Berlusconi ascesa e discesa di un politico chiacchierato (quattordicesima parte)

Berlusconi ascesa e discesa di un politico chiacchierato (quattordicesima parte)

Tangentopoli l’inizio della fine (seconda parte)

Nel frattempo il marcio della corruzione e delle mazzette varcava i confini della Lombardia propagandosi per tutta la penisola come un’enorme onda d’urto.

Procedimenti giudiziari partirono da decine e decine di Procure, da Torino fino in Sicilia, da Genova a Bari, Venezia, Firenze, Napoli, Reggio Calabria.

Venne alla luce un’Italia nascosta. Una enorme tangentopoli.

Le tecniche di convincimento di Di Pietro erano sconosciute ai più, ma i suoi interrogatori sciolsero molte lingue e svelarono molti segreti nascosti.

Di Pietro, giorno dopo giorno, diventò un personaggio molto popolare, gradimento condiviso anche da alcuni schieramenti politici, come la lega e la destra.

Tutta quella popolarità convinse Berlusconi ad offrirgli un posto al Ministero di Grazia e Giustizia.

Era, chiaramente, una mossa strategica dettata da una doppia motivazione: la popolarità del Pm era in quel momento superiore alla sua e non era il caso di andare a turbare l’opinione pubblica attaccando il giudice frontalmente, la seconda motivazione era di natura pratica: portare il nemico nel proprio schieramento.

Purtroppo per Berlusconi Di Pietro rifiutò l’offerta.

Il 29 aprile 1993 la Camera dei deputati fu chiamata a decidere se concedere l’autorizzazione a procedere nei confronti di Craxi, colpito da avvisi di garanzia.

Fu l’occasione per un ultimo accorato discorso, dove l’ex presidente del Consiglio si difese dalle accuse sostenendo che tutti i partiti vi fossero implicati in quanto il ricorso ai finanziamenti occulti era una pratica comune e consolidata. Quindi, tutti colpevoli nessuno colpevole.

La Camera non concesse l’autorizzazione e la decisione scatenò una forte protesta dentro e fuori il parlamento.

Tra scene di giubilo e altre di rabbia e incredulità alla fine i socialisti andarono a festeggiare presso l’Hotel Raphael di Roma, quartier generale del segretario socialista, dove anche Berlusconi manifestò pubblicamente la sua solidarietà all’amico e protettore.

Craxi contestato dalla gente all’uscita dell’Hotel Raphael

All’uscita dell’albergo Craxi venne duramente contestato e fatto oggetto di insulti e lancio di monetine da parte della gente esasperata.

Dopo l’arresto di Larini, il 29 novembre 1994, i carabinieri di Milano arrestarono anche Giorgio Tradati, un altro amico di Craxi, con l’accusa di aver versato una tangente miliardaria, avuta dall’Ansaldo, sul conto Nordthern Holding presso la Claridien Bank di Ginevra.

Tradati ammise di essere un prestanome di Bettino fin dai primi anni 80, quando aprì il conto Constellation Financière presso la Sbs di Chiasso, verso il quale incominciò a confluire un fiume di denaro.

Seguì l’apertura di International Gold Coast presso l’American Express di Ginevra e poco dopo un funzionario dell’American Express mise a disposizione il conto di transito Northern Holding presso la Claridien Bank di Ginevra.

I conti che erano gestiti direttamente da Tradati, ricevettero le tangenti della Fiat, Olivetti, Fininvest ecc.

I magistrati conoscevano il conto Northern Holding fin dal 1993 e chiesero la rogatoria e Craxi, non riuscendo a bloccare la richiesta di rogatoria, decise di svuotare i suoi conti esteri servendosi di un altro prestanome, Maurizio Raggio, giovane yuppie noto frequentatore della Costa Azzurra, che trasferì il denaro in conti cifrati a Panama, Bahamas e Isole Cayman. In seguito furono scoperti altri depositi nascosti anche in Liechtenstein.

