Berlusconi: ascesa e discesa di un politico chiacchierato ( sesta parte)

Berlusconi: ascesa e discesa di un politico chiacchierato ( sesta parte)

 

Televisioni

Con le televisioni Berlusconi mise in pratica il secondo punto del “Piano rinascita democratico” di Licio Gelli, quello riguardante il controllo dei mass-media che prevedeva anche la sostituzione della Rai con la privatizzazione delle reti televisive.

Nell’estate del 1979 Berlusconi acquistò per cinque miliardi di lire circa trecento pellicole tra film, telefilm e serials, per poi offrirli alle altre emittenti locali, a patto che aderissero al circuito televisivo controllato da Mediaset.

Contestualmente alla nascita delle televisioni di Berlusconi, vide la luce anche Publitalia 80, la concessionaria fondata alla fine del 1979, che gestiva la pubblicità di Canale 5, di cui Marcello Dell’Utri era il consigliere delegato.

Il neo tycoon offriva i film a prezzi bassissimi ma già con la pubblicità inserita,

Le norme che regolavano l’emittenza televisiva prevedevano che solo la Rai potesse trasmettere in contemporanea su tutto il territorio nazionale, ma Berlusconi trovò il sistema per aggirare la norma mediante videocassette pre-registrate con i programmi e la pubblicità già inserita, che venivano spedite alle varie emittenti locali, aderenti al network, che trasmettevano con orari quasi in contemporanea.

Le emittenti che aderirono persero la loro autonomia, non solo economica ma anche politica, in un settore senza alcuna regolamentazione legislativa.

La televisione per Berlusconi era: “tutto quello che sta attorno alla pubblicità”.

Per attirare gli ascolti occorreva una programmazione di evasione, e i programmi di cultura non garantivano sufficiente audience.

Antonio Melchiorre, un generale in pensione, fu il solerte prestanome che nel novembre del 1979 diventò Amministratore Unico di Canale 5. Un anno dopo si dimise dall’incarico per lasciare il posto ad un altro prestanome.

Nel 1980 Canale 5 iniziò ufficialmente a trasmettere su tutto il territorio nazionale aggirando il divieto con le videocassette.

 

Molti personaggi televisivi della Rai accettarono di passare sotto contratto con Berlusconi.

Mike Bongiorno fu il primo a lasciare la Rai grazie ad un ricco stipendio. Lo seguirono Corrado, Gigi Sabani, Claudio Cecchetto, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello e tanti altri.

Silvio Berlusconi e Mike Bongiorno

Berlusconi proponeva una programmazione nazional-popolare che diventò il fiore all’occhiello di Canale 5.

Nel luglio del 1981 Berlusconi controllava 30 emittenti affiliate ed in più gestiva il mercato pubblicitario riuscendo ad eludere il monopolio della Rai.

Sull’onda del successo berlusconiano sia Rusconi, con il network “Italia 1”, che Mondadori, con quello di “Retequattro”, tentarono l’avventura televisiva. Ma entrambe si arresero davanti allo strapotere pubblicitario di Publitalia 80.

Berlusconi rilevò nel 1982 il 51% di Italia 1 per ventinove miliardi, e due anni anche il 50% di Retequattro più il magazzino dei programmi per complessivi centotrenta miliardi.

Nel 1980 Canale 5 trasmise il Mundialito offrendo un milione di dollari per i diritto e soffiando l’evento alla Rai.

TeleMilano acquistata, nel 1975, per una lira simbolica da Giacomo Properzj diventò Canale 5 dopo una ricapitalizzazione nel 1984.

Berlusconi divenne il padrone dell’emittenza televisiva privata d’Italia in virtù delle proprietà di tre televisioni che andavano a sfidare direttamente la Rai.

La Rai infastidita e preoccupata denunciò la chiara violazione della legge sull’emittenza.

Il 16 ottobre 1984 i pretori di Torino, Roma e Pescara ordinarono lo spegnimento e il sequestro degli impianti televisivi.

Il Presidente del Consiglio Bettino Craxi, che si trovava a Londra in visita ufficiale, rientrò precipitosamente in Italia e varò un decreto legge ad personam.

Silvio Berlusconi e Bettino Craxi

Il decreto, il 28 novembre 1984, venne respinto dalla Camera perché incostituzionale, ma Craxi non si diede per vinto e pur di aiutare il suo amico Silvio ripropose il decreto Berlusconi bis, uguale al primo, minacciando la crisi di governo.

Il decreto venne approvato sia alla Camera che al Senato.

Il Pc chiuse tutti e due gli occhi in cambio di Rai 3 e Berlusconi poté continuare a trasmettere illegalmente con la benedizione di tutti.

Nel 1975 Gelli scrisse il “Piano di rinascita democratico” che aveva l’obiettivo di controllare le istituzioni, la politica (attraverso i partiti) e i media con la televisione e i giornali. Gelli si proponeva anche di modificare la Costituzione e trasformare la Repubblica da Parlamentare a Presidenziale.

