Intervista a Linda Lercari autrice de: “L’ombra di cenere”

Linda Lercari, inizia la sua attività nei primi anni ’90 in concorsi per giovani studenti. Una carriera che è continuata facendole conseguire nel tempo, importanti riconoscimenti quali la pubblicazione in varie antologie sino a raggiungere le edicole nazionali, nel 2014, con gli allegati a quattro numeri di “Scrivere”, edito dalla Fabbri Publishing per racconti selezionati, insieme ad altri autori, dal sito “20Lines”, il primo premio per racconto singolo al San Domenichino di Massa, il secondo premio per racconto singolo al Guido Gozzano di Acqui Terme e la pubblicazione della poesia “L’amante Bianca”, nell’antologia della Fondazione Luzi ed.2015. Scrittrice di diversi generi, che spaziano dalla poesia, alla fantapolitica, racconti noir, romanzi gotici e storici. Inoltre pratica l’arte marziale ed è attrice nella compagnia Next Artists di Viareggio, specializzata in testi di Shakespeare in lingua originale; ha frequentato corsi di recitazione e fa parte del TOF (testo originale a fronte) del gruppo di artisti attivi in Versilia.

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Noi abbiamo recensito il suo romanzo: ” L’ombra di cenere”  e ora andiamo a conoscerla meglio con una breve intervista

D. Ciao Linda e grazie per aver accettato di partecipare a questa intervista. Inizio subito chiedendoti, cosa ha scatenato la tua passione per la scrittura?

 

Grazie a te per avermi invitata. Salve a tutti i lettori. Scrivere è stata la naturale conseguenza del leggere. Sono sempre stata un’accanita lettrice. Sono figlia di un Maresciallo della Marina Militare e ho passato gran parte della mia infanzia fra traslochi e viaggi avventurosi. Purtroppo spesso abitavamo in luoghi dove non c’erano altri bambini e i libri sono sempre stati ottimi compagni. Anche i miei genitori hanno sempre letto molto e mi hanno incoraggiata. Mia madre mi faceva leggere gli Urania, romanzi di fantascienza in edizione economica. Ho sempre desiderato far parte in qualche modo di quel magico mondo di carta e scrivere è la chiave che ho trovato per realizzare questo sogno.

 

D. Ora parliamo del tuo libro “L’Ombra di Cenere”. Ambientato in un Giappone molto lontano. Leggendolo, mi sono commossa per la profondità della storia e delle emozioni. Quanto c’è di te in questo libro?

 

Se rispondo “tutto” sono esagerata? Ne “L’ombra di cenere” c’è tutto ciò che mi ha ispirata e influenzata nel corso del tempo. Il tema de “la maschera e il volto” di Pirandello che ho sempre amato; il Giappone con il suo fascino misterioso e le sue creature leggendarie; la dedizione, l’amore e, sembra buffo da rivelare, ma non mi nascondo, anche alcuni cartoni animati che seguivo da bambina e che mi hanno ispirata. Purtroppo di questi ultimi non posso dire il titolo perché rivelerei informazioni sul finale del romanzo che deve rimanere una sorpresa. Questo romanzo è un punto fermo nella mia carriera. Grazie a esso ho capito cosa significhi scrivere per altre persone, ho capito come sia difficile spiegare certi concetti senza appesantire la lettura e ho dovuto studiare a fondo la nostra lingua perché un piccolo errore ortografico o grammaticale, una svista, avrebbero potuto rivelare più del dovuto. La lingua italiana è meravigliosa. Ho scoperto di recente che non avrei potuto scriverlo, per esempio, in inglese, perché certe sottigliezze non sono ammesse.

 

D. Dal tipo di storia, deduco che tu sia una persona che crede nella vera amicizia. I due samurai, rappresentano qualcuno reale nella tua vita?

