Intervista a Stefano Galardini autore de “Il tempo dentro di noi”

Intervista a Stefano Galardini autore de “Il tempo dentro di noi”.

Galardini

D. Ciao Stefano possiamo darci del tu?

R. Certamente! Sto vivendo il dramma di essere ormai un adulto, e guardo con autentico orrore i ragazzini sull’autobus, terrorizzato all’idea che mi vogliano cedere il posto a sedere. Quindi sì, per favore, diamoci del tu. Fa più giovane.

D. I nostri autori non ti conoscono. Raccontaci qualcosa di te.

R. Sono nato e cresciuto a Genova, assieme alla mia famiglia e agli amici di sempre. Ho studiato, lavorato, sono cresciuto. La mia vita non è stata molto diversa da quella di tanti altri, se non fosse che ho dovuto (a volte voluto) ricominciare da zero tante volte. Da pochi mesi mi sono trasferito a Monza, e di colpo tutto è andato ad incastrarsi al suo posto: amore, lavoro, i primi passi della mia carriera di autore. Amo la mia città natale, ma a volte la guardo e chiedo: “Ci voleva tanto?”.
Mi piace scherzare un po’ su tutto, come vi sarete accorti e credo sia un’ottima filosofia di vita non prendersi mai troppo sul serio.

D. Prima curiosità. cosa ha ispirato la storia di Lidia e Luca?

R. L’amicizia tra uomo e donna è uno dei temi più dibattuti, da sempre. Mi trovavo come credo sia successo un po’ a tutti, a discutere di questo argomento durante una cena e mi affascinava come anche tra persone che si conoscono da una vita, ognuno avesse una sua opinione, diversa dalle altre. Di ritorno a casa, parlandone con Patrizia, la mia compagna, ho buttato lì l’idea: “Ma se ne facessi il tema per un romanzo?” Lei mi ha fatto notare che sarebbe stato difficile farlo senza scadere nel banale, e, diciamoci la verità, ho quel tipo di incosciente immaturità che mi costringe ad accettare una sfida, anche soltanto implicita. Per cui non dite ad alta voce che non sarei capace di saltare il Canyon della Morte con la bici, per favore.

D. Che importanza da Stefano Galardini nella vita quotidiana alla comunicazione virtuale?

R. Poca. E tanta. Nel senso che sono a tutti gli effetti un uomo analogico, detesto l’idea del cellulare, detesto la quantità di tempo che mi fa perdere, odio la musica in digitale (ascolto quasi solo vinile, e qualche cd) e ogni tanto provo a convincere qualche povero malcapitato ad intrattenere una corrispondenza epistolare. Tuttavia, mi rendo conto che la comunicazione virtuale sia indispensabile oltre che un bel risparmio di tempo e fatica: senza di essa, questa intervista non avrebbe potuto avere luogo, ad esempio. Senza WhatsApp mi sentirei un po’ più solo, lontano dagli amici di sempre, senza possibilità di avere aggiornamenti praticamente istantanei. Inoltre, per il mio lavoro di scrittore, poter raggiungere direttamente le persone, i lettori, è una cosa che personalmente adoro. Ha cambiato completamente la figura dell’autore di romanzi, e credo che avvicinare il pianeta autori al pianeta lettori possa essere un bene per entrambe le parti.

D. Cosa pensi della gelosia? Tu lo sei?

R. Cerco di non esserlo, ma a volte e fisiologico. Non puoi tenere tanto a qualcuno e non esserne un po’ geloso. Ovviamente lo ritengo un difetto, una debolezza, che va tenuta a bada e limata nel tempo. L’altro lato della medaglia, la troppa gelosia, la considero un comportamento morboso, malato. Uno delle derive peggiori di un essere umano.

D. Hai già un nuovo progetto in mente?

R. Oh sì, ci sono tante idee in cantiere. Ora devo solo trovare la concentrazione per curarle come si deve una alla volta!

Ringraziamo Stefano Galardini per la sua simpatia e disponibilità

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