Vista mare racconto di Alberto Zanini edito dalla Historica Edizioni

 

mare

Vista mare

Dalla finestra seguiva attentamente con lo sguardo i due bambini, che giocavano rincorrendosi attorno alla grande vasca, incastonata nel giardino della casa confinante e

mentre nell’acqua le ombre scure dei pesci guizzavano frenetiche, una tartaruga avanzava con indolenza sul bordo della vasca.

Sentì la presenza della madre vicino, e senza voltarsi chiese:<<Quello è il mare?>>

<<No, il mare è molto più grande e più bello.>>

Stette in silenzio, soppesando le parole, quindi disse:

<<Mi piacerebbe vederlo>>

Ancora silenzio, che si protrasse per alcuni secondi, <<Non è impossibile. Basta volerlo, ma bisognerà camminare e potresti stancarti>>

<<Prometto che non mi lamenterò…molto>>

Qualche giorno dopo grosse nuvole occupavano il cielo, quando nel tardo pomeriggio s’incamminarono per il viaggio.

Passando davanti al cancello della casa confinante sentirono la vocina della piccola Giada, la compagna di giochi preferita di Leo: <<Ciao Leo dove vai?>>

<<Vado al mare con la mamma, vuoi venire con noi?>>

<<I miei non mi lasciano. E’ lontano?>>

<<Non lo so, ma io ormai sono grande e non ho problemi, comunque non ti preoccupare

imparo la strada e poi ci andremo insieme e ti guiderò io>>

<<Ed io aspetterò il tuo ritorno. Ciao>>

<<Ciao>> risposero insieme Leo e sua mamma riprendendo il cammino ciondolando allegramente. Il chiacchiericcio della sera era accompagnato dagli odori di cibo che uscivano e si spandevano per l’aria tiepida. Percorsero la via passando davanti alle case e salutando tutti gli amici che incontravano.

I fari delle auto si incrociavano e si rincorrevano, e loro stavano molto attenti ad attraversare la strada.

Dopo aver lasciato le ultime case della città, la campagna li accolse umida e odorosa.

Le ultime voci erano ormai svanite, sostituite dai rumori della natura a fare da colonna sonora. Due cani abbaiavano sonoramente, una sonagliera segnalava il passaggio di un cavallo, mentre un bubbolare lontano di tuono annunciava un temporale.

Imboccarono una stretta stradina di ghiaia bianca, e dopo un paio di curve si trovarono di fronte uno spiazzo cintato con un cancello aperto e una casa di mattoni rossi all’interno.

Leo, incuriosito, entrò nel cortile e vide una vecchia lavatrice accostata ad un muro con l’oblò aperto.

Si avvicinò con fare circospetto seguito dalla mamma: un leggero rumore usciva dalla lavatrice e nella penombra due occhietti fecero trasalire Leo, che si affrettò a nascondersi dietro sua mamma. Un piccolo pipistrello si affacciò dall’oblò. Leo gli chiese incuriosito chi fosse.

<<Mi chiamo Pippi>> rispose

<<Cosa fai in quel buco?>>

<<E’ la mia casa , ma ora, che c’è abbastanza buio, devo uscire per cercare da mangiare, ciao>>

Nel frattempo Leo vide nell’oscurità avanzare un’ombra. Man mano che si avvicinava si accorsero che zoppicava. <<Chi sei?>> chiese Leo.

<<Sono Achab>>

<<Che nome buffo>>

<<Mi chiamano tutti così perché zoppico da quando tre ragazzi mi hanno rotto l’osso con dei sassi>>

<<Ti fa male?>>

<<Ormai non più, ma camminare è un po’ faticoso >>

<<Noi andiamo a vedere il mare>> rispose Leo con un sorriso. <<Vuoi venire con noi?>>

<<Tempo fa l’ho visto anch’io. E’ molto bello. Verrei volentieri, ma credo che rallenterei il vostro viaggio, avendo bisogno di riposarmi ogni tanto>>

<<Non ci sono problemi>> disse la mamma. <<Ci fermeremo anche noi>>.

Ripresero il cammino nel buio della sera con la pallida luna che faticava a penetrare la coltre nuvolosa. Ogni tanto Leo si girava per controllare che Achab non rimanesse indietro.

Incrociarono una strada asfaltata, quindi un campo e alla fine del quale si ritrovarono in un bosco, dove sul ramo di un albero videro un gufo che bubolava .

<<E’ un gufo>> disse Achab guardando Leo perplesso.

<<Come ti chiami?>> chiese il piccolo

<<Sono Asio>>

<<Cosa fai?>>

<<Di notte vado a caccia>>

<<Io ho fame>>

<<Fermiamoci qui a riposare, e intanto io vado a cercare qualcosa da mangiare>> rispose la mamma mentre s’inoltrava con sicurezza nel bosco buio.

