato da una copertina spassosa. Dovrebbero seguire l’esempio degli austriaci i meno conosciuti romani Shred, anche se siamo sulla buona strada. La loro proposta è più marcia ed è visibile sull’ottimo Still Hitting The Ground, un disco da avere!

1. Insanity Alert – Moshburger – 10

2.Shred – Still Hitting The Ground – 9

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– Thrash metal –

Quando si parla di thrash metal puro con tutte le sue declinazioni più o meno hardcore e più o meno progressive, non posso che pensare ai miei 12 anni quando rimanevo folgorato da Slayer, Sadus, Forbidden, Testament e Metallica; tutti gruppi con una loro personalità ma con in comune l’amore adrenalinico per la velocità. Quello spirito vive ancora dentro di me e sono sempre felice di scoprire dischi nuovi che non costituiscano dei semplici copia e incolla di ciò che è già stato fatto. E devo dire che nel 2016 di dischi thrash metal belli ce ne sono stati tanti! Una classifica ipotetica per me la vince sicuramente Dungeon Bastards dei californiani Ghoul. Partiti da lidi più vicini al death metal, gli americani sono giunti ad una sintesi di grind, death e crossover thrash che negli anni si è ben espressa nei vari dischi, ma che in Dungeon Bastards ha probabilmente raggiunto il suo apice. Il loro stile è unico e tecnicamente sono ineccepibili, in più le melodie sono di qualità! Nonostante l’apparente banalità il debutto dei cagliaritani Abduction è suonato con grande sicurezza e gode di una produzione particolare, ruvida ma estremamente congeniale al genere. From Uranus To Your Anus, un titolo che dice tutto, ma il contenuto dice ancora di più. Thrash metal tradizionale come ai vecchi tempi che parla di invasioni aliene, con composizioni curate e quadrate. Una grande realtà del metal veloce è quella delle ragazze brasiliane Nervosa, con la loro seconda fatica in studio. Agony replica ciò che di buono era stato fatto in Victim Of Yourself, cioè thrash metal ai limiti col death, aggressivo ed incazzato con qualcosa di politico in più. Una voce spietata e malvagia da pelle d’oca, un impatto sonoro devastante, adeguatamente riproposto dal vivo. Le aspetto con maggiore varietà compositiva. Dall’Olanda i Nuclear Devastation hanno incrociato il crust, con il black metal, qualcosa di moderno e il thrash metal ed è venuto fuori il debutto Inferno. Un lavoro che mi ha colpito incredibilmente, tra sferragliate ad altissima velocità e tempi mortiferi e paludosi. Ci sono stati anche due ottimi EP: Disconnected dei canadesi Droid e Beyond The Celestial Realms degli inglesi Cryptic Shift; entrambi i gruppi sono accomunati da un’amore maniacale per la fantascienza. Amore che condividono con i mentori Vektor, giunti al terzo disco, Terminal Redux, che si è rivelato un successone nell’ambiente. Pachidermico, immenso, infinito. La qualità è altissima, la tecnica incalcolabile. Terminal Redux è destinato a rimanere nell’immaginario collettivo del progressive thrash metal. Qualcosa di simile, ma con risultati qualitativamente meno pretenziosi, l’hanno fatto i piemontesi Ural con Party With The Wolves, serrato e claustrofobico. A Firenze invece i Barbarian hanno rilasciato Cult Of The Empty Grave che prosegue testardamente il verbo del metal ’84. Thrash metal con richiami più heavy ed epici sempre di buona fattura, ma che in certi punti necessita di maggiore ispirazione. Si sono fatti notare di nuovo i francesi Verbal Razors con l’ispirato Misleading Innocence e i polacchi Brainwashed con Reasons To Go Insane, il loro lavoro migliore fin qui, in bilico tra thrash metal e groove.

1. Ghoul – Dungeon Bastards – 10

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2. Abduction – From Uranus To Your Anus – 10

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3. Nuclear Devastation – Inferno – 9

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4. Nervosa – Agony – 9

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5. Vektor – Terminal Redux – 8

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6. Verbal Razors – Misleading Innocence – 8

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7. Ural – Party With The Wolves – 8

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8. Barbarian – Cult Of The Empty Grave – 8

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EP:

1. Cryptic Shift – Beyond The Celestial Realms – 9

2. Droid – Disconnected – 9

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– Metal punk –

Ho visto bene i varesini Overcharge. Accelerate non mi avevo stupito, mentre Speedsick mi è sembrato un inizio di salto di qualità. Il loro metal punk di ispirazione Motorhead non è molto originale, ma i pezzi hanno tiro, diversi ritornelli rimangono in testa, la voce è quella giusta e gli assoli sono ben fatti. Avanti così! Voto 8.