Craxi non fece in tempo però a portare in salvo 15 chili in lingotti d’oro, per un valore di 300 milioni di lire, che vennero sequestrati dal giudice istruttore svizzero Jean-Louis Crochet.

Sul conto Constellation Financière e su Northern Holding vennero versati 21 miliardi da Berlusconi come ringraziamento per la legge Mammì sulle frequenze.

Tradati si scoprì essere il tramite tra Berlusconi e Craxi.

Raggio venne arrestato nel 1995 a Cuernavaca in Messico, dove era riparato con la contessa Francesca Vacca Augusta e dove per mantenersi, nel frattempo aveva speso 15 miliardi del bottino di Bettino.

Francesca Vacca Augusta e Maurizio Raggio

Comunque Raggio restituì parte il rimanente tesoro estero a Craxi compreso un aereo privato del valore di 1,5 milioni di dollari.

Sia Tradati che Raggio ammisero che il denaro, l’ex Presidente del Consiglio, lo usava per l’acquisto di immobili per se e per la sua amica intima, Anja Pieroni, alla quale aveva anche regalato Gbr, una televisione privata di Roma.

Bettino Craxi e Anja Pieroni

Le rogatorie chieste dal pool confermarono puntualmente tutte le operazioni finanziarie di Tradati.

Antonio Di Pietro scoprì durante un suo viaggio in Svizzera anche un conto intestato alla fondazione Arano di Vaduz aperto a Lugano e riconducibile a Craxi.

I conti gestiti da amici prestanome, Giorgio Tradati, Silvano Larini, Giallombardo, Raggio e Vallado, Ruju e Troielli videro transitare almeno 150 miliardi di lire.

Queste scoperte smentirono clamorosamente Bettino che aveva sempre negato l’esistenza di un suo tesoro nascosto all’estero.

L’avvocato Agostino Ruju, che conosceva molto bene Di Pietro, era un personaggio con qualche segreto, forse legato ai servizi segreti, e dopo essere stato tirato in ballo da Pacini Battaglia, in merito a un miliardo e ottocento milioni versati dalla Montedison su due suoi conti, uno a Zurigo e l’altro ad Hong Kong, decise di raccontare e aiutare i magistrati a fare luce sui conti segreti di Craxi.

L’avvocato assieme a Gianfranco Troielli (di professione assicuratore) nascose i capitali dell’ex Presidente del Consiglio, oltre che nei soliti paradisi fiscali anche a Hong Kong e Singapore.

Un sistema, quello delle tangenti, che alla fine produsse un onere insostenibile scaricato sulle finanze dello Stato con effetti devastanti.

L’economista Mario Deaglio stimò:

10000 miliardi di lire di costi sulle spalle degli italiani.

Tra i 150000 e i 250000 miliardi di lire di indebitamento.

Tra i 15000 e i 25000 miliardi di lire di interessi annui sul debito.

La Metropolitana ebbe un costo di 192 miliardi contro i 45 miliardi di quella di Amburgo.

Per lo stadio Giuseppe Meazza occorsero oltre 2 anni di lavoro per una spesa stratosferica di oltre 180 miliardi, mentre per lo Stadio Olimpico di Barcellona ci vollero 18 mesi e una spesa più contenuta di 45 miliardi.

I parametri di Maastricht non furono rispettati, infatti il tasso d’inflazione raggiunse il 6,9% invece del 3% richiesto.

Il rapporto debito/Pil fu del 118% invece del 60% preventivato.

Nella residenza signorile di villa San Martino, una domenica di aprile, esattamente il 4 del 1993, si trovarono oltre al padrone di casa, Berlusconi, anche Marcello Dell’Utri e Bettino Craxi, ormai caduto in disgrazia dopo i colpi di maglio ricevuti dai magistrati di Milano.

