Una finestra sul noir Antologia in ricordo di Marco Frilli

Antologia Una finestra sul Noir

Marco Frilli“Tutti per uno e uno per tutti” potrebbe essere il sottotitolo di questa particolare raccolta di racconti edita dalla Fratelli Frilli Editori.
Una raccolta che vede molti degli scrittori che formano la “scuderia” Frilli cimentarsi in un racconto che abbia un solo comune denominatore: Marco Frilli, fondatore della casa editrice nonché padre di Carlo e Giacomo che da tempo lo affiancavano nel suo lavoro, e che ora, dopo la sua scomparsa (2.10.2016) ne hanno raccolto il testimone, portando avanti con orgoglio e coraggio la stessa scelta editoriale che ha fatto, della Fratelli Frilli Editori, un punto fermo nell’ambito dell’editoria indipendente.
L’antologia è un omaggio a Marco Frilli. Un susseguirsi di storie dove anche chi, come me, non ha avuto la fortuna e l’onore di frequentarlo, può riuscire ad avvicinarsi e in un certo modo a conoscerlo attraverso gli occhi e la penna degli scrittori da lui scoperti.
Un racconto diverso dall’altro, alcuni che potrebbero raccontare pezzetti di vita realmente avvenuti, altri dove si creano delle situazioni per cui, il personaggio di “carta” in qualche modo “si fa carne”, e si interfaccia con chi ha avuto il merito di dargli spazio e in un certo senso vita, ossia Marco Frilli.
Un modo originale e gradevole per rendere onore all’editore, e allo stesso tempo far assaggiare sul breve percorso, le abilità di 46 degli autori che la Frilli ha nel suo catalogo, tra cui spiccano alcuni nomi particolarmente famosi assieme ad altri per i quali è solo questione di tempo.
Anche noi de: “I gufi narranti” vogliamo in qualche modo ricordare, grazie alla collaborazione di alcuni degli autori che hanno partecipato all’antologia, la figura di Marco Frilli non attraverso un racconto di fantasia, ma proprio un loro ricordo.
Ne pubblichiamo solo alcuni a titolo simbolico, ringraziando tutti coloro che hanno aderito al nostro invito.
Non perdete l’occasione per comprare l’antologia: “Una finestra sul noir” perché leggendola potrete come detto gustarvi tanti ottimi autori e conoscere seppur di rimbalzo Marco Frilli a cui, tutti gli amanti dei bei libri, dovrebbero dire grazie.

Contributi:
Io credo di essere uno dei pochi, se non l’unico, ad aver conosciuto prima Carlo e poi Marco Frilli. Probabilmente Marco non avrebbe pubblicato il mio libro sul cabaret con Beppe Braida e i comici del Cab41, perché è un altro genere, fuori linea, quindi sono contento che alla fine sono entrato a far parte della Famiglia di autori Frilli. Di Marco Frilli ho un ricordo piacevolissimo. L’’ho visto arrivare negli uffici della casa editrice una mattina, col cagnone in avanscoperta ad anticipare il suo arrivo, sorriso mattiniero vispo e focaccia per tutti. Poi mi ha messo davanti il contratto, ho letto e dopo aver notato che non chiedeva né un “contributo” (un eufemismo usato da molti editori), né altro da parte dell’autore per la pubblicazione, gli ho chiesto: Dov’è la fregatura? Lui mi ha sorriso senza parlare, guardandomi dritto negli occhi, come a dire: se non sei convinto, leggilo di nuovo. Ho capito e ho firmato. La fregatura era rimasta nella testa della mia vecchia editrice. Grazie ancora per avermi inserito anche tra i Frilli in quest’antologia. Piano piano, sto arrivando anche con un lavoro tutto mio (naturalmente con i tanti suggerimenti di chi è più bravo di me. Ci aggiorniamo 🙂
Domenico Ippolito

Se fosse un racconto inventato dovrei dargli come titolo xyzdef.docx, ma è un aneddoto, uno dei tanti incontri-scontri con Marco.
Avevo già pubblicato con Fratelli Frilli Editori il noir Morte a domicilio, Marco me ne aveva chiesto un altro quindi avevo scritto il dubbio e avevo mandato il file. Quando stavo correggendo le bozze mi ero accorta di non aver dato il file definitivo… E qui devo aprire una parentesi: lavoro senza scaletta, la storia cresce poco per volta mentre la scrivo; spesso devo cambiare direzione, allora salvo il file con un numero progressivo, perché a volte la scelta fatta si rivela debole. Quando sono alla fine, apro una cartella “revisioni” in cui salvo l’ultima versione e di nuovo possono nascere numeri progressivi. Spesso capita che in revisione sia necessaria una modifica molto importante e allora apro una nuova cartella interna “modifica”.
Cosa era successo? Avevo salvato il file da inviare non nella cartella “modifica” ma in quella “revisioni” e da quest’ultima avevo pescato il file più recente e l’avevo spedito. Non era stata una modifica di poco conto! In uno dei delitti avevo cambiato assassino e movente, cambiamento che aveva avuto ripercussioni sull’intero romanzo.
Avevo telefonato a Marco, spiegandogli cosa era successo.
Risposta: “Va benissimo così. Il romanzo è già stato lavorato, è quasi pronto per la stampa.”
“No, è brutto. È banale.”
“Dobbiamo rifare tutto… E va benissimo.”
Avevo tanto insistito fino a quando aveva accettato di lavorare il romanzo quasi completamente. Tre
giorni di passione. Alla fine, mi aveva dato ragione, ricordo quando mi aveva telefonato per dirmi: “Avevi ragione, bella gnocca, la nuova versione è migliore.” Per la prima volta mi aveva chiamato con l’appellativo amichevole che sarebbe stata la “parola d’ordine” per segnalare che la storia era ok.
Così era Marco, un editore che non dava ordini, ascoltava, litigava anche, ma “non dall’alto del trono”.
Chi ha lavorato anche con altri sa cosa intendo.
Se questo fosse un racconto il titolo sarebbe xyzdef.doc… Da allora quando ritengo che il lavoro sia
finito, salvo il file aggiungendo def.
Maria Masella