Asio, spiegando le ali, abbandonò il suo ramo e volò silenziosamente in cerca di prede e anche Achab si mosse lentamente senza allontanarsi molto.

Leo si sistemò ai piedi dell’albero in attesa del ritorno della mamma, che in effetti poco dopo apparve con in bocca la sua preda ormai inanimata. Si ritrovarono tutti e quattro a mangiare silenziosamente e alla fine del pasto si rilassarono soddisfatti. <<Se vogliamo vedere il mare occorre che ci rimettiamo in cammino>> disse mamma gatta mentre con la lingua puliva il pelo del piccolo. Salutarono Asio e in fila indiana ripartirono. Ogni tanto si fermarono per riposare.

Ai piedi di un albero Achab diede segni di nervosismo. Un ringhio sommesso e prolungato gli usci dalla gola. Anche la gatta incominciò a sentirsi nervosa. Con il muso spinse Leo contro l’albero mettendosi davanti per proteggerlo.

Nel buio si senti un leggero rumore seguito da un altro ringhio di Achab, che si muoveva nervosamente avanti e dietro, facendo vibrare la sua imponente massa.

Si fermò un attimo con i muscoli tesi come corde di violino, pronti a scattare. Improvvisamente spiccò un salto in avanti quando apparve l’ombra scura e ringhiante di un altro cane.

Si affrontarono schiantandosi uno addosso all’altro, con un rumore sordo e spaventoso. La zoppia di Achab nella distanza breve non gli impediva di portare attacchi decisi e violenti. Combatteva dimostrando di essere abituato agli scontri. I cani si strattonarono e si morsero violentemente. Schizzi di bava e di sangue volarono in ogni direzione. Finalmente Achab, grazie alla sua notevole muscolatura, costrinse l’avversario a terra e con una velocità inattesa gli pose la bocca sul collo serrando i denti. Il ringhio si trasformò in guaito di dolore. Achab mollò la presa rinunciando ad infierire, il cane a terra si rialzò con fatica e sanguinante si diede alla fuga perdendosi nel buio del bosco.

<<Perché lo hai lasciato andare?>> chiese Leo con una vocina esile e spaventata. <<Non hai paura che possa tornare?>>

<<Non ci riproverà più. Avrà avuto fame, a volte certe situazioni esasperano, non è cattivo, non conosce la vendetta>> rispose Achab che, sudato e sanguinante, si avviò nel buio della notte, seguito dai due gatti.

<<Ho bisogno di lavarmi le ferite, mamma>> disse Achab e accorgendosi dello stupore precisò subito dopo: <<Non conosco il tuo nome, e mamma è il più bello di tutti. La mia è morta quando ero molto piccolo, ma ricordo molto bene il sapore del suo latte.>>

Il silenzio scese fra loro, quindi in fila indiana si incamminarono nel bosco dove, sebbene fosse notte, insetti, uccelli e piccoli animali erano freneticamente in azione. Mentre riposavano udirono uno scorrere d’acqua che attirò la loro attenzione. Si incamminarono verso quel rumore e pochi minuti dopo incrociarono un piccolo fiume. Il cane si immerse completamente pulendo le ferite. Leo salì su un sasso per bere, ma perse l’equilibrio e cadde in acqua trascinato via dalla corrente. Mamma gatta disperata si mise a correre lungo la riva seguendo con lo sguardo Leo che si dibatteva nella corrente, in verità non fortissima, girando continuamente su se stesso.

Achab, senza perdere tempo, si lanciò all’inseguimento, ma la sua stazza gli impediva di passare fra i sassi che emergevano dall’acqua. Il gattino miagolava disperatamente e per un attimo scomparve inghiottito dalle acque mentre si avvicinava pericolosamente ad un vortice. Improvvisamente si sentì un fruscio d’ali, la gatta alzò lo sguardo e riconobbe Asio, che come un angelo salvatore, planando immerse le zampe nel fiume e con una solida presa afferrò il gattino, con un movimento deciso lo sollevò e delicatamente lo depose vicino alla mamma.

Anche Achab era riuscito a riemergere dall’acqua e lentamente si avvicinò ai compagni di viaggio. Mamma gatta leccava il suo piccolo, che nel frattempo incominciava a dare segni di vita.

Dopo un po’ Asio, perse la sua aria da burbero e si mise a giocare con il piccolo Leo, che ormai si era ripreso dallo spavento e si rotolava felice sull’erba. Passata la paura decisero di riprendere il cammino con Asio che li precedeva volando. Camminarono ancora parecchio, e la stanchezza incominciava a farsi sentire, quando file di pini e querce apparvero davanti loro mentre il buio stava abbandonando il cielo. L’odore di salsedine si mescolava a quella della pineta, e mentre avanzavano tra gruppi di felci e pigne per terra, Achab sentì, trasportato dal vento, un sommesso lamento. <<Questo è un albero che bisbiglia piano la sua sofferenza>> riconobbe il cane, che deciso si diresse verso un pino poco distante, si fermò e vide i segni evidenti di profondi tagli. La corteccia rossastra fessurata era stata rimossa mettendo a nudo il libro, dove profonde incisioni oltraggiavano l’albero dolente. <<Anche loro soffrono come noi>> disse con voce triste. Un silenzio innaturale scese sul bosco di pini, perfino gli uccelli smisero di cantare.

