Diaz – Don’t Clean Up This Blood – Recensione film

Diaz – Don’t Clean Up This Blood – Ricordiamo, attraverso il film di Vicari ed un approfondimento sui fatti realmente accaduti, quella notte che rappresenta ancora oggi un capitolo nerissimo della storia italiana.

 

Anno: 2012

Titolo originale: Diaz – Don’t Clean Up This Blood

Paese di produzione: Italia, Francia, Romania

Genere: drammatico, storia vera

Regia: Daniele Vicari

Produttore: Domenico Procacci

Cast: Claudio Santamaria, Jennifer Ulrich, Elio Germano, Davide Iacopini, Ralph Amoussou, Emilie De Preissac, Fabrizio Rongione, Renato Scarpa, Mattia Sbragia, Duccio Camerini, Antonio Gerardi, Paolo Calabresi, Francesco Acquaroli, Alessandro Roja, Eva Cambiale, Rolando Ravello, Nicodim Ungureanu, Sorin – Hroni Godi, Monica Bîrlădeanu, Ignazio Oliva, Alexandru Bindea, Cosmin Seleni, Clara Voda, Camilla Semino Favro, Aylin Prandi, Michaela Bara, Max Mauff, Sarah Marecek, Lilith Stanghenberg, George Remes, Christian Blumel, Christoph Letkowski, Friederike Straub, Ana Ularu, Esther Ortega, Pietro Ragusa, Jerry Mastrodomenico, Jacopo Maria Bicocchi, Bruno Armando, Mircea Caraman, Renato Marchetti, Ioana Picos, James Longshore, Razvan Hincu, Cristiano Morroni, Simone Sabani, Alessandro Procoli, Marco Conidi, Massimiliano Franciosa, Marit Nissen, David Brandon, Maximilian Dirr, Antonio Zavaretti, Pino Calabrese

 

Il G8 sta volgendo al termine, ed in seguito alla tragica morte di Carlo Giuliani i black bloc si stanno rendendo protagonisti di alcuni episodi di violenza urbana: distruggono il distributore e le vetrine di una banca e fanno esplodere una macchina. Uno di loro è il ragazzo francese Etienne. La polizia ha l’ordine di caricarli, ma il vicequestore Max Flamini, presente sul posto, non fa’ avanzare la sua squadra perché un’azione del genere metterebbe in pericolo dei civili innocenti. Nel frattempo alla scuola Diaz viene istituito un centro d’assistenza dove gli attivisti possano fermarsi per la notte. Gli scontri sono finiti, gli attacchi dei black bloc sono stati già largamente sedati dalla polizia per le strade, ma nel pomeriggio una camionetta sfila spesso davanti alla scuola. Gli anarchici non apprezzano il gesto e reagiscono rifilando insulti e scagliando oggetti, tra cui una bottiglia di vetro che si infrange sull’asfalto. La polizia ottiene così l’ingiustificato pretesto di cui ha bisogno.

Quella stessa notte, senza preavviso, vengono organizzate delle squadre antisommossa che fanno irruzione alla Diaz mentre tutti dormono. Senza alcuna perquisizione i poliziotti agitano il manganello su chiunque gli si pari davanti, riducendo tutto ad un bagno di sangue ed ossa rotte. Ci vuole di nuovo l’intervento di Flamini per far cessare la carneficina, che ordina a tutti di riporre il manganello ed uscire dall’edificio. Sul posto giungono le ambulanze, ma solo i feriti più gravi raggiungono l’ospedale. Gli altri vengono portati alla caserma di Bolzaneto ad affrontare l’inferno della tortura. Non è ancora finita. Dopo un lungo e feroce trattamento di abuso di violenza gli attivisti finiscono al carcere di Voghera, perché risultano agli occhi della polizia dei terroristi. L’opera sconvolgente di Vicari è ben poco distante dalla realtà. Se mai qualcuno non ci credesse ancora, i fatti realmente accaduti sono stati resi pubblici da telegiornali, quotidiani e da chi queste violenze le ha subite. Informazioni necessarie per capire che quello che successe quella notte a Genova, e tutto ciò che scaturì dai seguenti processi, sono l’evidente prova di uno Stato, non solo giuridicamente malato, ma anche socialmente depravato.

Alcune scene tratte dal film.

Jennifer Ulrich nel film interpreta uno dei personaggi principali, la no – global Alma Koch.

