Villa capriglio : la casa del diavolo – approfondimento T. Breviglieri

VILLA CAPRIGLIO: LA CASA DEL DIAVOLO

 

 

 

 

 

 

 

Ogni regione e città racchiude nella sua storia anche misteri e leggende  a volte inquietanti.

Oggi ci occuperemo di un angolo di Torino, città magica per eccellenza che racchiude in sé due facce della stessa medaglia portando nel suo grembo luoghi occulti attribuiti alla “magia nera, alla magia bianca”, e al contempo una buona dose di cristianità.

C’è una vecchia abbandonata e fatiscente villa fuori Torino lungo la Strada e Traforo di Pino n°67, nella Val Grande di Mongreno (o di Sassi). È la strada statale che porta a Chieri.

Tutti la conoscono come la Casa del Diavolo, ufficialmente al catasto Villa Capriglio. La struttura si erge su due piani ed è circondata da un imponente giardino di oltre 2000 mq.

La sua storia inizia nel 1706, quando viene edificata da un collaboratore del più noto maestro del barocco torinese l’architetto Filippo Juvara. Attorno alla villa si stendevano campi di vigne segno all’epoca di ricchezza e opulenza.

Villa Capriglio però non si chiamò sempre così. I primi abitanti erano i Marchisio e veniva chiamata Vigna Marchisio.

Non fatevi ingannare dal nome perché con il termine “vigna” non si intendeva una struttura atta alla produzione del vino, bensì una villa dove i nobili si sollazzavano con i piaceri della vita, soprattutto quelli carnali, potrebbe esserci qualche riferimento a Bacco e ai suoi riti orgiastici, ma è solo un’ipotesi.

Introduciamo quindi la figura di Giovanni Paolo Melina di Capriglio non un nobile ma figlio di droghieri che raggiunse agiatezza economica grazie a un carattere determinato e intraprendente e a un matrimonio “fortunato”.

La sua prima moglie fu Teresa Angiono, “Femme de Chambre” della Principessa di Piemonte, dalla quale ebbe tre figli. Ma il ricco Capriglio, non soddisfatto, fu amante e poi marito di Genoveffa Astrua Baretti, ovvero la matrigna del letterato illuminista Giuseppe Baretti, grazie al quale divenne amico dei Savoia.

Fu proprio grazie a uno di loro, in particolare al re Vittorio Amedeo II che Giovanni Paolo Melina di Capriglio riuscì a comprare nel 1722 il feudo di Capriglio (AT). Da qui fu una scalata continua:

 

  • 1727, fondò una manifattura che lo rese ricco
  • 1731, fu nominato Conte
  • 1733, divenne Consigliere delle Finanze e intendente generale delle fabbriche e fortificazioni

 

Nel 1746, nonostante fosse ancora da completare, acquistò per 14.500 Lire Vigna Marchisio.

Entra qui in gioco il secondo genito di Giovanni Paolo Melina, il giovane Michelangelo Alessio che nel 1757 sposò Clara Marianna Lavezzeri dalla quale ebbe sette figli.

La scalata al potere passò quindi in mano a Michelangelo, il quale non solo ereditò le cariche del padre ma ne aggiunse altre, diventando:

 

  • 1775, Segretario di Gabinetto del Re
  • 1785, Capo dei Regi Archivi

 

Ma prima di questo, precisamente nel 1761, si occupò dei lavori di restauro della Villa Capriglio di cui troviamo traccia in un epigrafe del 1788:

 

“(…) ho costruito un muro con volte contro la caduta della terra (…), ho rimesso in funzione i condotti distrutti dalle acque e le ho dirette in un ninfeo, ho costruito una doppia scala dal piano alla sommità, ho sistemato statue, colonne, vasi di marmo, ho cinto di alberi i lunghi sentieri del pendio perché prendesse il sole e ho sparso la ghiaia, ho reso l’esterno della villa e tutto il suo recinto più elegante”.

 

Nel 1790, un’altra epigrafe recitava:

 

“(…) evvi una cappella riccamente adornata (…) appartamenti forniti di quadri di eccellenti pittori (…), una bella prospettiva in forma semicircolare con una fontana nel mezzo e lateralmente due scaloni che danno l’accesso ad ogni parte della vigna (…), una colossale statua rappresentante Ercole (…), avanzo della famosa fontana che eravi nel Real Giardino delle Veneria”

 

Dopo di loro nel corso di secoli furono molte le famiglie che abitarono Villa Capriglio dando vita a leggende dove padroneggiava il terrore e la lussuria.

La leggenda più famosa, che ora potremmo chiamare gossip, risale al tempo in cui la struttura portava ancora il nome di Villa Marchisio. Pare che in gran segreto Vittorio Amedeo II di Savoia vi si recasse spesso per incontrarsi con la sua amante.

La casa passò al Regio Demanio (quindi ai Savoia) nel 1773 quando morì anche l’altro figlio di Giovanni Paolo Melina di Capriglio. Villa Capriglio passò di mano in mano: nel 1838, fu acquistata da Antonio Callamaro, Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino che nel 1878 la passò alla figlia sposa dell’avvocato Edoardo Cattaneo, il quale di generazione in generazione la mantennero per quasi cento anni.

Passò al comune di Torino nel 1963. Questo passaggio fu cruciale e snaturò quanto era della Villa Capriglio, poiché venne eliminato buona parte del parco antistante e dei terreni agricoli, privando la proprietà delle sua “zona” ritirata e in qualche modo “portandola” nel bel mezzo del frastuono delle auto che viaggiavano verso Chieri. Anche una statua presente nella proprietà raffigurante Ercole scolpita da Bernardo Falconi venne rovinata.

L’abitazione rimase abbandonata a se stessa dal 1963 al 1971 quando iniziò un tentativo di restauro che però non venne mai terminato. Pare che la motivazione sia alquanto macabra e motivo del soprannome così folcloristico della Villa ora chiamata “La Casa del Diavolo”.

Si dice che nelle fondamenta della villa vennero rinvenuti degli stretti corridoi che portavano in una stanza dalla pianta ottagonale. Secondo gli studiosi che fecero il sopralluogo si calcola che le segrete risalgono al 1800.

È interessante far notare che l’ottagono è una forma geometrica che assieme al più noto pentagono è collegato al culto della magia nera.

In seguito alla scoperta iniziarono a circolare voci secondo le quali nei sotterranei venissero celebrate messe nere e riti satanici e c’è chi sostiene che la stanza ottagonale altro non sia che una delle porte dell’inferno.

Gli abitanti della zona da tempo evitarono di avvicinarsi alla Villa considerandola fonte di morte e distruzione. Esiste chi sostiene di avervi visto gli spettri di coloro che l’abitarono, seguiti dal lugubre suono di un pianoforte, unito a pianti e risate.

Un’altra leggenda racconta (e trovo che sia la più affascinante) che nelle notti di plenilunio la casa scompaia nella nebbia al punto che anche chi passa nelle vicinanze non riesce a vederla. La motivazione di questo misterioso e affascinante (ma da verificare) fenomeno, troverebbe la spiegazione nella volontà stessa della casa di nascondersi alla vista affinché nessuno possa disturbare le feste che avvengono all’interno. Al mattino però, quando il sole prende il posto della luna la villa è lì visibile a tutti, più macabra e decrepita che mai.

Dal 2016 il comune di Torino l’ha messa in vendita, pare che al momento nessuno si sia fatto avanti. Niente di strano vista la storia della Villa Capriglio che con le sue segrete contribuisce e decreta sempre più Torino città macabra.

Teresa Breviglieri

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