Sasquatch – Maneuvers – Recensione musica

Sasquatch – Maneuvers

Anno: 2017

Paese di provenienza: USA

Genere: stoner

Membri: Jason Casanova – basso; Craig Riggs – batteria; Keith Gibbs – voce e chitarra

Casa discografica: Mad Oak Records

  1. Rational Woman
  2. More Than You’ll Ever Be
  3. Destroyer
  4. Bringing Me Down
  5. Just Couldn’t Stand The Weather
  6. Drown All The Evidence
  7. Anyway
  8. Lude
  9. Window Pain

I Sasquatch hanno sempre fatto dello stoner il loro unico credo e non l’hanno mai nascosto. La loro passione per le sonorità anni ’70 è un feticcio che gli ha permesso di arrivare fino ad oggi con cinque album pubblicati in tredici anni. Non una produttività da capogiro ma sufficiente a far capire la perseveranza del gruppo di Los Angeles. I nostri non si sono mai inventati niente, a volerla dire tutta, ma sono sempre stati in grado di riscrivere a loro modo il genere, con qualità, accontentandosi del posto ritagliatisi nell’underground. La bella copertina di Maneuvers cela un altro buon lavoro che gli appassionati dello stoner, e non, sicuramente potranno apprezzare.

Si comincia alla grande con le calde raffinatezze di Rational Woman; semplice ma estremamente piacevole e coinvolgente. Lo stile vocale di Keith Gibbs è ormai facilmente riconoscibile dal 2004 e i suoi riff di chitarra ovattati e spaziali sono un altro marchio di fabbrica. Si prosegue con la rutilante e trascinante More Than You’ll Ever Be. Destroyer è un pezzo normale che rischia di scivolare nel dimenticatoio dell’inflazionatissimo panorama stoner. Quando i Sasquatch tirano fuori un po’ di sincero sentimento però ci si emoziona veramente. Un esempio è la sofferta Bringing Me Down, una canzone piena e sostanziosa per veri rocker. Buone la più estesa Just Couldn’t Stand The Weather e Anyway, inframezzate però da una poco entusiasmante Drown All The Evidence.  Come penultima traccia i nostri optano per un intro melodico di chitarra di diciassette secondi abbastanza innocuo. Serve più che altro per introdurre la conclusiva Window Pain, dove si fa’ ricordare la grande apertura di tastiere anni ’70. Un pezzo che, nonostante l’apparenza scontata, ha una scrittura efficace e di livello.

Incentrando tutto sul sentimento, sulle atmosfere calde ed avvolgenti e sui belli assoli di chitarra, i Sasquatch realizzano un gradevole disco di stoner onesto, ma senza stupire troppo. La tecnica d’esecuzione è inappuntabile e tutto si lascia ascoltare, un po’ di personalità in più non avrebbe fatto male. Intanto mettiamoci al volante e lasciamoci trasportare da queste note desertiche.

Voto: 7

Zanini Marco

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