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– Speed metal –

Parlando di speed metal gli immortali Baphomet’s Blood non hanno inventato nulla di nuovo ma il loro mestiere lo fanno sempre bene. In Satan We Trust è un altro disco di marcio ed oscuro speed metal da avere. Non eccezionale ma bene anche l’esordio sulla lunga distanza degli americani Bewitcher.

1. Baphomet’s Blood – In Satan We Trust – 9

2. Bewitcher – Bewitcher – 7

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– Heavy metal –

Nell’anno delle conferme i fan dell’heavy metal saranno rimasti contenti di Heavy Metal Sacrifice dei Sacred Steel. Nel loro caso il metal è uno stile di vita, la bravura di esecuzione un pregio e la mancanza di varietà una prassi, ma poco importa; l’epicità, la melodia, la potenza e il gusto scorrono forti in loro e si compenetrano. Dal 1997 esiste il marchio di fabbrica e da quel momento non si è mai inceppato. Rimasti nell’ombra per 5 anni i Witchunter di Teramo sono risaltati fuori a sorpresa con Back On The Hunt, un disco di grandissimo valore, spudoratamente anni ’80, ma mai pacchiano e suonato stupendamente. Di classe, senza mai risultare smaccatamente retrò, presuntuoso o costruito. In una parola: spontaneo. Da avere. Celebri nell’ambiente, i canadesi Striker mi sono piaciuti in questo Stand In The Fire, più di quanto avevano fatto con City Of Gold che ho trovato bruttino. Grandi assoli, voce notevole, eccellente heavy metal.

1. Sacred Steel – Heavy Metal Sacrifice – 10

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2. Witchunter – Back On The Hunt – 9

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3. Striker – Stand In The Fire – 8

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– Hard’n heavy –

Uscendo dall’underground per invadere il mainstream è da segnalare Breakin’ Outta Hell degli Airbourne. Per qualche ragione anche gli australiani senza inventare niente riescono ad imbastire una scaletta di hard’n heavy incendiario sullo stile di AC/DC e Motorhead. Voto 7.

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– Rock alternativo –

Occupandoci di tutto ciò che può essere considerato rock alternativo ho scovato due dischi di assoluto valore. Sulla Cresta Dell’Ombra dei The Bastard Sons Of Dioniso è una notevole lezione di rock acustico commuovente ed emozionante, che mi ha anche permesso di scoprire vita, morte e miracoli di questo gruppo trentino che non avevo mai ascoltato. E’ stata una piacevole scoperta!
Dall’America poi i misteriosi ed indecifrabili Silence In The Snow. Per chi ama le atmosfere contemplative e la musica un po’ strana e originale, Break In The Skin è un disco da sentire assolutamente. A ruota seguono un altro acustico, Low Country dei The Sword che propone una variazione sul tema stoner con loro brani reinterpreti con intimismo e buon gusto e No Landing Plan dei Fuzzy Vox per gli amanti del garage danzereccio e divertente.

1. The Bastard Sons Of Dioniso – Sulla Cresta Dell’Ombra – 10

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2. Silence In The Snow – Break In The Skin – 10

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3. The Sword – Low Country – 8

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4. Fuzzy Vox – No Landing Plan – 8

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– Folk –

Apro una parentesi folk per consigliare a tutti due bellissimi dischi: Citizen Of Glass della danese Agnes Obel e They Moved In Shadow All Together dell’americana Emily Jane White. Il primo più ricercato musicalmente e meno orecchiabile dell’altro, entrambi raffinati, delicati e di grande classe.

1. Agnes Obel – Citizen Of Glass – 10

2. Emily Jane White – They Moved In Shadow All Together – 8

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– Progressive –

I Fucked Up, partiti come band post hardcore, hanno trovato un’elaborazione straordinaria per la loro musica, che ha raggiunto tinte quasi progressive. Quest’anno hanno rilasciato addirittura due dischi, il primo Zanzibar è una colonna sonora dedicata al film muto omonimo del 1928. Un progetto nato nel 2011 dal vivo ma che ha visto la luce su disco solo ora. Un viaggio musicale inaspettato che sa’ di Pink Floyd. L’altro disco è This Mother Forever. Due tracce, una da 15 minuti e l’altra di 30. Un flusso cangiante, strano e rivoluzionario di emozioni fortissime. Speciali, sensibili e onirici.

1. Fucked Up – This Mother Forever – 10

2. Fucked Up – Zanzibar – 8

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– Synth pop –

Ultimo ma di certo non ultimo per importanzaThe Uncanny Valley di Perturbator. Un capolavoro synth pop che più anni ’80 di così non si può. Atmosfere da thriller fantascientifico e incedere trascinante. James “Perturbator” Kent, uno dei più grandi compositori di musica elettronica dei nostri giorni, che mi fa’ divorare ogni suo disco ogni volta che esce. Voto 9.

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Zanini Marco

 

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