Escludendo i nomi dei personaggi, inventati, Diaz – Don’t Clean Up This Blood riporta fedelmente, anche piuttosto nel dettaglio, quello che ci è giunto dalle prove video e dalle testimonianze di chi era presente. Addirittura, nonostante la consistente crudezza, per quanto riguarda i pestaggi delle forze dell’ordine e le conseguenti torture di Bolzaneto, è opinione comune che Vicari non abbia reso giustizia alla violenza reale. Censura imputabile ad una questione di decoro e rispetto verso le vittime, scelta condivisibile che da un’idea chiara dello scopo del film: informare prima di fare del brutale spettacolo.

E così, come dicono i fatti reali, la mattina di quel sabato 21 Luglio 2001, proseguivano le proteste pacifiche contro il G8, a cui però si univano quelle ben più violente dei cosiddetti black bloc. Era l’Italia di Silvio Berlusconi. Alcune banche ed auto vennero distrutte e incendiate, fino a che la polizia non decise di rispondere al lancio di oggetti di questi ultimi coi lacrimogeni, che finirono per colpire manifestanti violenti e pacifici. Qui uno degli eventi fondamentali della vicenda. Il vicequestore Pasquale Guaglione rinviene due molotov in prossimità di Corso Italia e le consegna al generale Valerio Donnini. Armi che quella stessa notte verranno consegnate, immediatamente dopo i disordini alla Diaz, per far ricadere la colpa sui no – global, cercando di convincere l’opinione pubblica che fossero armati. Prova resa disponibile dai filmati e dalle foto fatte di nascosto proprio nel momento del passaggio delle due molotov tra personaggi in borghese e forze dell’ordine, con conseguente confessione di un agente che dichiarò di aver ricevuto l’ordine di portarle davanti alla scuola. Medesima operazione di calunnia fatta con sbarre metalliche rinvenute all’interno della scuola, che si scoprì dopo essere state rubate da un cantiere lì vicino. Causa che pare aver fornito l’autorizzazione alle forze dell’ordine di intervenire fu il lancio di oggetti contro una volante che transitava in zona Diaz verso le 21:30, in cui destò molto scalpore una bottiglia di birra che comunque finì a pochi metri dal mezzo. La sola presenza di svariati individui che indossavano capi scuri durante la sassaiola, rappresentò un valido motivo per la polizia di sospettare la presenza di black bloc e quindi di intervenire.

Dopo le 23:00 la violenta irruzione. Il cancello viene sfondato dalla camionetta e le finestre rotte dai manganelli. Anche in questo caso l’azione violenta venne imputata ad un lancio di pietre da parte dei no – global, pesantemente smentito dalle prove video. Nel frattempo avviene il primo episodio di aggressione. Il giornalista Mark Covell viene pestato senza apparente motivo in strada: mano sinistra e otto costole fratturate, perforazione del polmone, trauma emitorace, rottura di spalla ed omero e perdita di 16 denti. Un pestaggio furibondo e prolungato tutto ripreso in diretta. Per i dimostranti ormai addormentati nei loro sacchi a pelo non andò di certo meglio. Tutti bene o male vennero picchiati e manganellati, alcuni di loro ricevettero sputi e simulazione del gesto del coito. Un ragazzo fu colpito dal getto di un estintore e una ragazza trascinata giù dalle scale e lasciata su un pianerottolo. Tutto confermato dalle dichiarazioni dei sopravvissuti. Una strage che il vicequestore Michelangelo Fournier (nel film di Vicari è Max Flamini interpretato da Claudio Santamaria) definì un pestaggio da “macelleria messicana”.

Foto autentiche del 21 Luglio 2001.

Diaz

Un militante del Genoa Social Forum mostra del sangue sul pavimento della scuola Diaz dopo la perquisizione compiuta la notte del 21 Luglio 2001 da polizia e carabinieri.

