L’Altro Volto Della Speranza – Recensione film

L’Altro Volto Della Speranza

 

Anno: 2017

Titolo originale: Toivon Tuolla Puolen

Paese di produzione: Finlandia

Genere: drammatico, commedia

Regia: Aki Kaurismäki

Produttore: : Aki Kaurismäki

Cast: Sherwan Haji, Sakari Kuosmanen, Kati Outinen, Tommi Korpela, Villie Virtanen, Timo Torikka, Elina Knihtilä, Hannu-Pekka Björkman

 

Khaled scappa dalla guerra in Siria e arriva in Finlandia, dove fa’ domanda di asilo politico. La polizia lo relega in un centro d’accoglienza in attesa che la sua richiesta raggiunga un esito. Qui Khaled stringe amicizia con Mazdak, un altro rifugiato, ma soprattutto ad un certo punto capirà quante poche possibilità ci siano di ottenere asilo politico. Ad Helsinki c’è anche un navigato venditore di camicie e cravatte da uomo, Waldemar Wikstrom, che decide di lasciare la moglie e l’attività per buttarsi nella più redditizia ristorazione. Per Wikstrom e Khaled una serie di peripezie, poi inspiegabilmente si incontrano ed a guadagnarci sarà più che altro Khaled.

Wikstrom ed il cuoco Nyrhinen del ristorante La Pinta Dorata. Fantastici.

E’ chiaro che nel cinema di Kaurismäki ci sia una magia palpabile in ogni aspetto, dalla regia, alle storie, dai dialoghi (pochissimi ma fulminanti), all’ironia (tantissima), dai personaggi al senso critico. Fin dalle prime inquadrature L’Altro Volto Della Speranza mette in moto la marcia di un regista totalmente sopra le righe e fuori dal tempo, deciso a ricorrere ad una pellicola mai fintamente retrò ma autenticamente vecchia. Un romantico nostalgico che percepisce ogni momento come l’ingresso di una quinta teatrale, dove pochi personaggi silenziosi creano attorno a loro ambienti intimi di un’estetica artefatta; questa Helsinki sembra rimasta agli anni 60, tra carta da parati improponibile e poliziotti che battono ancora a macchina. Sempre fondamentale la musica. Agli angoli delle strade musicisti finnici che reinterpretano il rock’n roll americano rigorosamente in lingua madre. Semplicemente fantastici testi e musiche. Uomini vecchi e consunti, disperati senza tetto rimpolpati di carisma; non si sa bene da dove Kaurismäki abbia tirato su questi loschi individui.

E’ istantanea la percezione che nell’Altro Volto Della Speranza ci si trovi di fronte a personaggi buffi, che ci faranno ridere in un modo o nell’altro. Ecco infatti servite scene indimenticabili come la partita di poker o tutta l’epocale fase di ammodernamento del ristorante preso in gestione da Wikstrom dove fa’ la sua comparsa l’improbabile trio composto da cameriera, portiere e cuoco. Sullo sfondo della commedia c’è la storia drammatica di Khaled, in fuga dalla guerra e dai naziskin, costretto a sbarcare in Finlandia, con la sorella persa per l’Europa. Qui il film si concede momenti di grande serietà che impartiscono profonde lezioni sulla tematica del razzismo e sull’immigrazione. Argomenti a cui Kaurismäki risponde con silenzi ed espressioni che valgono più di mille parole e con un senso dell’umorismo genuino e geniale; anche perché come Mazdak ricorda a Khaled, i rifugiati non devono essere malinconici, perché sono quelli che rimandano a casa per primi, devono sorridere e fare finta di niente. Dopo tante sofferenze il protagonista finisce tra il pugno e le braccia di Wikstrom, che gli offrirà una vita, umile, molto umile, ma in cui emerge tutta la solidarietà di Kaurismäki. Ma solo quando Khaled fumerà una sigaretta dopo essere stato aggredito da un naziskin, per la prima volta nel film, abbozzerà un sorriso, in un finale che lascia tutto intentato e libero ad interpretazioni. E’ questo L’Altro Volto Della Speranza?

Zanini Marco

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