Craxi era molto preoccupato, perché alla fine di aprile la camera dei deputati avrebbe dovuto decidere se concedere l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti in merito agli avvisi di garanzia ricevuti in successione.

La rabbia per la fine che sospettava lo attendesse lo spinse ad invitare l’amico a scendere in campo per sostituire il pentapartito ed impedire alla sinistra di comandare in Italia.

Pochi mesi dopo la Camera venne nuovamente chiamata a decidere su altre quattro autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino, per corruzione, concussione, ricettazione e finanziamento illecito. Questa volta la Camera, a maggioranza, concesse l’autorizzazione.

Craxi quando perse l’immunità parlamentare, non essendo stato rieletto, il 5 maggio 1994, decise di allontanarsi dall’Italia per raggiungere la sua villa ad Hammamet, in Tunisia.

Craxi ad Hammamet

Il 12 maggio il Gip di Milano emise l’ordinanza di divieto di espatrio, ma ormai era troppo tardi.

Craxi, considerato “contumace”, si avvalse del trattato Italia-Tunisia e dell’amicizia stretta con Ben Alì, per rifiutarsi di rientrare in Italia, e di conseguenza venne giudicato a piede libero. In Italia arrivarono puntualmente i certificati medici di un diabetologo tunisino.

Dal suo rifugio dorato Craxi si rifiutò sempre di comparire davanti ai giudici milanesi adducendo gravi motivi di salute sebbene il Pm Paolo Ielo accertò che in realtà il politico socialista uscisse tranquillamente dalla Tunisia.

Craxi venne intercettato mentre dettava le direttive ai giornali amici per attaccare i magistrati del pool e i suoi avversari politici.

L’ex Presidente del consiglio era talmente ossessionato e incarognito dall’astio che iniziò a confezionare dossier falsi allo scopo di intimidazione, nei confronti specialmente di Di Pietro, D’alema e Scalfaro, avvalendosi degli amici, dei giornali politicamente amici e anche di Sergio Cusani.

Da Hammameth invitò anche Berlusconi alla battaglia parlamentare nei confronti degli odiati comunisti del Pds.

Nel 1998 Craxi fece in tempo a spostare beni per 54 miliardi evitando il sequestro conservativo disposto dalla Cassazione.

Nel gennaio del 2000, a 65 anni, Craxi venne stroncato da un infarto nella sua casa di Hammamet. Malato da tempo di diabete, che nel frattempo aveva pregiudicato sia i reni che il cuore, si rifiutò fino all’ultimo di affrontare i procedimenti penali in atto sebbene gli fossero stati garantiti gli arresti domiciliari.

Condanne definitive di Craxi: 5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai

4 anni e 6 mesi per le tangenti della Metropolitana milanese

Altri processi furono estinti per “morte reo”: maxitangente Enimont per finanziamento illecito, tangente Enel per corruzione

Corruzione delle Guardie di Finanza. 1994

Salvatore Sciascia (un ex finanziere passato sotto libro paga di Berlusconi) manager della Fininvest, venne accusato di aver corrotto i finanzieri che effettuarono i controlli fiscali in ben tre episodi tra il 1989 e il 1991.

Salvatore Sciascia

Nel 1989 presso la Videotime (società che raggruppava i tre canali televisivi di Berlusconi) ci fu la visita dei marescialli della Guardia di Finanza: Giuseppe Licheri, Gaetano De Gennaro e Giuseppe Sicuro. Per evitare che dalle verifiche emergessero documenti compromettenti Sciascia consegnò a Giuseppe Licheri cento milioni di lire in due tranche. Il dirigente della Fininvest ebbe modo di dire che i soldi glieli diede Paolo Berlusconi. Licheri ammise il 21 luglio 1994 durante un interrogatorio di aver ricevuto i soldi.

