La La Land – Perchè il pluricandidato film di Chazelle ha sconvolto tutti.

La La Land

 

Anno: 2016

Titolo originale: La La Land

Paese di produzione: USA

Genere: musicale, commedia, sentimentale

Regia: Damien Chazelle

Produttore: Fred Berger, Gary Gilbert, Jordan Horowitz, Marc Platt

Cast: Ryan Gosling, Emma Stone, John Legend, J. K. Simmons, Rosemarie DeWitt, Finn Wittrock, Sonoya Mizuno, Jessica Rothe, Callie Hernandez, Tom Everett Scott, Damon Gupton, Josh Pence, Jason Fuchs, Miles Anderson

 

La La Land esplode immediatamente in tutta la sua energia musicale nel traffico intenso, con orde di ballerini, cantanti, skater, funamboli in bicicletta che saltano fuori dal nulla. Una partenza classica, una sublimazione dell’arte urbana, un’esplosione di vitalità, un’introduzione avulsa ma fondamentale per inscenare il primo incontro tra Mia e Sebastian. Lei, aspirante attrice, barista degli studi Warner, lui pianista di grande talento che sogna di aprire un locale jazz. Fin da subito tra loro si sprigiona un’elettricità ineguagliabile, tipica delle grandi storie d’amore. Un’intesa che ha premesse viste e riviste ma che pian piano si arricchisce grazie alla particolarità di entrambi. Il tutto affonda nella fortissima ambizione di riuscire un giorno a raggiungere i propri sogni. Ma l’amore e la carriera riusciranno veramente ad andare a braccetto?

La La Land, candidatissimo agli Oscar, ha sconvolto un po’ tutti. Perché? Considerata l’essenza del musical, semplice e diretta, il terzo film di Damien Chazelle non può che essere considerato un’opera di grande valore. Salvo la prima sequenza danzante, banalotta, spudoratamente americana e per altro fuorviante, da un punto di vista registico La La Land è praticamente perfetto. Tutto il sentimento artistico che lo pervade, dal canto, alla danza, dalla musica alle arti visive, imperanti nella stupenda e colorata conclusione, incanta e rappresenta qualcosa che, chi ha apprezzato, si porterà dentro per tutta la vita. E bisogna precisare che stiamo parlando di un musical, che per quanto riguarda l’aspetto prettamente musicale è fallibile, perché per qualità di canzoni e musiche non è niente di eccezionale, a parte le sonorità puramente jazz amate dal protagonista, sempre formidabili. A risollevare lo statuto della pellicola è la malinconica e suggestiva scelta dei momenti della giornata in cui sono ambientate le scene e il conseguente perfetto uso delle luci. La trama, che sembra preannunciarsi poco originale, riesce ad attirare l’attenzione fino alla fine, quando arriva a sorprendere con un finale meno hollywoodiano di quello che si può pensare.

In blu una grandissima Emma Stone.

Inteso solo come summa di queste parti, La La Land di Damien Chazelle, nel suo genere, potrebbe essere anche considerato un capolavoro. Il fatto è che in questo musical, destinato irreversibilmente a passare alla storia, c’è ben altro. Il significato potrà non essere niente di nuovo, ma è espresso con una forza ed un impeto, che solo i grandi film, diretti e raccontati dai grandi, possono vantare di avere. Sfido chiunque, dopo la visione, a non credere fermamente nei propri sogni ed inseguirli ostinatamente. In questo La La Land è artefice di un messaggio bellissimo, potente e in cui tutti potranno trovarsi; Mia infatti, nonostante le grandi ambizioni, è una ragazza comune, che per altro fallisce la maggior parte dei provini. Sebastian ha grande talento ma per guadagnare è costretto a suonare pezzi natalizi alle feste. Com’è possibile tutto questo? Grande merito, oltre al regista, va sicuramente ai due interpreti principali. Una coppia vincente, quella Gosling – Stone, perfettamente assortita, dove entrambi si mostrano per la loro bravura; poi si può discutere su chi sia più bravo dei due, Emma Stone vince sicuramente per l’espressività, Gosling per la simpatia. I caratteri sono tutt’altro che banali: lei, frequentatrice di feste sontuose e apparentemente borghese, non si cura troppo dell’apparenza ma va subito al dunque; lui, che riesce ad essere scapestrato ed elegante allo stesso tempo, come un vero e proprio musicista pazzo, nasconde le sue insicurezze fingendosi rude e sbruffone, rivendicando spesso la sua indipendenza. Con naturalezza certe caratteristiche svaniscono mentre fra Mia e Sebastian le cose si fanno più languide. Attraverso la figura anacronistica di Gosling/ Sebastian vive l’altra grande curiosità di La La Land: la comunicazione tra passato e presente. In questi termini le suonerie dei cellulari, non solo interrompono ironicamente le coreografie, ma sembrano quasi stonare, proprio per la capacità del film di sembrare catturato da un’altra epoca, per poi tornare ad attualizzarsi in maniera originalissima. La tematica trova la sua giustificazione filmica nella volontà dell’amico di Sebastian, Keith (John Legend), che vorrebbe rinnovare il jazz perché non più attuale. Questo indubbiamente coccia con le idee più conservatrici di Sebastian, ma gli sarà comunque utile un compromesso per raggiungere il suo grande obbiettivo. La La Land è dunque sicuramente un film sulla vita, sul percorso che facciamo e sulle scelte che compiamo.

A posteriori, un po’ scende una lacrimuccia pensando ai momenti e alle inquadrature fantastiche e poetiche della grande opera di Chazelle. E poi c’è quel finale così atipico e spiazzante. D’accordo che i fantasmi di Broadway sono presentissimi, però diavolo, La La Land è proprio un bel film!

Zanini Marco

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