“Atman predatori nell’inconscio” Intervista a Massimiliano Irenze

“Atman predatori nell’inconscio” Intervista a Massimiliano Irenze

Massimiliano Irenze, torinese, classe 1979, ha alle sue spalle un passato scolastico “movimentato” a causa del suo carattere che potremmo definire irrequieto, ma nonostante tutto, la passione per un argomento che lo interessa, la psicologia, lo porta a laurearsi nel 2013 con conseguente abilitazione alla professione di psicologo nel 2014.

In campo letterario ha al suo attivo due libri di poesie:

2004 “Decorazioni inconsapevoli. Sono cadendomi dentro” scritto a quattro mani con Giuliana Tripoli

2006 “La normalità è una forma di follia” raccolta di poesie ed aforismi.

Noi lo intervistiamo per il suo primo romanzo:

Atman“Atman predatori nell’inconscio” CSA editrice 270 pagine edito nel 2016

Il libro parla di molte cose reali, che fanno riflettere, nonostante all’apparenza sembri un semplice libro di fantascienza. E’ strutturato per capitoli, ogni capitolo è guidato da una serie di personaggi.

Ambientato a Torino, presumibilmente perché è la città dello scrittore, in quanto i fatti narrati potrebbero venir traslocati ovunque.

Ora vediamo di conoscere meglio lui e il libro attraverso alcune domande:

Ciao Massimiliano, possiamo darci del tu?

Sì, certo. Non c’è problema.

Nel tuo libro c’è di tutto: dalla filosofia agli ufo, passando per il sesso. Hai voluto coinvolgere più lettori possibili, o credi che un buon libro necessiti di tutti questi argomenti?

Ho scelto contenuti ed argomenti su cui mi divertivo a scrivere: thriller, ufo, sesso, rock’n’roll, psicologia, spiritualità e filosofia. Non è stata una scelta dettata dal pensiero di cosa avrebbero o meno apprezzato i lettori. Avevo proprio voglia di scrivere su quelle cose.

Torino, come dici tu, fa parte del triangolo magico; viste le tematiche trattate mi aspettavo una citazione su Gustavo Adolfo Rol, lo conosci?

Sì, so chi era. Hai ragione. Imperdonabile. La tengo in caldo per il prossimo romanzo.

Come ti sei documentato per scrivere il tuo libro?

Ho letto: “Alien Report” di Pablo Ayo. Poi una raccolta completa di tutta la storia dell’ufologia di Roberto Pinotti (di cui non ricordo il titolo); era un libro nero molto spesso, più di 400 pagine. Una raccolta di misteri “smascherati” dal CICAP. “DMT” di Enrica Perucchietti. Questi per ciò che riguarda l’ambito ufologico. Per ciò che riguarda psicologia, filosofia e spiritualità, ne ho letti svariati. Ne cito alcuni più rappresentativi: “Scienza e religione” di Bertrand Russell, “Il buddismo di Nichiren Daishonin” dell’Esperia, “Le origini dell’amore e dell’odio” di I. Suttie.

Leggendo “Atman predatori nell’inconscio” sembra che tu sostenga le varie tesi che vedono l’essere umano un ibrido uomo/alieno. Da quanto ti interessi di queste tematiche e chi o cosa ti ha convinto per una tesi piuttosto che l’altra?

Sono teorie che mi hanno sempre affascinato, ma lungi da me sostenere a spada tratta la loro veridicità. Diciamo che sono possibilista e penso che non si possa dire, riguardo a nulla, che una certa cosa sia assolutamente vera o falsa. Noi comuni cittadini abbiamo accesso soltanto ad informazioni di seconda, terza, quarta, …, mano. Le informazioni che reperiamo sono le più divergenti e contraddittorie, perciò è difficile farsi un pensiero ben definito senza diventare faziosi. Credo che sia dovere di ognuno conoscere più versioni e “campane diverse” sullo stesso argomento, mantenendo la mente flessibile e aperta verso ciascuna di esse.

Tra cantanti, apparenti gigolò, poliziotti, ufologi ed alieni, a quale dei tuoi personaggi ti senti più vicino?

Diciamo che mi sono “scomposto” e ho donato ad ogni personaggio qualcosa di mio. Chi mi conosce bene, può individuare in ogni personaggio qualche caratteristica che mi appartiene.

Visto che il tuo libro è, sì, un romanzo di fantascienza, ma contiene diversi spunti di riflessione “filosofica” come potremmo catalogarlo?

Bella domanda. Me lo chiedo anch’io ogni volta che qualcuno mi domanda di che genere si tratta. Quando l’editore lo ha classificato come romanzo di fantascienza io ho storto un po’ il naso e, per ribellione, dicevo a tutti che si trattava di un “noir” (parola che dice tutto e non dice niente). La soluzione attuale è quella di dire ogni volta qualcosa di diverso a seconda dell’interlocutore. Ad esempio, se me lo chiede un’amica che legge cose come: “50 sfumature di grigio”, dico che è un thriller erotico; se me lo chiede un collega psicologo dico che è un’analisi psicologica della movida cittadina travestita da romanzo. La cosa bella è che, in tutti i casi, dico sempre la verità.

E ora per salutarci due domande poco serie 🙂

Hai mai visto un ufo o qualcosa che non sei riuscito a spiegarti?

Io no, mai. Una volta un mio collega, scettico è dire poco, è arrivato da me ed altri amici che sapeva essere appassionati sull’argomento e ci ha mostrato un filmato che lui e sua mamma avevano ripreso dal balcone quello stesso giorno. C’era un punto luminoso, dentro ad una nuvola, che si spostava a scatti senza una direzione precisa, provocando sbuffi di vapore della nuvola stessa. Gli abbiamo proposto di inviarlo a qualche ufologo, ma lui si è rifiutato categoricamente.

Sul web si trova il test per verificare se si è stati vittime di abduction, l’hai mai fatto?

Sì, una volta, per gioco, con gli amici. Esito negativo.

Ti ringraziamo per la disponibilità e l’ironia dimostrata, un grosso in bocca al lupo interplanetario e alla prossima sui gufi narranti

Grazie a voi! Crepi il lupo!

Atman

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