La stessa scena si ripresentò ancora nel 1991 nella sede della Mediolanum Vita quando fu la volta del maresciallo Marco Spazzoli, che ammise, il 18 luglio 1994, di aver intascato silente cento milioni di lire, imitato, sempre nel 1991 dal colonnello della Guardia di Finanza Angelo Tanca che confessò, il 23 luglio 1994, di aver preso centotrenta milioni di lire esentasse.

Berlusconi ebbe modo di dichiarare che con gli arresti dei finanzieri e dei corruttori si bloccava l’economia. (sic)

Il signor Sciascia fu gratificato, nel 1988, dal suo datore di lavoro, il cavaliere Silvio Berlusconi, con un piccolo cadeaux di cinquecento milioni di lire come giusto riconoscimento per l’eccellente opera di corruzione, ma forse anche per sopportare meglio la condanna di due anni e sei mesi che arrivò puntualmente alla fine dell’indagini.

Anche Berlusconi fu “sfiorato” dal processo ricevendo una condanna in primo grado ma in appello il reato venne dichiarato prescritto. E nel 2001 la Cassazione assolse sua “Emittenza” per non aver commesso il fatto.

Ad una domanda del Procuratore Saverio Borrelli sulla provenienza di questi fondi occulti Berlusconi rispose serafico: <<A me piace chiamarli fondi non contabilizzati, anche se erano totalmente occulti a me. Io non ho mai saputo dell’esistenza di queste disponibilità non contabilizzate, frutto di una attività di una società del gruppo, che si chiamava Edilnord commerciale>> Serafico ma anche faccia di bronzo.

Berlusconi processo

Venne condannato a otto mesi per favoreggiamento anche l’avvocato e vecchia conoscenza Massimo Maria Berruti.

Con Berlusconi nuovo Presidente del Consiglio il 26 aprile 1994, un giovane vicebrigadiere delle Guardie di Finanza, Pietro Di Giovanni confida al suo comandante, GianLuigi Miglioli, di aver ricevuto in offerta dal maresciallo Francesco Nanocchio 2,5 milioni di lire da parte dell’Edilnord, soldi che comunque lui ha rifiutato di prendere. Vennero messi al corrente anche i Pm, e Di Pietro sospettò che potesse essere un tentativo di corruzione.

Francesco Nanocchio

Da quel momento le indagini diventarono serrate e a cascata saltarono fuori altri episodi di corruzione e i magistrati si resero conto che non erano solo casi isolati ma vera e propria consuetudine, tanto da lasciare allibiti i Pm che indagavano e si resero conto che molti finanzieri coinvolti erano gli stessi che facevano parte della squadra di indagine di “Mani pulite”. Lo stesso Di Pietro si lasciò andare all’amara considerazione di “essere davanti a un problema istituzionale”.

Nanocchio, venne arrestato il 27 aprile e condotto presso il carcere militare di Peschiera del Garda. Durante la perquisizione del suo appartamento furono trovati quasi 50 milioni in contanti. Seguendo le verifiche fiscali effettuate dalla coppia Nanocchio – Di Giovanni emerse il nome di Telepiù, ed in questa direzione i Pm decisero di muoversi. Nanocchio ammise che all’inizio del 1994, assieme al suo collega Capone, ricevette venticinque milioni dal direttore dei servizi fiscali della Fininvest Salvatore Sciascia.

La Procura di Roma sospettava già da tempo che Berlusconi stesse infrangendo di nascosto la legge Mammì.

 

Sciascia riuscì ad evitare l’arresto, perché nel frattempo, precisamente il 13 luglio, uscì il decreto Biondi, detto anche salva-ladri, che aboliva l’arresto per corrotti e corruttori e che in pratica disarmava di fatto il magistrato in quanto garantiva anche il condono per le imprese coinvolte in tangentopoli, il condono “concordato fiscale” per le imprese avevano evaso le tasse, e l’abolizione del carcere preventivo per i colletti bianchi.

Alfredo Biondi

Un provvedimento fortemente voluto da Berlusconi che dopo l’arresto di Nanocchio e le sue prime rivelazioni cercò di bloccare l’inchiesta.