Raccontare in poche parole chi sia stato Marco Frilli non è affatto semplice. È sempre complicato racchiudere una persona negli schemi di un discorso, figurarsi quando si tratta di una personalità vivace e poliedrica come quella di Marco.
Per prima cosa, mi preme sottolineare che cosa rappresenti per tutti noi genovesi appassionati lettori, soprattutto di gialli e noir. È stato “semplicemente” colui che non solo ha saputo creare una solida realtà editoriale in una città da sempre poco attenta nei confronti della letteratura, ma addirittura attorno a questo sogno ha saputo inventarsi un gruppo di autori di assoluto rilievo, intuendo non solo le potenzialità del genere, ma anche della nostra città come proscenio per storie di tensione. Piano piano il sogno si è allargato, ha abbracciato altre aree regionali e sono molti gli autori che si sono formati o comunque sono cresciuti con Marco per poi spiccare il volo verso case editrici di livello nazionale. I nomi sono sotto gli occhi di tutti: Morchio, Crapanzano, Fassio, Rava, Masella, giusto per fare qualche esempio… sono nomi noti a tutti, anche ai non espertissimi del settore.
È stato anche il mio primo editore. Correva l’anno 2008, proprio dieci anni fa. Devo a lui e a suo figlio Carlo profonda gratitudine per aver creduto da subito subito nel manoscritto di una storia di intrighi e delitti ambientata nella Genova degli anni Trenta, che poi è diventato il romanzo “Ombre sul Rex”. Ricordo ancora con emozione la telefonata di Marco, che mi chiamò una sera per dirmi che il romanzo sarebbe stato pubblicato. Finimmo a parlare di cani. Ne avevo inserito uno, Poldo, nel romanzo e scoprimmo questo amore comune. Ecco, Marco era così. Diretto, genuino, vero. Anche quando andai a firmare il contratto, capì che ero teso, emozionatissimo. Si mise lì a spiegarmi ogni clausola proprio come si fa con un figlio. Un figlio un po’ tontolone, aggiungo io, ma era davvero tanta la felicità e non capivo più niente al punto da starmene lì come impietrito. Alla fine mi chiese: “Belin, ma sei contento?” Scoppiammo a ridere, la tensione si sciolse. Altroché se lo ero, e mi portò a mangiare un po’ di focaccia nel bar lì accanto .
Aveva idee, visioni, prendeva decisioni rapide. Ricordo che mi fece vedere un’immagine che raffigurava la prua del transatlantico Rex al momento del varo e mi disse: “Questa la vedo in copertina.” Così fu, ed è una copertina che amo ancora tantissimo, riconoscibile tra mille.
Cura del dettaglio, passione, intuizione erano i suoi tratti distintivi, uniti a un carattere schietto che poteva portarlo anche ad avere scontri con i suoi autori. Perché nelle famiglie si discute anche, è normale che accada, e la casa editrice Frilli in questo sembra davvero una famiglia. Lo testimonia l’ampia partecipazione a questa bellissima iniziativa, il senso di appartenenza che contraddistingue chi abbia pubblicato anche una sola volta con questo editore e lo assicura uno che di case editrici in questo decennio ne ha assaggiate diverse.
Tengo a precisare un’ultimissima cosa: nel racconto “Il fantasma di Teresa” ho scelto di far incontrare il protagonista di quel mio lontano romanzo con un giovane Marco Frilli nella Genova degli anni ’60. La trama gialla è frutto di fantasia, ma le informazioni sul giovane Marco e sulla sua famiglia sono di fonte certa, mi provengono dai racconti divertiti e sempre un po’ commossi del figlio Carlo, che ringrazio per avermi offerto questa bella opportunità. Dico solo che per me è stato emozionante e divertente incontrare questo giovanissimo Marco Frilli quando era un tipo un po’… esplosivo. Leggete e capirete perché.

Daniele Cambiaso

L’ho incontrato di persona una volta sola, alla Fiera di Genova. Abbiamo parlato di vini, non era un grande conoscitore, apprezzava il moscato ma beveva di più la birra
A telefono invece mi teneva delle ore. Era una persona scabra, al limite della scortesia perché diretto e di carattere duro. Una personalità molto forte
Non faceva giri di parole, diceva tutto in faccia senza preamboli
Ma ha creduto in me e nelle mie storie
E dietro questa fiducia c’era la sua stima
O almeno mi piace pensarlo
Fabrizio Borgio
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