 

Entrambi rappresentano una parte di me. Haka è la dedizione, l’amore incondizionato, il sacrificio oltre sé stessi. Momo è la mia incapacità di cogliere la felicità, il restare legati al compromesso e al vivere quotidiano per non sconvolgere lo status quo. Sono due draghi che si affrontano e si attorcigliano: il drago rosso del sentimento e quello bianco della ragione. Nella mia vita ho sempre seguito solo la ragione, il mio cuore non risiede nel costato, ma nel cranio. Creare “L’ombra di cenere” mi ha dato modo di visualizzare meglio certi aspetti della mia vita, li ho fissati su carta ed è stato un bene, mi ha fatto capire me stessa. Haka e Momo sono anche un po’ tutti noi quando vorremmo qualcosa e desistiamo oppure quando ci intestardiamo su una strada che forse non ci porterà altro che dolore. Due terribili samurai senza macchia né paura, eppure così umani, così vulnerabili.

 

D. Ho notato nel tuo romanzo, molta competenza riguardo alla storia del Giappone. Ci vuoi raccontare da cosa nasce il tuo interesse per questo meraviglioso Paese?

 

Essendo nata negli anni Settanta ovviamente sono cresciuta gustandomi tanti cartoni animati giapponesi anche se molte delle storie rappresentate non erano ambientate nel paese del Sol Levante. In principio, da ragazzina, ero affascinata dalla Cina, in particolare dal periodo della rivoluzione dei Boxer nei primi anni del Novecento. Al Giappone mi sono accostata in tempi più recenti, circa verso la fine degli anni Novanta quanto mio marito ha intrapreso La via della spada, ovvero il Kendo. Per molto tempo ho frequentato quell’ambiente solo di sfuggita, poi ho deciso a mia volta di apprenderne i rudimenti e da allora passo dopo passo, nozione dopo nozione sto imparando quanto mi è possibile sul Giappone. E un paese fantastico, ma ricco di contraddizioni e per noi occidentali a volte è davvero come “un altro pianeta”. Ci siamo stati in Luna di Miele e poi altre due volte, eppure ci sarebbe ancora tanto da visitare.

 

D. Cosa vuoi dire ai lettori per convincerli a comprare il tuo libro?

 

E’ la storia di tutta una vita, fatta di pianti inconfessati, di lotte interiori, di piccole gioie e di grandi dolori, ma, soprattutto, insegna una grande verità: abbiate il coraggio di essere felici prima che sia troppo tardi.

 

D. Hai già un altro progetto in corso? E se sì, ce ne vuoi parlare?

 

Ne ho cento e mille e mille ancora! Non v’è giorno in cui non scriva perché ogni respiro è una fonte di ispirazione. Vorrei terminare un romanzo il cui titolo provvisori è “Doveva essere un romanzo d’amore” una storia di contrasti dove i due protagonisti sembrerebbero innamorati, ma il loro rapporto è molto conflittuale. Una specie di Via col Vento in salsa moderna. Sto strutturando una nuova raccolta di poesie, ma ci vorrà del tempo e, se tutto va bene, in autunno terrò il mio primo laboratorio professionale di scrittura. Confesso di essere molto emozionata.

 

D. Quali sono gli autori che preferisci leggere?

Oscar Wilde, Shakespere, Bukowski… Di recente ho riscoperto Jack London e l’ho trovato geniale!!! Di lui avevo letto solo “Zanna Bianca” e “Il Richiamo della Foresta”, bellissimi, certo, ma “La peste scarlatta” è un romanzo breve meraviglioso. Poi amo Stephen King, Roddy Doyle… Potrei continuare ancora, ogni autore mi piace per un motivo diverso e non potrei fare a meno di nessuno

 

D. Ed ora, la domanda che facciamo a tutti i nostri autori. Che libro consigli di leggere in questo momento?

“Un americano alla corte di Re Artù” di Mark Twain e “1984” di Orwell. Vi ringrazio per le domande e spero che i lettori si siano trovati bene con me. Miei cari leggete, leggete e leggete ancora, è il mio augurio di buona e lunga vita per tutti.

Grazie per la disponibilità e in bocca al lupo per il tuo romanzo

Teresa Breviglieri

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