Il decreto venne ferocemente criticato ed osteggiato dall’opposizione e fu bocciato, ma non abbastanza velocemente, in quanto in quei sette giorni di effettiva validità uscirono dal carcere più di 2700 detenuti, di questi 53 furono nuovamente arrestati.

Come confidò a qualcuno Berlusconi fu costretto a firmare il decreto in quanto terrorizzato dalle inchieste della magistratura.

Di Pietro divenne l’ossessione, oltre che di Craxi, anche di Berlusconi, che apparentemente lo corteggiò per cercare di coinvolgerlo offrendogli il posto di Ministro, ma, rimanendo nell’ombra e usando tutte le pedine a sua disposizione, cercò disperatamente di distruggerlo professionalmente costruendo dossier falsi, tutti poi clamorosamente falliti.

Depistaggi mirati e raccolta di notizie calunniose furono usati senza risparmio dal cavaliere sempre più preoccupato, in realtà senza grandi risultati.

Con il proseguimento dell’indagine risultò che non solo la Fininvest si sottometteva alle richieste illecite dei finanzieri, ma era una consuetudine ormai allargata a molte aziende di Milano per evitare che emergessero irregolarità fiscali.

Durante le indagini venne nominato al comando della regione nord-ovest il generale Sergio Acciai presente nella lista della P2 di Gelli.

Nel settembre del 1992 un senatore della Dc, Augusto Rezzonico, rivelò a Di Pietro che il suo partito e il Psi inserirono nella legge sul codice della strada, un emendamento che favoriva la Fininvest consentendole di guadagnare circa mille miliardi grazie ad un apparecchio di segnalazione elettronica per le autostrade. La Dc ebbe in cambio il solito ringraziamento.

Durante una convention di Publitalia a Montecarlo, nel 1992, Berlusconi sottolineò, con evidente preoccupazione, che per l’azienda erano previsti tempi bui e difficili, considerata la mutata situazione politica e la protezione avuta dai partiti che stava venendo meno.

Malgrado l’apparente titubanza già da tempo il cavaliere stava maturando l’idea di una discesa in campo per salvare il salvabile.

Il connubio politica-affari stava perdendo un elemento fondamentale per Berlusconi. La protezione della politica. Era arrivato il momento che Berlusconi stesso si sostituisse al potere politico.

Idea che maturò all’inizio del 1992 l’amico di gioventù Marcello Dell’Utri.

Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri

Ormai in Italia i tradizionali referenti politi non garantivano più l’appoggio necessario e il pericolo assumeva le sembianze dei comunisti.

L’aiuto di Craxi che stava venendo sempre meno dopo essere finito nel mirino dei magistrati, il mercato pubblicitario, dopo i momenti d’oro degli anni ottanta, stava subendo una vistosa flessione e i debiti stavano assumendo dimensioni preoccupanti, tanto che Mediobanca comunicò che nel 1992 la Fininvest aveva accumulato 7140 miliardi di debiti, che aumentarono nell’anno successivo.

In più Berlusconi sapeva che sarebbe finito anche lui nel tritacarne dei magistrati.

Nel luglio 1993, in uno studio notarile di Milano, prese forma il progetto politico chiamato “Forza Italia”.

I dirigenti della Fininvest furono i primi dirigenti politici di “Forza Italia”.

“Sono costretto a entrare in politica, altrimenti mi mettono in galera e fallisco per debiti”. Confidenza rilasciata da Berlusconi a Montanelli e a Biagi nel 1993.

Dopo la disfatta del pentapartito, in preparazione delle elezioni politiche, fervevano i profondi maquillage per rendersi presentabili. Ci furono scissioni che in realtà servirono a nascondere i vecchi politici che, bene o male, evitarono il capestro giudiziario. Ci furono anche nuove alleanze. E venne anche il momento tanto atteso dell’annuncio della discesa in campo di Berlusconi. Era il fatidico 26 gennaio 1994.

