Elder – Reflections Of A Floating World – Recensione musica

Elder – Reflections Of A Floating World

Anno: 2017

Paese di provenienza: USA

Genere: rock progressivo

Membri: Jack Donovan – basso; Matt Couto – batteria; Nicholas DiSalvo – chitarra, voce e tastiere

Casa discografica: Stickman Records

  1. Sanctuary
  2. The Falling Veil
  3. Staving Off Truth
  4. Blind
  5. Sonntag
  6. Thousand Hands

Azionando la macchina del tempo torniamo al 2008, anno che vide il debutto sulla lunga distanza degli americani Elder, quando avevano ancora come base Fairhaven nel Massachussetts. Ai tempi la formazione era la medesima ma gli obbiettivi musicali ben diversi. Era infatti di doom scuro e abbastanza maligno che si parlava, fatto di chitarre pesanti, tempi ultra dilatati e dalla voce cattiva e catacombale di DiSalvo. Poi il suono dei nostri è andato ammorbidendosi ma senza mai banalizzarsi. Il doom è scomparso, lo stoner e il progressive hanno preso il sopravvento. La costante è stata la qualità, sempre altissima, che il gruppo, spostatosi nel frattempo a Rhode Island, si è sempre impegnato a sfoderare. L’ultimo capolavoro, Reflections Of A Floating World si apre con Sanctuary, che non smentisce il recupero delle sonorità anni ’70 riviste con un occhio più moderno, anche se qui vengono impreziosite con dettagli e manovre progressive arzigogolate e raffinate. Per quanto la scelta risulti sofisticata, il grande pregio degli Elder è di riuscire a non renderla mai difficile da digerire preferendo il gusto alla tecnica esasperata. La voce di Nicholas, levigatasi negli anni, è un ottimo esempio di questa filosofia. Le parti di chitarra costituiscono la vera creatività del trio risultando fantasiose ed ispirate, ottime per esprimere il talento e la magia degli Elder.

Difficile in un contesto del genere non parlare dei Pink Floyd, che emergono pienamente nell’introduzione soffusa di The Falling Veil. Il gusto si mischia mirabilmente alla carica trascinante derivati rispettivamente dalle chitarre eleganti, dai suoni caldi e avvolgenti e dalla voce chiara, potente e melodica. Undici minuti di pura estasi musicale. Si viene travolti in seguito dalla cascata di chitarre cupe di Staving Off Truth, che cade sull’apparente calma con impeto emozionante. Una magistrale esecuzione di rock progressivo in bilico tra passato e presente, tra semplicità alternative e complessità math rock. Nella suggestiva e spaziale Blind dominano invece le chitarre piangenti e sognanti. Praticamente inevitabile per un gruppo di una certa caratura ed ambizione non rifarsi a dei maestri degli ultimi vent’anni come i Tool; gli intermezzi di basso parlano la loro lingua. Veniamo condotti alla conclusione di questo viaggio potente e lisergico dal lunghissimo crescendo di Sonntag. Otto minuti strumentali che raggiungono una tensione quasi impercettibile che continua comunque a cullarci con un’atmosfera piacevole e raffinata. Thousand Hands è l’ultimo sofferto e liberatorio slancio prog rock folgorante e sensazionale.

Reflections Of A Floating World è l’ennesimo disco straordinario di un gruppo straordinario, capace di reinventare la musica progressiva. La maggior parte dell’ascoltabile è difficile da descrivere a parole, meglio mettersi comodi, ascoltare, viaggiare e godere.

Voto: 10

Zanini Marco

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