UNA PROTESI PARTICOLARE Racconto di Teresa Breviglieri

UNA PROTESI PARTICOLARE Racconto di Teresa Breviglieri

 

“Mary sei pronta?” Per tutta risposta, la donna alzò il dito medio e sbottò… “ Rita ma quanto sei spiritosa…. non sarò mai pronta a farmi squarciare un’anca!!”. L’infermiera le sorrise e cercò di rassicurarla, ricordandole che dopo l’intervento, avrebbe potuto di nuovo camminare e muoversi senza l’ausilio delle stampelle che ormai l’accompagnavano da quasi un anno. Mary, le sorrise di rimando e si sedette sulla sedia a rotelle per essere accompagnata in sala operatoria e i dottori le illustrarono la procedura d’obbligo e le dissero che poteva stare tranquilla prima di renderle le gambe completamente insensibili con la puntura spinale ma Mary non era spaventata, difatti non si impressionò sentendo il rumore della sega che le portava via l’osso deteriorato da una forte coxartrosi che la affliggeva da tempo e non la spaventò nemmeno il battito del martello che le posizionava la sua nuova protesi in titanio. L’intervento fu decretato dal primario  “tecnicamente perfetto” e in un paio d’ore venne concluso, dopodiché la donna venne di nuovo portata nel suo letto. Spossata e stanca, Mary si addormentò quasi subito mentre il suo pensiero andava alla gamba che era sicura le avrebbe dato tanto dolore una volta che l’anestesia fosse scomparsa. Dormì un paio d’ore e in quel lasso di tempo i suoi sogni furono molto tormentati; sentiva una voce provenire dalla gamba operata e il tono con cui le diceva cose piuttosto sconclusionate la spaventava. Un’altra voce si intromise e la svegliò. Sopra di lei l’infermiera Rita che le chiedeva se sentiva dolore. Il risveglio di Mary fu traumatico perché nel momento in cui aprì gli occhi, un dolore lancinante la fece quasi sobbalzare dal letto. L’anestesia ormai aveva concluso il suo effetto e il dolore era fortissimo. L’infermiera fu pronta a farle immediatamente una iniezione di un potente antidolorifico e la rassicurò promettendole che in pochi minuti il farmaco avrebbe sortito il suo effetto calmante. Mary, aveva le lacrime agli occhi per il forte dolore ma cercò di mantenere la calma e difatti dopo una manciata di minuti sentì che poteva iniziare a rilassarsi un poco.

Nei giorni successivi, la donna si impegnò moltissimo per riprendersi e tornare a camminare. La palestra all’interno dell’ospedale era fornita di attrezzature adatte allo scopo e tutti i giorni i fisioterapisti la aiutavano ad espletare nel modo migliore gli esercizi che l’avrebbero piano piano rimessa in piedi. Dopo circa quindici giorni, Mary poté tornare a casa dove l’aspettava la sua piccola palestra personale. Ogni giorno eseguiva ciò che aveva imparato in ospedale e nel giro di un mese, ripose le stampelle nel ripostiglio dato che ormai camminava correttamente e non aveva più alcun dolore. Mary, ormai in pensione da un anno, tornò alla sua vita di sempre e soprattutto alle sue camminate mattutine che le erano mancate da morire da circa un anno. Proprio una di quelle mattine, mentre passeggiava a passo veloce nel parco antistante la sua casa, che le accadde qualcosa di strano. Improvvisamente sentì prudere in modo quasi spasmodico la ferita e la donna cercò di alleviare il fastidio massaggiando la parte che la tormentava. Non voleva assolutamente incorrere in una infezione perciò, resistendo a quel prurito che la tormentava, cercò di non esagerare ma il tormento non accennava a diminuire, al contrario aumentò in modo spropositato tanto da provocarle uno svenimento improvviso. Quando si svegliò, si accorse di essere nel suo letto e non aveva idea di come ci era arrivata. Guardò l’orologio sul comodino e con sgomento vide che erano passate diverse ore. Allora cercò di alzarsi ma una voce  maschile molto roca la fermò. Mary sussultò spaventata e si girò intorno cercando una presenza che giustificasse quell’imperativo “Non muoverti!!”. Intorno a lei però non c’era nessuno e spaventata allora chiese a quella voce, “chi sei?” Le parole arrivarono come un getto d’acqua e Mary capì che tutto quel parlare arrivava nientemeno che dalla sua gamba che nel contempo iniziò a pruderle di nuovo. Un prurito insopportabile che la fece star male da tanto era potente. La voce le disse che se lei non avesse obbedito ai suoi ordini, le avrebbe mangiato l’interno della sua gamba e in poco tempo l’avrebbe mutilata. Le ordinò di uccidere determinate persone, dandole nomi, cognomi e indirizzi spiegandole che li doveva uccidere per impedire loro di uccidere a loro volta; ma Mary che in vita sua non aveva mai ucciso nessuno, inizialmente cercò di rifiutarsi ma ebbe subito un assaggio di quello che le sarebbe successo se non avesse obbedito. Un dolore fortissimo le attanagliò la gamba, tanto forte da farla quasi svenire e in quel momento capì di essere veramente nei guai. La voce le disse anche che non avrebbe potuto subire un’altra operazione per rimuovere la “protesi”, perché sarebbe morta durante l’intervento. Così, nei giorni successivi iniziò il calvario della povera Mary che ormai subiva le vessazioni della maledetta protesi che ormai comandava la sua vita. Dovette iniziare ad uccidere e soprattutto a non farsi scoprire dalla polizia. Ogni errore le sarebbe costato caro. Dopo un anno di quella che ormai la donna non considerava più “vita”, si sentiva moralmente sempre peggio e viveva solamente di sensi di colpa. I suoi occhi, un tempo vivi e sorridenti ora erano sempre colmi di lacrime, soprattutto quando si apprestava ad uccidere crudelmente le sue vittime. Capiva che non poteva andare avanti in questo modo e una mattina si alzò presto per fare la sua passeggiata quotidiana con il pensiero fisso che tutto doveva finire quel giorno. Dopo la sua solita colazione, si avviò per il sentiero che portava al parco in silenzio senza badare alla voce nella sua gamba che le diceva di far presto perché l’aspettava un’altra vittima. Il parco era molto vasto e molti alberi si ergevano su colline verdi e discretamente alte. Mary salì su una di queste colline e senza pensarci due volte, si gettò nel vuoto mentre la voce le urlava di non farlo…

 

Mary si svegliò di soprassalto. L’infermiera Rita la scosse leggermente dicendole che era arrivato il momento dell’intervento. La donna la guardò come se avesse visto un demone, scese dal letto più in fretta che poté mentre l’infermiera meravigliata le chiedeva dove stava andando. “Me ne vado da qui. Non riuscirete a farmi diventare una killer!!”. Prese in fretta e furia le sue cose e ancora in pigiama si avviò verso l’uscita mentre Rita le intimava di tornare indietro. Naturalmente Mary non la ascoltò e aiutandosi con le sue fidate stampelle raggiunse l’ingresso principale pensando che il giorno dopo sarebbe andata in un altro ospedale. Mentre apriva la porta, si girò per un secondo. Rita la stava chiamando… rimase scioccata… non aveva la sua solita voce… Mary rabbrividì… era la voce che aveva sentito nella sua gamba durante quel lungo incubo. Scappò fuori urlando e raggiunse la sua auto. Rita era rimasta dietro la porta… Mary mise in moto e partì a tutta velocità. Non sarebbe mai più tornata in quell’ospedale… mai più!!!

Teresa Breviglieri

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