All’inizio di dicembre del 1994, Di Pietro si dimise dal pool di Mani Pulite, malgrado i numerosi tentativi per farlo recedere, furono gli attacchi subdoli di Berlusconi, che nascosto nell’ombra ordì la congiura, lo spinsero alla decisione.

Poco più di mille giorni occorsero al Pm per indagare su 2500 sospettati, ad arrestarne 600 e a recuperare 273 miliardi di tangenti.

Una settimana dopo l’addio del magistrato, Berlusconi venne interrogato da Borrelli nel Palazzo di Giustizia di Milano in merito all’indagine sulla Guardia di Finanza.

Quando venne fuori il nome All Iberian, fu grazie all’interessamento e alla pervicacia di Francesco Greco, che ereditò i fascicoli di Di Pietro che riguardavano le inchieste su Craxi e Tradati.

Seguendo quel filo si giunse inaspettatamente a David Mills e poi a Berlusconi e gli intrecci con Craxi.

In seguito il pool indagò anche nei casi delle toghe romane venute a galla dopo la deposizione di Stefania Ariosto, e il caso Mondadori.

Nel 1995 il dimissionario Antonio Di Pietro venne sostituito da Ilda Boccassini che si occupò principalmente di Berlusconi e Previti.

Nel maggio del 1994, contestualmente all’insediamento del primo Governo di Berlusconi, ebbe inizio l’offensiva di “Tutti gli uomini del Presidente” nei confronti di Di Pietro, con la costruzione di dossier falsi nel tentativo di screditarlo davanti all’opinione pubblica.

Il Ministro di Grazia e Giustizia, Alfredo Biondi, pretese l’ispezione nella sede del pool, che però si concluse diversamente da quello sperato. Gli ispettori elogiarono il lavoro fatto dai magistrati milanesi rimarcando l’estrema serietà e professionalità di tutto il pool e definendo l’inchiesta “…una pietra miliare nella storia giudiziaria del nostro paese”.

Il pool di “Mani Pulite” ricorse spessissimo alle rogatorie per fare luce sui conti esteri degli indagati, avvalendosi frequentemente della collaborazione del giudice Mario Vaudano.

Le ottime relazioni con i colleghi esteri furono determinanti ai fini delle indagini, ma nel settembre del 1994 il ministro di Grazia e Giustizia del primo governo di Berlusconi, Alfredo Biondi, con un escamotage lo rimosse dal suo incarico, confidando in seguito all’avvocato Chiusano che Vaudano era un giudice poco gradito perché di sinistra.

Biondi fu anche l’ineffabile autore del famoso tristemente decreto “salvaladri”.

Nel frattempo il governo cambiò la guida, a Berlusconi succedette Lamberto Dini, che nominò Guardiasigilli Filippo Mancuso (abituale frequentatore di Cesare Previti) che per niente convinto dell’attendibilità degli ispettori mandati a Milano, chiese al procuratore generale della Cassazione un’azione disciplinare nei confronti del pool per, a suo dire, scorrettezze morali, sconfessando, di fatto, la relazione degli ispettori. Questi, a loro volta, manifestarono il loro disappunto nei confronti del Ministro, per la scarsa considerazione del lavoro svolto difendendo la propria autonomia di giudizio.

Filippo Mancuso

Mancuso, protervio come pochi, li licenziò in tronco senza però far seguire la comunicazione agli interessanti, generando un nulla di fatto.

Il discutibile comportamento del guardiasigilli mise in imbarazzo perfino il proprio schieramento politico, e il 18 ottobre venne sfiduciato al Senato in larghissima maggioranza, ma Mancuso prima di capitolare, ormai in preda all’ossessione più cupa, riuscì ad inviare una terza ispezione al pool di Milano.

Ma erano anche i giorni che i magistrati del pool milanese, dopo due anni di indagini, riuscirono a mettere ordine in alcune inchieste sulla Fininvest.