Tra il 1976 e il 1978 Licio Gelli, muovendo i suoi pezzi sulla scacchiera del potere, vide Berlusconi diventare protagonista dei mass media, e Craxi, dopo aver preso saldamente in mano la testa del suo partito nel 1977, era il referente politico desiderato nel Piano rinascita, ed infatti Craxi nel 1979 propose la Repubblica Presidenziale come Gelli aveva auspicato.

Berlusconi dopo aver messo le mani sulle televisioni private, cercò nuove strade nell’editoria. Nel 1977 acquistò il 12% delle quote del ”Giornale Nuovo” di Montanelli, in crisi economica, e dopo due anni riuscì ad avere il 37%, diventando il socio di maggioranza. Nel 1983 con una cordata di imprenditori tentò anche la scalata al “Corriere” ma senza successo.

Indro Montanelli e Silvio Berlusconi

Berlusconi, quando iniziò l’avventura televisiva, disse che avrebbe messo a disposizione le sue televisioni ai politici della destra democristiana e anticomunista. Un altro tassello del Piano rinascita che andava a collocarsi nello spazio voluto da Gelli.

Nel Lazio, nel comune di Rocca di Papa, si trova il Monte Cavo, sul quale sorge una giungla di antenne e ripetitori televisivi che nel 1982, secondo l’Ecopost compartimentale di Roma, procuravano campi magnetici che interferivano con le frequenze dell’aeroporto e della Protezione Civile. L’esposto alla Magistratura dovette aspettare ben 2 anni prima di essere preso in considerazione. Fu il giudice Renato Squillante a disporre una perizia tecnica in merito, alla fine della quale il giudice notificò 70 comunicazioni giudiziarie.

Renato Squillante

Il 24 maggio Silvio Berlusconi, in quanto Presidente della Fininvest, accompagnato dall’avvocato Cesare Previti, fu ricevuto da Renato Squillante, ed alla presenza della segretaria del giudice, che redasse il verbale, Berlusconi recitò il solito copione, dichiarando di essere solo un azionista della Fininvest, non assumendosi la sua responsabilità nell’installazione degli impianti sul Monte Cavo. Nel novembre 1984 in una banca di Bellinzona, venne aperto un conto anonimo dove in seguito furono versati molti dollari provenienti dalla Fininvest. Il conto fu aperto da Renato Squillante, che nel 1985 chiuse l’istruttoria sul caso delle antenne rinviando a giudizio una quarantina di persone. E Silvio Berlusconi? Prosciolto naturalmente.

 

Acquisto del Milan

Berlusconi era convinto che le squadre di calcio dessero notorietà e profitto.

A Milano ci sono 2 squadre, e ,sebbene lui fosse milanista, cercò di acquistare la squadra rivale che era di proprietà di Fraizzoli. Naturalmente il buon Ivanoe rifiutò e Berlusca fece scattare il piano “B”.

La squadra rossonera non è che stesse passando un buon periodo, anzi forse era il periodo più nero della sua storia. Nella stagione 1979-80 Il Milan venne coinvolto nello scandalo del calcioscommesse e fu retrocesso in serie B, ma dopo l’immediata promozione dalla serie cadetta i rossoneri ebbero una stagione fallimentare e retrocessero nuovamente.

Il Milan fece un pronto ritorno in serie A, ma con la gestione di Giussi Farina attraversò una crisi economica, accumulando debiti di una decina di miliardi con le banche che spinse la società sull’orlo della bancarotta.

Giussi Farina

Anche la Federazione mise i rossoneri in mora per irregolarità contabili.

Quando la Procura di Milano emette l’ordine di cattura per il presidente della società rossonera, Farina è già latitante in Sudafrica.

Intanto anche la Magistratura sospettava che Farina pagasse alcuni giocatori in nero.

Quale occasione migliore per Berlusconi che voleva acquistare la società a prezzo di realizzo. Occorreva però eliminare tutti i potenziali concorrenti.

Il petroliere Dino Armani era seriamente intenzionato a rilevare la moribonda società rossonera, ripianando anche i debiti.

Furono comunque Giuseppe Cabassi e Giancarlo Parretti ad acquistare il Milan da Farina ma all’ultimo l’affare sfumò.

Berlusconi, che aspettava nell’ombra, chiese all’amico Bettino Craxi di intervenire.

Ricevute le dovute pressioni, Parretti fece un passo indietro e Berlusconi diventò presidente alle sue condizioni.

Era il 1986 e la vicenda Milan si concluse definitivamente.

Il Milan del 1986.

Il giornalista Alberto Costa sul Corriere della sera, l’8 agosto del 1994 intervistò Parretti che confermò:<<Nel 1986 Farina vendette il Milan a me e all’immobiliarista milanese Giuseppe Cabassi, l’accordo fu siglato a Parigi… Regalai il Milan a Berlusconi su pressione di Craxi>>.

Alberto Zanini

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