Castello Estense – Tra storia e leggenda

Una delle bellezze della città di Ferrara è il famoso e splendido Castello Estense, l’emblema di cui i ferraresi vanno fieri.

Torniamo indietro nel tempo ed esattamente nel 1385. In quel periodo, la cittadinanza, stremata dalla fame e dalla povertà, insorse uccidendo Tommaso da Tortona, un magistrato dei Giudici de’ Savi. Il popolo che si sentiva forte, dopo la morte di detto Tommaso, cercò di distruggere la monarchia della famiglia d’Este, padrona di Ferrara.

Nicolò II, terrorizzato per come le cose stavano andando, fece costruire un castello per difendersi dai cittadini furiosi. La sua realizzazione fu affidata a Bartolino da Novara, che iniziò i lavori, inglobando la Torre dei Leoni, a nord e concludendo la costruzione in soli due anni.

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Il castello ha una pianta quadrata, quattro torri quadrate angolari ed è circondato da un fossato ricolmo d’acqua. Il castello era una vera rocca difensiva e fu studiato da molti architetti, tra i quali il grande Michelangelo. Nei secoli furono effettuati molti restauri. Il più importante fu quello eseguito dopo un grosso incendio nel 1554; nel 1570, in seguito ad un fortissimo terremoto e ancora nel 2012 dopo un altro forte terremoto che tutti ricordiamo molto bene purtroppo.

Nel 1476, il castello era proprietà di Ercole I d’Este e della moglie Eleonora d’Aragona, che decisero di restaurarlo e impreziosirlo ulteriormente. Un lavoro eseguito da grandi artisti come Tiziano, Raffaello e Giovani Bellini. Con la venuta di Ercole II d’Este, verso la metà del cinquecento, il castello divenne palazzo di corte.

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Il 27 ottobre 1597 Alfonso II d’ Este che era l’ultimo erede della dinastia, in quanto senza figli, morì. Ferrara cadde nella confusione più totale e fu contesa tra il cugino Cesare e il Papa Clemente VIII che riuscì a cacciare lo stesso Cesare dal castello, minacciandolo di scomunica. Così Cesare e la sua famiglia si trasferirono a Modena ma, prima di partire, caricarono sui loro carri tutte le ricchezze contenute dentro il Castello e fecero liberare tutti i carcerati.

Il Castello Estense è noto anche per una triste storia d’amore consumatasi nella Torre dei Leoni tra Ugo e Parisina. La storia ci racconta che nel 1418 Parisina Malatesta sposò Niccolò III d’Este. Dopo il matrimonio, uno dei figli di Niccolò, avuto dalla prima moglie Stella Tolomei, con il nome di Ugo e di 14 anni, prese in antipatia la nuova moglie Parisina che all’epoca di anni ne aveva 15, per cui erano coetanei. Niccolò, preoccupato per i continui litigi fra i due ragazzi, cercando di mettere pace, ordinò alla moglie di farsi accompagnare da Ugo a Loreto per visitare i genitori.

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Ma si sa, fra adolescenti ci vuole poco per passare dall’odio all’amore e così avvenne anche tra i due. Loro cercarono di non farlo trapelare, limitandosi a dimostrare a tutti di non odiarsi più. Questo rese felice Niccolò, che non potendo immaginare cosa stesse succedendo fra i due ragazzi, li lasciava spesso da soli. Nel 1418, nel periodo in cui arrivò la peste, per proteggerli li fece trasferire in una villa in campagna, dimostrazione del fatto che lui non sospettasse nulla. Potete ben immaginare come i due si godettero quel posto. Purtroppo, la servitù si accorse di quello che stava succedendo e qualcuno rivelò il tradimento a Niccolò che si precipitò di nascosto alla villa e li sorprese assieme. Furioso come una belva, li fece rinchiudere nella Torre dei Leoni per dodici ore, in attesa di condannarli a morte. Ma non pago quel giorno Niccolò radunò tutte le donne adultere di Ferrara, e le fece uccidere e alla fine di queste esecuzioni fece tagliare la testa ai due amanti.

Si dice che i loro fantasmi piangano ancora all’interno della cella, insieme alle anime delle donne morte a causa del loro adulterio.

Un pezzo di storia ferrarese che ogni cittadino conosce. Se vi capiterà di visitare l’interno del Castello e di avere la fortuna di scendere nei sotterranei dove vi sono ubicate le celle, restate in silenzio per un po’, e ad un certo punto, come se provenisse da lontano, vi sembrerà di sentire un pianto disperato, Quello di Ugo e Parisina che non hanno ancora trovato pace.

Teresa Breviglieri

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