Una Vampata D’Amore – Folle e malinconica danza dello squilibrio amoroso.

Una Vampata D’Amore

Anno: 1953

Titolo originale: Gycklarnas Afton

Paese di produzione: Svezia

Genere: drammatico, sentimentale

Regia: Ingmar Bergman

Produttore: Rune Waldekranz

Cast: Åke Grönberg, Harriet Andersson, Hasse Ekman, Anders Ek, Gudrun Brost, Annika Tretow, Erik Strandmark, Gunnar Björnstrand, Curt Löwgren, Kiki, Lissi Alandh, Julie Bernby, John W. Björling, Naemi Briese

Il mondo circense, sporco e rozzo, messo a confronto con quello del teatro, imbellettato e sofistico. In entrambi si consuma la fragilità dell’amore. Albert, il direttore del circo e Anne, la giovane amante. Un giorno però il carrozzone raggiunge la città della famiglia di lui, che stanco della vita lurida e priva di soddisfazioni, chiede alla moglie di tornare a vivere insieme. Lei però lo respinge. Il desiderio di Albert di ritirarsi ad un’esistenza più tranquilla turba Anne, che per caso conosce il teatrante Frans, affascinante, spudorato e molto sicuro di se. Nonostante le ritrosie, approfittando dell’assenza di Albert, lei condivide il letto con Frans, soprattutto per avere in cambio un amuleto, che poi si rivela un falso. Albert rassegnato, ritorna malvolentieri alla vita del circo ma coglie Anne sul fatto.

Nel cinema di Bergman l’amore sembra destinato a cambiare negativamente il corso della vita umana, conducendola su binari di mesta insicurezza e infelice sopravvivenza. Un sentimento, per il regista svedese, così pericoloso da portare l’essere umano alla pazzia o al suicidio. D’altronde è dagli albori della sua filmografia che Bergman mette in scena i drammi umani in un vortice di morte, religione e amore.

Anders Ek (Frost) è il pagliaccio più rappresentativo del circo e anche l’autore di una prova da sottolineare.

In Una Vampata D’Amore si percepiscono già i primi salti di qualità dalle opere primigenie e che lo consacreranno nei suoi capolavori. E’ così che la regia, le inquadrature, i montaggi visivi e sonori acquisiscono una particolarità maggiore e un taglio d’autore ineguagliato. I primi piani diventano fondamentali per esaltare l’espressività e la singolarità dei volti dei suoi attori feticcio. L’aspetto psicologico dell’uomo di fronte alle tribolazioni amorose trova perfetta realizzazione nelle performance attoriali tutt’altro che di secondo livello; ottimi infatti Hasse Ekman nei panni di Frans, Åke Grönberg in quelli di Albert e del grandissimo Anders Ek che interpreta il pagliaccio Frost.

Bergman guadagna qui più dinamismo e punta a suscitare maggiore interesse nel pubblico grazie anche ad una cura per le sequenze fin’ora inusitata. Indimenticabili svariati momenti del film tra cui l’inizio sconvolgente con la moglie di Frost che intrattiene i soldati facendo il bagno con loro distruggendo emotivamente il marito; palpitante l’approccio di Frans che seduce Anne come l’epilogo con la scatenata folle gelosia di Albert. Nonostante questo vortice di emozioni pericolose e distruttive la squadra circense continua ad essere quello che è cioè una combriccola di mattacchioni saltimbanchi, scapestrati, squallidi ma divertenti. Il risultato conquista il pubblico nel profondo sapendo toccare le corde giuste, grazie alla bravura degli interpreti e alla saggezza del suo scrittore. Una folle danza dello squilibrio coreografata da Bergman, che mette in luce la precarietà dell’animo umano relegandolo ad una condizione di eterna malinconia.

Zanini Marco

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