Francesco Greco, Francesco saverio Borrelli, Gherardo colombo e Ilda Boccassini

Paolo Berlusconi venne arrestato in merito ad alcune mazzette elargite alla Cariplo che si impegnava ad acquistare degli immobili dell’Edilnord.

Per Paolo furono arresti domiciliari.

Anche il presidente di Publitalia, Marcello Dell’Utri, e altri dirigenti Fininvest, finirono nel mirino del pool che accertò spulciando i bilanci che furono emesse fatture false e gonfiate e il ricorso ai soliti fondi neri.

Berlusconi durante il processo dove era implicato proprio il suo amico Dell’Utri ebbe modo di dichiarare che la trasparenza era fondamentale alla Fininvest e inoltre, rimarcò, giustificando il cittadino che si ribellava al fisco perché andava contro il diritto naturale. (sic)

Berlusconi, incalzato di magistrati, inveì e si lasciò andare a dichiarazioni per niente amichevoli, anzi decisamente ostili, nei confronti dei soliti magistrati cattivi e di sinistra accusati di fini politici. Il cavaliere espose il suo pensiero illuminante sulla pratica delle mazzette, giustificando gli imprenditori che, per ottenere quello che avevano diritto di avere erano costretti a pagare. (sic)

Nel 1994 a parte il capo supremo, tutti i maggiori dirigenti e collaboratori della Fininvest risultavano indagati, dal fratello Paolo, agli amici di sempre Marcello Dell’Utri e Fedele “Fidel” Confalonieri, al cugino Giancarlo Foscale, Galliani, Letta, Sciascia e Berruti.

Durante il vertice Onu tenutosi a Napoli il 21 novembre 1994 a Berlusconi venne notificato un invito a comparire come indagato per “concorso in corruzione” della Guardia di Finanza relativa alle tangenti pagate in merito ai controlli di Mediolanum, Mondadori e Videotime.

Iniziarono le indagini per Berlusconi non più come semplice cittadino, ma anche come uomo politico.

A questi si aggiunsero anche quelli di natura politica.

Silvio Berlusconi, che aveva deciso di scendere in campo per salvare l’Italia dai comunisti e che diede l’avvio al suo primo governo il 27 marzo 1994, il 22 dicembre deve rassegnare le dimissioni perché non più sostenuto dalla Lega di Bossi.

Il Presidente della Repubblica Scalfaro le accettò e diede l’incarico a Lamberto Dini, che a capo di un governo tecnico di transizione lo guidò fino a gennaio 1996.

Ma questa è tutta un’altra storia.

 

Alberto Zanini

 

Precedente Tasso: Ecco mormorar l’onde Parafrasi e analisi prof. F. Martillotto Successivo Valerian E La Città Dei Mille Pianeti - Sfavillante ma narrazione deludente.

2 thoughts on “Berlusconi ascesa e discesa di un politico chiacchierato (quattordicesima parte)

  1. Ammetto che ci ho messo un po’ a leggerlo tutto. Ma l’argomento mi interessa, il testo è fluido. Se ho capito bene finsce così, giusto?
    Ti ringrazio per l’appuntamento settimanale, è stato curioso. Non ho mai seguito un blog aspettando il giorno di uscita di un articolo. Onore al merito.
    Alla prossima.
    Michele

    • igufinarranti il said:

      diciamo che sarebbe finito, anche se domenica prossima potrai leggere l’epilogo, che in realtà non è altro che l’elenco dei processi e delle leggi ad personam, almeno le più importanti perché le leggi furono molte e rischierei di stufare la gente. grazie comunque per la pazienza dimostrata e per l’assiduità con la quale hai seguito il racconto. spero ne sia valsa la pena. comunque le puntate rimarranno nel blog e se avrai voglia di rileggerle sono sempre a tua disposizione. ciao e alla prossima

Lascia un commento

*