Intervista ad Adelaide Barigozzi – Vico dell’Amor Perfetto – Fratelli Frilli Editori

Intervista ad Adelaide Barigozzi – Vico dell’Amor Perfetto – Fratelli Frilli Editori

Adelaide BarigozziOggi abbiamo l’onore di intervistare Adelaide Barigozzi autrice del libro noir:Vico dell’Amor Perfetto” edito dalla Fratelli Frilli Editori che abbiamo recensito qualche giorno fa. Giornalista, lavora per “Cosmopolitan” e ha collaborato con diversi settimanali e quotidiani. Milanese di nascita, città dove attualmente vive.

Scambiamo due parole con lei parlando del suo libro.

Ciao Adelaide, visto che la via citata nel titolo esiste veramente, siamo curiosi di sapere: esiste anche la palazzina, ma soprattutto esiste la rosticceria con il nonno?

È vero, Vico dell’Amor Perfetto esiste, ma è molto diverso da quello del mio romanzo. Dalla realtà ho preso solo un nome che mi è sempre piaciuto, per le promesse che fa, e che improbabile abbia mantenuto: storicamente in questa minuscola stradina, a ridosso della più importante via Garibaldi (dove si trovano sì palazzi sontuosi, tra cui la sede del comune di Genova), abitavano ed esercitavano numerose prostitute… Anche Palazzo della Polena è una mia invenzione, sebbene nel centro storico di Genova, che è bellissimo, ci siano molti edifici ugualmente sontuosi quanto decadenti. E infine, mi spiace deludervi, anche la rosticceria del nonno è un parto della mia fantasia. Ma magari, chissà, tra le decine di ristoranti indiani sparsi per l’Italia ce ne sarà almeno uno che gli somiglia…

Esteticamente non possiamo paragonarti a nessuna delle protagoniste, puoi dirci tu in cosa assomigliano ad Adelaide Barigozzi ?

Nel mio caso posso dire che un romanzo è come un sogno: tutti i personaggi sono in qualche modo una proiezione di se stessi. Ma, allo stesso tempo, sono distanti, perché fantasia e ragione, invenzione e necessità di creare una struttura, elaborano le ispirazioni creandone spesso di nuove. Comunque, per tornare a Clara, Patti e Rosanna, le mie protagoniste, i loro caratteri sono un patchwork di suggestioni e storie bizzarre da me rielaborate.

Tu scrivi per diverse riviste. Com’è nata la voglia di scrivere un noir?

È un genere che mi piace da sempre come lettrice. Come tutti gli appassionati di gialli sanno, non c’è nulla di più terapeutico che leggere un bel thriller grondante sangue e cadaveri, per distarsi dalle preoccupazioni della vita reale. Così quando, qualche anno fa, mi sono trovata in un momento particolarmente difficile, con molto tempo libero da riempire, ho pensato che se rifugiarsi tra le pagine di un thriller poteva essermi di conforto, scrivere un giallo lo sarebbe stato ancora di più. È con questo spirito che ho scritto il mio romanzo. Su di me ha funzionato, e spero sia così anche per chiunque lo legga.

Immagino che ti sia divertita a scrivere il tuo romanzo, quanto noi a leggerlo. Qual è il passaggio o la parte che hai scritto invece con maggior difficoltà?

Scriverlo, in effetti, mi ha divertito e devo dire che non è stato difficile, sebbene io non sia velocissima, perché la scrittura mi prende tempo. La parte più laboriosa o, se vogliamo, “noiosa”, è la revisione, quando devi fare i conti con le regole della logica, fondamentali in un giallo, che ti costringono magari a rinunciare a passi che ti era piaciuto scrivere, ma che non funzionano nell’insieme. Un’eventualità non rara nel mio caso, perché io ho sviluppato la mia storia seguendo un canovaccio in progress, senza alcuno schema.

E infine, la solita domanda per gli scrittori che intervistiamo: consigliaci un libro che ti è piaciuto ma che è poco noto al grande pubblico.

Ve ne consiglio uno che non è ancora noto perché uscirà a fine gennaio 2018: Orient, di Christopher Bollen (Bollati Boringhieri). Ho avuto la fortuna di leggerlo in anteprima (i privilegi dei giornalisti) e mi è piaciuto molto. Rientra nel genere thriller psicologico, ma è anche parecchio di più ed è scritto benissimo, con il respiro di un grande romanzo americano.

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