La pineta cominciava a rischiararsi, e un pallido lucore perlaceo filtrava tra i tronchi, diritti ed impettiti, degli alti pini, che svettavano verso il cielo, proiettando le ombre sull’erba screziata dalla sabbia trasportata dal vento.

Nel silenzio ovattato dell’alba due splendidi daini avanzavano leggiadri come se ballassero in punta di piedi. Si fermarono e mossero impercettibilmente gli occhi, annusando l’aria come se percepissero un pericolo. Da una altana posta su un rilievo vennero fuori tre persone che incominciarono a fischiare e a battere forte le mani. I daini allarmati si allontanarono velocemente, mentre un uomo con un fucile, nascosto dietro una grossa felce, sfogava la sua rabbia imprecando ad alta voce.

Testimoni inconsapevoli, i nostri quattro amici, ripresero il cammino verso il mare, e alla fine della pineta si trovarono di fronte una duna di sabbia che mise Achab e il piccolo Leo in leggera difficoltà, ma con calma riuscirono ad arrivare sulla sommità, da dove poterono finalmente vedere il mare rimanendo ammutoliti.

Discesero la duna e Leo ruzzolò un paio di volte e giunto in fondo corse felice verso l’acqua, che spumeggiante s’infrangeva sulla battigia. Le zampine lasciavano le impronte sulla sabbia umida.

Giunto nei pressi della riva si fermò un attimo, rimanendo affascinato da quella distesa d’acqua, molto più grande di come se lo era immaginata. Attese l’arrivo della mamma e si mise al suo fianco non avendo il coraggio di avvicinarsi al mare. Fece qualche passo in avanti, si voltò ma vide che la mamma non lo seguiva. Leo si fece coraggio ed avanzò prima lentamente ma poi si mise a correre incontro alle onde, che si spegnevano sul bagnasciuga, cercando di evitarle. Una arrivò più lunga del solito, fece uno scatto indietro, ma fu lento e si bagnò le zampine.

Nel frattempo Achab si immerse nell’acqua completamente, mentre Asio, di fianco alla gatta, osservava curioso muovendo la testa continuamente. Leo con la linguetta volle assaggiare l’acqua rimanendo colpito dal sapore salato, e con le zampine cercò di pulirsi la bocca. Si mise a correre lungo la riva avanti ed indietro, seguito attentamente dallo sguardo della mamma, finché stremato si fermò e rotolandosi sulla sabbia bagnata si inzaccherò completamente. Nel frattempo arrivarono anche gli altri, e affiancati sulla riva guardavano i gabbiani chiassosi, che al largo volteggiavano frenetici.

<<Prima abbiamo assistito ad un episodio che purtroppo accade spesso. Non sono solo i daini ad essere presi di mira dagli umani, che si credono i padroni di tutto, ma per fortuna ci sono anche quelli che ci difendono, perché in realtà noi non sempre siamo in grado di farlo>> disse Asio guardando Achab.

Intanto un bianco gabbiano con il suo becco giallo entrò in picchiata in acqua per uscirne pochi secondi dopo con un pesce in bocca.

All’orizzonte il sole tingeva d’arancio le poche nuvole rimaste. Un lieve rumore fece girare i quattro che videro i due daini passare a poca distanza, Achab fece un lieve cenno di saluto ed ebbe l’impressione che i daini rispondessero prima di allontanarsi verso la pineta. Granchietti scorrazzavano sul bagnasciuga, immergendosi in acqua in cerca di pesciolini, e Leo li guardava e seguiva con curiosità.

La felicità del piccolo era contagiosa, e anche mamma gatta, Achab e Asio si godevano quei momenti magici. La luce del primo mattino accompagnava una fresca brezza, mentre il mare riversava placidamente le sue piccole onde sulla riva sabbiosa. Stremato Leo si sdraiò accanto a sua madre. <<E’ come un sogno, questo viaggio è stato bellissimo anche se ho avuto paura in certi momenti.>>

<<Questa è la vita>> sentenziò Asio, girando la testa verso il gattino. <<E’ fatta di momenti belli e momenti brutti >> proseguì il gufo <<Se vuoi raggiungere degli obiettivi devi sempre superare delle prove>> concluse, mentre mamma gatta leccava il suo piccolo che estasiato si godeva le coccole.

 

Alberto Zanini

Racconto “Vista mare” scritto da Alberto Zanini e pubblicato nella raccolta di racconti “Favole e Fiabe” di historica Edizioni 2018.

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