Anna Coleman Ladd colei che ha ridato un volto ai menomati di guerra

Anna Coleman colei che ha ridato un volto ai menomati di guerra

 

Anna ColemanLa Prima Guerra Mondiale fu devastante; ci furono circa ventisei milioni di vittime tra civili e militari. Negli ospedali la mortalità era ad un livello elevatissimo, dato il  numero di feriti e mutilati.

Purtroppo la conoscenza medica di quegli anni era ai minimi termini e le condizioni igieniche  decisamente insufficienti. I medici non erano preparati ad affrontare la devastazione delle gravissime mutilazioni prodotte dalle nuove armi dell’epoca e spesso le persone che riuscivano a sopravvivere a causa delle mutilazioni  erano dei veri e propri mostri agli occhi degli altri.

 

Ovviamente, la chirurgia poco badava al lato estetico, in quanto la necessità primaria era salvare la vita della persona ferita o gravemente mutilata. Ma se da una parte, le persone colpite da questa sciagura, erano felici di essere ancora in vita, dall’altra sorgeva “la vergogna”.

Avere un volto deturpato non dava opportunità di stabilire contatti sociali con le persone cosiddette “normali”.

Anna Coleman Ladd, nata a Filadelfia nell’estate del 1878,  dedicò gran parte della sua vita ad aiutare queste persone, soprattutto uomini a ritrovare un aspetto dignitoso.

Anna aveva ricevuto una educazione europea e aveva perfezionato la tecnica scultoria. Per amore, aveva abbandonato il Vecchio Continente nel 1905, svolgendo dopo il matrimonio, un’intensa attività culturale con Bela Pratt e l’Associazione di artisti di Boston, e sempre per amore vi tornò dodici anni dopo. Si fermò a Toul, che era la sede del Dipartimento per la protezione dell’infanzia della Croce Rossa Americana, capitanata da suo marito, il dottor Maynard Ladd.

Ma quando venne a sapere del lavoro che un collega inglese stava attuando dall’altro lato della Manica decise di cambiare tutto e di imitarlo.

Il  collega  era Francis Derwent Wood, scultore aveva fondato il “Dipartimento di Maschere per Visi Sfigurati” nel London General Hospital.

il suo intento era di cercare di ridare un volto dignitoso ai tanti militari che erano rimasti purtroppo deturpati dallo scoppio delle bombe o dagli spari dei fucili.

Aveva a che fare con volti di tutti i i tipi: ad alcuni mancavano le parti inferiori o superiori del viso, ad altri mancavano le labbra e ad altri ancora il mento o la bocca. Come accennavo all’inizio, l’obbiettico primario iniziale era di salvare gli uomini senza pensare al lato estetico ne alla psiche dei soldati, messa a dura prova da tali deformazioni.

Ritrovarsi con volti che avevano ben poco di umano, rendeva queste persone instabili mentalmente e portate ad isolarsi dal mondo esterno.

Francis Wood affermava: “ Il mio lavoro, inizia là dove finisce quello del chirurgo”. Nella primavera del 1916, i dipartimento di Wood iniziò a fabbricare maschere di metallo molto leggere e resistenti che cercavano di dare a chi le indossava   una fisionomia normale.

Questo progetto, finì sulle pagine di “The Lancet” e da quel momento, Anna aprì uno studio nel quartiere latino di Parigi con il sostegno della Croce Rossa per poter realizzare le “maschere-ritratto”.

Lo studio di Anna era stato costruito per fare in modo che i soldati sfigurati potessero essere accolti con amore e potessero rilassarsi.

Ad Anna serviva tempo per costruire una maschera; era necessario circa un mese di lavorazione; iniziava con una attenta analisi delle fotografie prima della guerra, poi faceva uno stampo del viso sfigurato e una prima protesi di argilla che modellava e correggeva diverse volte soprattutto nei tratti fisionomici più difficili. Quando i soldati approvavano in pieno la nuova immagine veniva realizzata la protesi definitiva in rame, molto sottile, verniciata con lo stesso identico colore epidermico del soldato che la doveva indossare.

Per fare un lavoro di verniciatura preciso Anna studiava il colore della pelle in ogni fascia oraria della giornata e precisamente, sotto il sole e all’ombra. Successivamente, la protesi veniva abbellita con baffi, ciglia e sopracciglia e soprattutto con peli naturali quando possibile.

L’ultimo passaggio di questa difficile e lunghissima lavorazione, consisteva nel fissare la protesi con un paio di occhiali o con sottili e quasi invisibili corde alle orecchie. Negli anni venti, nacquero altri dipartimenti atti a costruire queste maschere provvidenziali. Anna Coleman Ladd, produsse 185 maschere esteticamente perfette che la resero famosa e apprezzata.

Molte delle persone che lei aveva aiutato, lasciarono scritto che alla loro morte, desideravano essere sepolti con le protesi.

Un lavoro davvero meraviglioso quello di Anna che i riuscì a ridare fiducia alle persone che erano state colpite e che non avevano più voglia di vivere dopo la guerra a causa del loro orribile aspetto.

Sicuramente quelle 185 persone non dimenticarono mai la donna speciale che in qualche modo diedo loro una nuova vita.

Anna Coleman è una donna che meriterebbe di esser molto più conosciuta  e riconosciuta per il ruolo che ebbe nella storia. Purtroppo è quasi sconoscuta, speriamo con questo articolo di contribuire alla sua “popolarità”

Teresa Breviglieri

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