Intervista Ignazia Di Liberto autrice de Tonio Gomitolo

Intervista Ignazia Di Liberto autrice de Tonio GomitoloTonio

D. Ciao Ignazia, possiamo darci del tu? Visti i personaggi del romanzo, che ruolo occupano i gatti nella tua vita?

R. I gatti sono stati presenti nella mia vita fin dall’infanzia. L’amicizia tattile, le fusa assordanti, la fiera libertà, la curiosità, i giochi pazzi, gli agguati, il piacere del sole e il languore per la luna li rendono animali affascinanti e irresistibili. E compagni fedeli, nonostante si pensi il contrario. Ho avuto tanti gatti, diversi per colore, dimensioni e temperamento. Una gatta nera, molto schiva e dolce, ha covato la scrittura di “Tonio Gomitolo”. Che a lei è dedicato. Nonostante Gat, il soriano che accompagna Tonio nelle scorribande, non le somigli né nel manto né nel carattere. Però le orecchie e la perplessità la ricordano con precisione.

D. Da cosa nasce la scelta di scrivere un libro su una tematica così delicata?

R. Le persone diverse nel corpo, nella mente, nella condizione sociale mi hanno sempre attratta. Ricordo l’esultanza illogica che mi procurò da bambina una ragazzina dai capelli rossi, paraplegica e sorridente. Sono certa che avrei esultato anche se avesse avuto i capelli verdi! Da adulta ho intrecciato relazioni con tante persone, soprattutto bambini, che non rientravano nella norma della maggioranza. E sebbene l’esultanza abbia dovuto fare i conti con la fatica del quotidiano interagire, educare, mediare, integra è rimasta la sensazione di trovarmi di fronte alla bellezza nascosta ed esigente della vita. Scrivere Tonio Gomitolo è stata la naturale conseguenza di un’attrazione e di un vissuto che non so e non voglio spiegarmi, perché mi sovrastano e impongono un silenzio non esente da meraviglia.

D. In che modo la tua professione di insegnante ha contribuito a creare il personaggio di Tonio Gomitolo?

R. Tonio è il distillato artistico di bambini e ragazzi cosiddetti “difficili” incontrati nell’insegnamento. Ne raccoglie il dolore, il cammino pieno di ostacoli, l’insperato riscatto, la gioia di crescere strappata con ardore alle avversità. Fissa sulle pagine perfino tic e manie. Ad esempio, sputare e nitrire. Un bambino che sputa e nitrisce – forse non tutti lo sanno – è caro a Dio perché possiede un’innata anima d’artista. Che, cautelata e instradata, può dare molte soddisfazioni a chi ce l’ha e a chi la incrocia.

TonioD. “Tonio Gomitolo” è il tuo primo libro. Seguiranno altre avventure di Tonio, il gatto e la sua famiglia?

R. Non credo che seguiranno altre avventure di Tonio e Gat. Ormai sono cresciuti, hanno trovato la loro via secondo la pista canonica della fiaba. A volte è giusto permettere ai personaggi, anche i più amati, di voltarci le spalle continuando la loro strada senza di noi, nel loro privato alone di singolarità. Li perdiamo di vista, li dimentichiamo, come capita con le persone reali che se ne vanno, eppure può accadere che si trattengano, non visti, nei sotterranei del cuore, dove si danno da fare e ispirano più durevolmente di chiunque altro. Uno scrittore dovrebbe ambire, preferire e augurare questa durata ai suoi personaggi migliori. Congedandoli e lasciandoli agire indisturbati dove e quanto neppure immagina.

D. Possiamo considerare Tonio e il suo gatto seguaci a loro modo, di Pietro Manzoni?

R. Piero Manzoni ha dato vita ad un’arte provocatoria e polemica consapevolmente. Tonio e Gat, invece, dipingono le loro strambe cortecce istintivamente. Soltanto l’indiscusso critico d’arte, individuando in Tonio il fondatore dell’inedita corrente dei “Gomitoli umorali”, dà ad intendere che il ragazzo e il felino lanciano alla società poderose, sebbene implicite, critiche. Ma i protagonisti non se ne curano. Assorbiti come sono dalla vita e dalla gioia.

D. Quando l’hai scritto, idealmente, ti sei rivolta ad un pubblico di quale età?

R. Se devo essere sincera, non ho pensato a un pubblico in particolare. I protagonisti e la loro storia si sono imposti alla mente in modo incondizionato, autoritario direi. Così come ho raccontato spontaneamente a persone diverse, adulte e meno adulte, le vicende incredibili che mi sono capitate a scuola. Certo c’è il problema del linguaggio. So che quello usato nel libro è a tratti impegnativo per i ragazzi. Ma nessun ragazzo chiederebbe a Messi e Ronaldo di fare giocate di calcio più facili perché a loro risultano impervie. Anzi: raccolgono la sfida e cercano di imitarli con ripetuti esercizi e tentativi. Ne portano con orgoglio la maglia. Non sono insensibili o codardi di fronte alla qualità. Il sogno, piuttosto, è eguagliarli. La sfida nella scrittura è offrire storie belle, raccontate con una lingua bella, appassionante, forse difficile all’inizio, ma suggestiva e provocante all’avventura del linguaggio come i pirati della Malesia all’arrembaggio sui galeoni. Grazie a voi, Gufi narranti, per l’interesse e la recensione di Tonio Gomitolo.

Grazie per la disponibilità e alla prossima sulle pagine dei Gufi Narranti.

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