Fiume Lete tra mitologia letteratura e realtà

Fiume Lete tra mitologia e realtà

Nel 2017 quando sentite parlare di Lete alla stragrande maggioranza di voi viene in mente la particella di sodio sperduta e la pubblicità dell’acqua minerale.

Onore al merito, ma Lete è tanto di più e leggendo questo articolo capirete anche il perché la frasetta che recita lo spot è stata creata con cognizione di causa.

Partiamo dall’ inizio.

Chi è o cos’è Lete ?

Lete prima di tutto è la mamma delle Grazie della mitologia classica, figlia di Eris dea della discordia, sorella del sonno e della morte.

Lete deriva dal greco e significa Oblio, dimenticanza.

Nella mitologia greca esiste con quel nome sia una pianura citata da Aristofane nella sua commedia teatrale: “ Le rane” del 405 a.C. Al verso 185.

Anche per Platone nel suo testo “La Repubblica” Lete citata nel libro X al vv 621 è una pianura nella quale scorre il fiume dell’oblio, che da qui in avanti si chiamerà Lete. Già da Virgilio infatti, nell’Eneide libro VI vv 703 – 715 Lete è un fiume dalle acque prodigiose che davano l’oblio a chi se ne immergesse. Nel caso di Virgilio si tratta di anime dei defunti pronte ad entrare nuovamente nei corpi terreni.

Lo stesso Dante, nella Divina Commedia, cita il fiume Lete collocandolo sulla cima del Purgatorio dove sorge da una fonte sopranaturale alimentata da Dio stesso.

Anche per Dante ha la facoltà di cancellare definitivamente il ricordo e qualunque traccia di peccato. Dante stesso ne verrà immerso per mano di Matelda come purificazione estrema prima di salire al cielo e quindi al Paradiso (Purg XXXI).

Nella letteratura straniera relativamente recente citiamo il “Faust” di Goethe dove Ariele, uno dei protagonisti da istruzioni per usare al meglio le sue acque.

Anche Baudelaire gli intitola addirittura una poesia:

Il Lete

Vieni qui sul mio cuore, sorda anima crudele,
tigre adorata, mostro che t’atteggi indolente;
lascia ch’io immerga a lungo le mie dita tremanti
nella spessa, pesante tua criniera

e nella gonna che di te profuma
seppellisca la testa dolorosa,
come un fiore appassito respirando
la corrotta dolcezza del mio defunto amore.

Voglio dormire! pur di non vivere, dormire!
In un sonno dolce come la motte, spargerò
baci senza rimorsi sul tuo corpo leggiadro
levigato e splendente come il rame.

Niente, per inghiottire i singhiozzi languenti,
vale quanto l’abisso del tuo letto;
sulle tue labbra, possente, ha dimora l’oblio,
il Lete trascorre nei tuoi baci.

Come un predestinato obbedirò
alla mia sorte, mia delizia ormai;
martire rassegnato, condannato innocente
che attizza il suo supplizio col fervore,

succhierò, per placare il mio rancore,
il nepente e l’amabile cicuta
sulle punte incantevoli di quel tuo aguzzo seno
che mai e mai ha dato asilo a un cuore.

 

 

Fuori dalla mitologia e dalla letteratura, in Italia, precisamente a Letino in provincia di Caserta nel massiccio del Matese nasce il fiume Lete, quello le cui acque vengono imbottigliate.

Lete

Questo fiume veniva sfruttato per il commercio dell’acqua già dall’800 per le sue proprietà effervescenti.

Il “Lete italiano” in qualche modo rimanda a quello mitologico in quanto, trovandosi su terreno carsico, scorre per almeno 500 metri nelle cavità sotterranee, richiamando quindi il fiume dell’oltretomba citato dagli antichi.

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