UNA COSA SULL’AMORE Jeffrey Eugenides – Recensione

UNA COSA SULL’AMORE

Jeffrey Eugenides

amoreIl grande Jeffrey Eugenides, autore di romanzi intellettual-esistenzialisti di grande successo (Le vergini suicide, Middlesex, La trama del matrimonio) e parte dell’immaginario collettivo grazie al film di Sofia Coppola basato sul suo primo lavoro, ci spiazza con l’uscita di “Una cosa sull’amore”, un’antologia di racconti che tocca diversi temi fondamentali a lui congeniali.

Il primo dettaglio che salta agli occhi è che non si tratta di racconti recenti né inediti. Con l’eccezione del primo, datato 2017, e peraltro stonato rispetto alla corale della raccolta, ci troviamo di fronte a un gioiello che pochi scrittori concedono ai propri lettori: un assaggio di tematiche e situazioni che i suoi estimatori hanno già conosciuto, rielaborati, nei suoi romanzi.

Quindi questa non è una classica raccolta di racconti brevi, ma una specie di tour nella mente di uno scrittore che abbozzava (dal 1996 in poi) prove di scena per quelli che sarebbero diventati, di lì a qualche anno, i suoi protagonisti più amati e le scenografie a lui più care. Ritroviamo infatti (ma sarebbe più giusto dire “facciamo la conoscenza per la prima volta”) di Mitchell Grammaticus, il febbrile, geniale protagonista de “La trama del matrimonio”, così come pure ci immergiamo brevemente nei meandri più oscuri dell’ermafroditismo nel racconto “la vulva oracolare”, dove ritroviamo il dottor Peter Luce, sessuologo in “Middlesex”.

Dunque questo voler condividere con i lettori quelle che possiamo definire le prime bozze del successo mondiale di Eugenides diventa un piatto ghiotto per i palati più fini, e per tutti quelli che si sono affezionati ai suoi incredibili e straripanti personaggi nel corso degli anni.

Ma c’è molto di più. Ogni racconto è una perla a sé, certo. Eppure sono tutti legati da un sottile filo che li accomuna. Gli uomini di Eugenides – forsennati, depressi, ragionatori, geniali, svuotati, folli, egocentrici – attraverso questi sorsi di vita ci parlano dell’amore. Il titolo, che è ripreso pretestuosamente per l’ultimo racconto della raccolta, è la domanda a cui i personaggi cercano di fornire la propria personale risposta, basandosi unicamente sul loro essere unici e sulle proprie esistenze ed esperienze. Eugenides ci parla di loro senza risparmiarci una nuotata nell’acqua più putrida dei desideri umani, e allo stesso tempo li riscatta da questa bassezza dilagante mostrandoci che, in fondo, ogni persona è sì un’isola, ma un’isola che ama, che vuole proteggere, che arriva perfino al sacrificio più doloroso per amore.

L’amore. Per qualcuno è la famiglia, per altri semplicemente la proiezione mentale di se stessi, o la libertà. Queste voci, queste risposte, si fondono tutte assieme fino a creare un formidabile spaccato della nostra società attuale, fotografata con occhio attento e intelligentemente chiaroveggente dell’autore. Ricordiamoci che all’epoca dell’uscita dei suoi romanzi, e soprattutto dell’eccelso Middlesex (premio Pulitzer 2003 per la narrativa) , gli argomenti trattati erano ancora protetti da una sciocca aura di Tabù. Parlare di suicidi, di transgender, di incesto, poteva essere visto come una scintilla sovversiva creata ad arte per scioccare il lettore e costruirsi un mito intorno.

Ma oggi, nel 2018, dobbiamo ammettere che l’autore è stato più lungimirante della maggior parte dei mass media, e ha saputo dare una voce precisa, puntuale e attenta a tematiche che al momento vengono discusse in qualsiasi talk show da due soldi o su qualsiasi social network. Parafrasando il titolo del suo racconto, lo scrittore oracolare aveva capito la società quando ancora la società non voleva vedere.

Una cosa sull’amore: una delle più belle letture di quest’anno. Sicuramente la più intelligente.

Didi Agostini

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