Vico dell’Amor Perfetto – Adelaide Barigozzi – Recensione

Vico dell’Amor Perfetto – Adelaide Barigozzi – Fratelli Frilli Editori – Recensione

VIco dell'amor perfettoUno spassoso universo umano è racchiuso tra le mura del condominio in Vico dell’ Amor Perfetto a Genova.

In questo piccolo mondo, trova alloggio lo studio di uno psicologo, con stravaganti pazienti,  al posto della portineria c’è la boutique “TutteCurve” frequentata da clienti di grossa taglia. Fuori dal palazzo, poco più in là c’è la rosticceria etnica gestita da un giovane indiano e  da un vecchio chiamato “il nonno”. A questo personaggio dall’aura simpaticamente mistica, vengono attribuiti poteri di chiaroveggenza a cui una delle protagoniste farà più volte ricorso per la gioia del lettore!

Un noir, questo di Adelaide Barigozzi spassoso ed intelligente. Lontano dagli standard, eccezion fatta per la presenza di un cadavere sul quale investigare.

L’autrice è come si dice: “una che sa scrivere”. Era da tempo che un libro non riusciva a strapparmi qualche sorriso e questo è capace di farlo.

Le protagoniste, donne morbidamente in carne, e proprietarie della boutique “Tutte curve”  scoprono da un via vai di poliziotti  che nel loro stabile è stato commesso un omicidio ai danni dello psicologo che da tempo lavorava nel palazzo. Non riescono ad esimersi dal cercarne l’assassino, rafforzate dal sospetto di aver involontariamente visto o sentito  il possibile omicida tra gli stravaganti personaggi che entrano ed uscono dal palazzo.

La figura del commissario  qui è del tutto in secondo piano. Lontano dagli infallibili poliziotti difensori della giustizia ai quali nulla sfugge, il nostro personaggio è l’ombra di tutto questo. Con lui, a mio parere,  l’autrice si diverte a smontare questo mito, già a partire dal cognome: “Belinazzi” e, (se non capite perché provate a chiedere ad un genovese) e dal nome dei suoi due appuntati…che trovo stupendamente geniali!

I “casi umani” che si incontrano nel romanzo sono tratteggiati in maniera precisa, e così originale che ci si affeziona a tutti, anche a quelli che svolgono un ruolo marginale nel romanzo.

Tanto per rendere l’idea abbiamo: “La sfinge”, “Lo gnomo” e un possibile “mafioso russo” così battezzato per il suo abbigliamento e fare circospetto…

Complimenti veri ad Adelaide Barigozzi per lo spirito leggero e l’intreccio che denota un’ innegabile capacità di scrittura, ed uno spiccato senso dell’umorismo.

Facciamo notare la prefazione di Ferzan Ozpetek, a cui non serve aggiungere altro.

Ottimo da regalare a chiunque ami leggere.

Sandra Pauletto

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