Nessuno reagì. 63 feriti di cui 3 in prognosi riservata. Tutti arrestati comunque. I giornalisti si videro passare davanti una sfilza di barelle con gente sanguinante in condizioni disastrose. Le forze dell’ordine riferirono alla stampa che le ferite degli arrestati erano pregresse, risalenti al precedente giorno di scontri. La fornitura di prove false non finisce qui. Durante la perquisizione, che va sottolineato, venne effettuata solo dopo il pestaggio, visto che l’irruzione improvvisa era giustificata dalla legge dalla presunta presenza di individui violenti, la polizia mostrò un’uniforme perforata presumibilmente da un coltello, incolpando gli occupanti della scuola. Prova che venne screditata dai Ris, in quanto non c’era coerenza coi coltelli trovati e col tipo di taglio. Anche le circostanze dell’arresto diventano dunque ingiustificate, se non per il fatto che sono state fornite prove della presenza di armi che in realtà non c’erano. Poi ci sono gli orrori di Bolzaneto. Caserma in cui furono portati alcuni arrestati, quelli più sfortunati. Regna ancora un certo mistero su quello che si rivelò un lager, già adibito da una settimana dal Reparto Mobile di Roma che di fatto disautorava la troppo morbida questura di Genova. A riferirlo è un poliziotto timoroso e vergognato di cui non si conosce ancora il nome. Furono questi sbirri cresciuti a pane e odio a condurre le crudeltà di Bolzaneto. Cultori di un fascismo altamente nostalgico, addobbati fieramente con mimetiche grigio verdi, giubbotto senza maniche nero, cinturone nero con fondina e pistola, manette e manganello e radiotrasmittente sulla spalla. I poliziotti più bonari li chiamano Rommel. I “prigionieri” scendevano dai furgoni e venivano pestati subito. Dentro dovevano stare in piedi a faccia sbattuta contro il muro. Li pisciavano addosso se non cantavano faccetta nera. C’era chi vomitava sangue nell’indifferenza dei celerini. Le ragazze minacciate di essere stuprate coi manganelli.

Nonostante la detenzione in carcere tutti i malcapitati di lì a poco fortunatamente vennero rilasciati. I “prigionieri” stranieri furono portati al confine e cacciati dallo Stato. Iniziano le indagini e i processi e comincia ad emergere la marcia verità. Esemplificativa è la sentenza di secondo grado del 2010 in cui la Corte d’Appello di Genova condannò tutti i vertici della catena di comando della Polizia. 25 imputati su 28, condanna complessiva di 98 anni e 3 mesi di carcere. Tra questi Vincenzo Canterini del Reparto Mobile di Roma, Francesco Gratteri capo dell’anticrimine, Giovanni Luperi ex vicedirettore dell’Ucigos, Spartaco Mortola ex dirigente Digos, Gilberto Caldarozzi ex vicecapo Sco, Pietro Troiani e Michele Burgio della polizia. Condanne dai 3 ai 5 anni, che però, come ci ha spesso insegnato il nostro Paese sono cadute in prescrizione.

Insomma, un insieme di manovre quelle accadute a Genova quel 21 Luglio che danno un’idea precisa dell’Italia, del suo impianto giuridico e della sua politica, se così si può definire. Un sistema malato aggravato ai tempi anche dall’assenza del reato di tortura, introdotto da pochissimo ma tuttavia ancora imperfetto. Una mancanza inquietante che mina i diritti umani nel nostro Paese. Presentimento, nella ricostruzione dei fatti, confermata nel film, è che in Italia il concetto di protesta, che sia violenta o pacifica, voglia essere tranciato con ogni mezzo dai poteri forti. Ogni tentativo di libera espressione di pensiero deve essere annullato. La pellicola di Vicari, condotta con ottimo stile di regia, spiega bene questo concetto. La bottiglia scagliata contro la volante, un evento apparentemente insignificante che scatena tutto; è anche l’immagine che il regista usa per tornare indietro e presentare la storia dalle varie prospettive dei suoi personaggi. Storia che non ha un protagonista ma che si avvale di una distribuzione corale dei suoi interpreti, che insieme formano il popolo eroico che alza la mano in segno di resa senza trovare comprensione o umanità nel suo aggressore che è la minaccia armata istituzionalizzata. Un corpo di criminali manovrati dai piani alti da uno Stato sovrano che pretende solamente che abbassiamo la testa, forte di ogni singolo pretesto per scagliarci contro il giudizio universale. La violenza, come detto prima, è stata contenuta nei limiti del rispetto di quei momenti tanto oscuri da essere ancora tenuti parzialmente segreti; tuttavia Diaz è giustamente violento e crudo, altrimenti che senso avrebbe? Rimane comunque l’impressione del suo scopo importante ed educativo, tanto che credo dovrebbe essere proiettato sempre nelle scuole. Un film che insegna, non vuole far dimenticare e scongiura che cose simili non succedano mai più.

Emilie De Preissac (nel film è Cecile) appende alla finestra della Diaz il foglio “Don’t clean up this blood” – Non pulire questo sangue.

Zanini Marco

 

 

 

 

I commenti sono chiusi.